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Cammino dei Borghi Silenti, terzo giorno: dal tormento all’estasi in un percorso che diviene quasi una preghiera laica

di Gabriele Marcheggiani

ACQUALORETO, terzo giorno del Cammino dei Borghi Silenti – Coricato su di un colle, con una veduta che spazia verso il territorio tuderte e le alture verdeggianti che circondano la città di Jacopone, il borgo silente domina la Valle del Tevere per un ampio tratto. Nelle mattinate settembrine, quando l’estate non è più e l’autunno non è ancora, Acqualoreto sembra planare sul mare di nebbie che avvaolgono la valle sottostante, come un Olimpo discosto dal mondo terreno che si fa trono per gli dei: nulla è più intimamente legato alla terra umbra come il paesaggio che si gode da questo colle ameno.


Se il pellegrino che percorre il Cammino cercava questo, ne avrà di che riempirsi gli occhi e il cuore ad ogni passo. Oggi è giornata di fatica vera, prima di tornare a valicare il versante dei monti Amerini, il viandante dovrà incamminarsi su un percorso arduo ma affascinante, duro ma appagante; persa decisamente quota da Acqualoreto, il sentiero scende verso nord e la valle del Tevere, attraversando boschi e radure inframezzate da casolari isolati, buen retiro di personaggi anche famosi: si dice che una di queste dimore sia appartenuta ad Horst Tappert, il commissario Derrick di un poliziesco di marca tedesca che ha fatto epoca circa venti anni fa in TV.


Il Cammino dei Borghi Silenti era già qui, sotto lo sguardo di tutti, bastava solo vederlo attraverso gli occhi dell’artista, di colui che dal legno grezzo immagina già l’opera d’arte compiuta. Giunti ad un bivio, il percorso si divide: chi ha deciso di farlo in mountain bike dovrà scendere fin quasi le sponde del Tevere e percorrere la statale che da Baschi conduce a Todi attraverso le Gole del Forello, che quando il fiume è gonfio di acqua e la diga di Corbara chiusa, somigliano più a un fiordo norvegese che ad un paesaggio umbro.


Anche questo luogo, poco conosciuto e poco frequentato, è un tesoro del Cammino, una perla naturalistica e paesaggistica di rara bellezza. Chi invece percorrerà il sentiero a piedi, entrerà di colpo in una selva dantesca, un luogo lontano, forse anche dal tempo, in cui la natura selvaggia, sola, la fa da padrona: in questa fitta foresta, con sentiero un poco accidentato, il sole non penetra mai, neanche nelle calde giornate agostane e pochi sono coloro che durante l’anno si avventurano tra questi lecci e carpini che hanno una densità simile ad una foresta tropicale.


Uscito all’improvviso su un ampio piazzale sterrato, il sentiero è giunto nel punto più basso toccato dal Cammino: l’Eremo della Pasquarella, avvinghiato come un’edera sulla roccia antica, sta poco più in alto, nascosto alla vista del viandante dall’intricata e fitta foresta. Che tu creda o meno, fermati un istante in silenzio sul pulpito della chiesuola che sembra sospesa sulle cime degli alberi, spogliati di ogni tuo fardello, abbandona le tue pochezze e lascia che il tuo spirito si innalzi sopra queste balze rocciose fino a librarsi come un falco in volo su questo regno dell’Essere.


Lascia che il silenzio corroda la tua corazza inutile e penetri in fondo, fino a toccare le corde più profonde della tua anima. Sale il sentiero, sale a strette svolte, a volte strettissime e si impenna in mezzo a questa selva ancestrale dove pochi uomini mettono piede: si sale con fatica, perchè il Cammino dei Borghi Silenti non è banale in nulla, ma è una fatica che depura ad ogni passo: il rito del cammino è un po’ come una confessione laica, è esodo ed espiazione attraverso la fatica e il sudore.


Giunti al termine del tratto impegnativo, il Cammino sfiora un’antica fornace di epoca romana, ancora ben conservata, nella località di Scoppieto, altro borgo silente e dal sicuro fascino. Dai castelli ai borghi medioevali, al cospetto di una costruzione millenaria, è questo il fascino del Cammino, un viaggio totale nel tempo e nello spazio!. Ripreso il cammino su strade dolci che si percorrono agevolmente, si giunge in breve tempo a Civitella del Lago o de’ Pazzi.

A picco sul lago di Corbara, affacciata come una terrazza dominante un territorio che sembra infinito, dalle colline della Tuscia fino alla vicina Orvieto e poi ancora verso i contrafforti del monte Peglia, Civitella è un cinematografo in cui si proietta un film che neanche mille premi Oscar potranno premiare abbastanza. Come sulla cima dagli infiniti orizzonti, ho visto persone non più in tenera età, commuoversi alla vista del panorama che si gode da quassù. Ricordo un omone sulla cinquantina, apparentemente non avvezzo alla tenerezze, chiamare un suo amico a Perugia dicendogli, testuali parole: “Non puoi capire dove mi hanno portato, io un posto così fino a stamattina non sapevo neanche esistesse e sta a un’ora da casa! Ma che andiamo a fare in giro di qua e di là, in Umbria ‘n ce manca niente”.

Già, in Umbria c’è tanta roba da valorizzare, un tesoro a cielo aperto che vale più di tutti i pozzi di petrolio del pianeta e certi angoli non sono conosciuti neanche dagli umbri stessi! Lasciata con un poco di nostalgia Civitella, il sentiero plana tra vigne, ulivi e orizzonti indicibili, sempre avendo lo specchio di Corbara sulla destra; il cammino ora è quasi inerziale, le gambe oggi hanno lavorato parecchio e come ogni traguardo agognato, l’arrivo nella bellissima Baschi è un premio di quelli che valgono. Cosa resterà nella mente e nel cuore di quanto visto finora lungo questo Cammino? Alla vigilia dell’ultima tappa, il pellegrino, seppur stanco, non potrà non riandare con lo sguardo sul sentiero percorso poc’anzi, tormento ed estasi racchiusi in pochi passi, un’esperienza maiuscola capace di appagare l’animo e il fisico. Ora il riposo è quanto mