Un dialogo tra innovazione scientifica e riflessione umanistica. Ovvero può la filosofia incontrare l’ingegneria? Spoiler: la risposta è sì, perlomeno al Liceo Gualterio perché nello storico istituto orvietano sono convinti che siano il dubbio e le domande ad alimentare il pensiero strategico comune ad entrambe le discipline. E allora ci sono un filosofo e un ingegnere. Che non è l’incipit di una barzelletta in cui l’uno tenta di aprire una scatoletta costruendo un apriscatole ad energia solare, mentre l’altro prova a farlo con il pensiero.
Piuttosto è la cornice di un incontro per riflettere sul tema umanesimo e tecnologia come i due volti di una medesima realtà. Questo infatti l’obiettivo dell’appuntamento che si è svolto martedì 28 aprile, presso l’aula magna di Palazzo Clementini all’interno del progetto “FilosoFARE: lezioni di futuro” coordinato dalle professoresse Vignanelli Maria Rita e Scurti Chiara. Protagonisti gli studenti delle classi VB e III A del liceo classico con una delegazione di ragazzi dell’Istituto professionale indirizzo manutenzione e assistenza tecnica accompagnati dalla profssa Annalisa Bacciottini.
Insieme a loro il dottor Alessandro Biagioli e al dottor Alberto Franchi, ingegneri professionisti dell’azienda Decyben/McKay Brothers, leader mondiale nel settore delle telecomunicazioni a bassissima latenza per le imprese che operano nei mercati finanziari. L’appuntamento dal titolo “Ingegneria e filosofia: una questione di comunicazione” nasce da un principio molto semplice e comune alle due discipline: la complessità non è accumulo, ma relazione. Tanto nella ingegneria quanto nella filosofia, strutture estremamente semplici, poste in interazione, danno origine a sistemi articolati e coerenti in un continuo lavoro di scomposizione, analisi e ricomposizione.
E la comunicazione, sia essa verbale o digitale, è lo strumento che consente proprio la formazione della complessità. I due relatori hanno dialogato con le ragazze e i ragazzi per circa due ore rispondendo a domande e curiosità ma anche offrendo punti di vista nuovi ed originali, stimoli imprevisti e suggestioni particolari come accade a tutte le persone che sanno ancora osservare il mondo con meraviglia. Del resto il dottor Biagioli e il dottor Franchi non sono solo due professionisti competenti, sono proprio due ingegneri assolutamente atipici: una predisposizione spiccata a mettere in dialogo l’ingegneria con tutte le arti e le discipline, un entusiasmo che sprizza dagli occhi ed un orizzonte che, al di là del bagaglio personale di conoscenze e di esperienze comunque da ascoltare, parla continuamente di sfide e di futuro.
Come a dire sempre in avanti cercando sentieri non ancora tracciati. E infatti non vivono rintanati nel loro laboratorio in un mondo fatto di teoremi impossibili e difficili equazioni. Piuttosto con l’intelligenza nomade del loro io hanno una vocazione naturale a sorprendere l’interlocutore con spunti e sollecitazioni, a dimostrazione che la creatività può andare di pari passo con la precisione chirurgica. In un confronto a tratti anche personale, in cui è stato svelato il percorso umano e formativo dei divulgatori, sono stati affrontati diversi temi con uno stile ironico ma appassionato, un linguaggio accurato eppure accessibile, insomma con una innata capacità di comunicare che ha moltiplicato il valore di tutti i temi affrontati.
Una sfida non facile perché si è trattato di portare la comunicazione come tema filosofico alla pari con la comunicazione come questione ingegneristica. Parlare dunque non era semplice ma l’ingegner Biagioli e l’ingegner Franchi ci si sono messi senza piaggeria e senza nemmeno prendersi troppo sul serio nell’esplorare temi profondi e complessi come l’elettronica, le sue componenti, il suo impatto nella quotidianità ma anche più tecnici e specifici come la FPGA, l’high frequency trading, o i ponti radio. Perché con metodo rigoroso e argomentazioni trasparenti ma anche un po’ di ironia si può dialogare su tutto, oltre le colonne d’Ercole di qualsiasi disciplina. E allora anche filosofia e ingegneria, all’apparenza mondi così lontani, parlano invece della stessa cosa: come la realtà prende forma quando qualcuno la osserva davvero.









