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Home Sociale

“I colori dentro e fuori”: educare significa anche imparare ad ascoltarsi e ascoltare

Redazione by Redazione
16 Aprile 2026
in Sociale, Notizia Principale, Archivio notizie
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«Amo i colori, tempi di un anelito inquieto, irrisolvibile, vitale […]» scriveva Alda Merini. Con questo respiro si chiude, all’ Istituto di Istruzione Superiore “Majorana-Maitani” di Orvieto, il progetto “I colori dentro e fuori”, non come semplice conclusione, ma come compimento di un percorso che ha attraversato persone, relazioni e visioni, lasciando segni concreti visibili e interiori.
Ciò che all’inizio si presentava come un progetto educativo si è rivelato, nel tempo, un vero spazio di trasformazione. La Dirigente Scolastica, prof.ssa Lorella Monichini, insieme all’intero Istituto, ha sostenuto con convinzione un’idea di scuola capace di andare oltre la trasmissione dei contenuti, scegliendo di mettere al centro la persona, la sua interiorità e il suo bisogno autentico di espressione.Nato su invito e in collaborazione con la prof.ssa Tiziana Petrocelli e sostenuto dalla collaboratrice della Dirigente, prof.ssa Anna Maria Barbanera, dalle prof.sse Valeria Asta, Francesca Barbini, Francesca Boncompagni e con la partecipazione delle prof.sse Romina Cipolla, Luna Gaudino e Angelica Ridolfi, il progetto ha preso forma grazie a due figure di grande sensibilità come l’artista Salvatore Ravo e l’autrice e illustratrice Agnieszka Zawisza. Un dialogo tra linguaggi — visivo e narrativo — che ha saputo generare nei ragazzi uno spazio di ascolto e
rielaborazione profonda. Nel corso delle attività, il colore è diventato molto più di un elemento estetico: si è trasformato in linguaggio condiviso, strumento per leggere se stessi e il mondo, occasione per dare forma a ciò che spesso resta inesprimibile. In un tempo segnato da fragilità e incertezze, il progetto ha offerto ai ragazzi una possibilità concreta: riconoscere valore alle proprie emozioni e tradurle in gesto creativo.

Quando si genera uno spazio di espressione autentica, accade qualcosa di essenziale: la scuola smette di essere solo luogo e diventa esperienza. Con circa sessanta studenti, ragazze e ragazzi dai 17 ai 19 anni, e i loro docenti, questo è stato possibile. Il lavoro collettivo sul murale, oggi collocato al centro dell’aula magna, rappresenta il cuore visibile di questo percorso. Non solo un’opera, ma un processo condiviso: cooperazione, ascolto reciproco, confronto, appartenenza. Ogni gesto pittorico è diventato parte di una costruzione più ampia, in cui il significato non era dato, ma creato insieme. Non si è trattato semplicemente di realizzare un’immagine, ma di abitare uno spazio comune, in cui ciascuno ha trovato voce, presenza e responsabilità.Di particolare intensità è stata anche l’esperienza vissuta presso la Casa di reclusione di Orvieto. Qui il progetto ha assunto una dimensione ancora più profonda, grazie al confronto con una realtà complessa e spesso distante dall’esperienza quotidiana degli studenti. Guidati dall’artista Salvatore Ravo — che da oltre undici anni conduce laboratori all’interno dell’istituto penitenziario — i ragazzi hanno preso parte a un incontro creativo insieme ai detenuti. Matite, fogli bianchi e musica, suonata dagli stessi detenuti, hanno dato vita a un momento sospeso, autentico, privo di sovrastrutture.
In questo contesto, l’arte ha mostrato con chiarezza la sua funzione più alta: non evasione, ma relazione. Non rappresentazione, ma possibilità. Un’esperienza pedagogica potente, capace di mettere in discussione stereotipi, aprire spazi di empatia e restituire complessità allo sguardo. Un incontro tra persone, prima ancora che tra ruoli, in cui la creatività ha agito come linguaggio universale e terreno comune.
L’Istituto di Istruzione Superiore “Majorana- Maitani”di Orvieto conferma così la propria identità di comunità educativa attenta, aperta e responsabile. Una scuola che sceglie di formare non solo competenze, ma coscienze; non solo studenti, ma cittadini.

“I colori dentro e fuori” si conclude, ma non si esaurisce. Resta nei segni lasciati sui muri, nei pensieri elaborati e messi per iscritto da studenti e docenti delle classi 4ACG, 5L1, 5SA1, 5SA2 ,nelle relazioni costruite.
Resta come traccia di un modo possibile di fare scuola.
Un ringraziamento sentito va, prima di tutto: agli studenti, anima viva di questo percorso, capaci di trasformare ogni proposta in esperienza autentica, alla Dirigente Scolastica per la visione educativa e il
sostegno costante, ai docenti tutti , che hanno accompagnato con cura, ascolto e presenza ogni fase del progetto, agli artisti, per la profondità, la sensibilità e la generosità con cui hanno saputo entrare in relazione con i ragazzi, alle istituzioni che hanno accolto e sostenuto il progetto, rendendo possibile un’esperienza così ricca e significativa.A loro, prima di tutto. Agli studenti, protagonisti autentici di questo percorso, che hanno saputo mettersi in gioco con coraggio, curiosità e sensibilità. Le loro parole restituiscono il senso più profondo dell’esperienza, ben oltre qualsiasi descrizione formale. Parlano di un progetto “significativo, unico, divertente, innovativo, interattivo”. Ma soprattutto parlano di ciò che resta: un’esperienza “indimenticabile”, capace di lasciare non solo un segno nella memoria, ma un vero insegnamento di vita.
C’è chi racconta di essersi scoperto più aperto agli altri e a se stesso, imparando ad ascoltare non solo le parole, ma anche i silenzi. Chi parla di crescita, di un “passo da giganti” compiuto quasi senza accorgersene.
Chi ha trovato il coraggio di esprimersi, di mostrarsi per ciò che è, senza timore. Chi, dopo l’ebbrezza dei colori, una mattina ha dipinto una parete della propria stanza.Per alcuni è stata leggerezza, armonia, felicità. Per altri un senso nuovo di inclusione, di appartenenza.
Qualcuno racconta di essersi avvicinato ai compagni, sciogliendo distanze e imbarazzi, trasformando la classe in uno spazio più autentico e condiviso. C’è chi descrive questi momenti come una pausa necessaria, una boccata d’aria dentro giornate scolastiche intense.
E chi riconosce di aver trovato, nell’arte e nella musica, una forma di tranquillità e di equilibrio. Molti parlano di unione, di condivisione, della possibilità di conoscersi davvero, andando oltre le apparenze.
Di un’esperienza che ha insegnato qualcosa di essenziale in una realtà di (pre) giudizi e chiusure, la chiave per aprire mondi “dentro e fuori” può essere lasciarsi andare, aprirsi, entrare in relazione.
E poi c’è la consapevolezza più profonda: aver imparato a guardarsi dentro, a riconoscere e utilizzare ciò che si ha — emozioni, fragilità, bellezza — per costruire relazioni più vere con gli altri e con se stessi.

“Non abbiamo creato solo con le mani”, sembra emergere dalle loro voci, “ma con la mente e con il cuore”.
E, soprattutto, con le emozioni. Tra i momenti più intensi, resta l’incontro nella Casa di reclusione di Orvieto, un’esperienza che ha permesso di confrontarsi con una realtà diversa, abbattendo distanze invisibili. Qui, il disegno e la musica hanno costruito un ponte inatteso tra mondi lontani, rendendo possibile un dialogo autentico tra studenti e detenuti. Sono parole semplici, ma dense, il racconto di cosa è stato davvero “I colori dentro e fuori”.

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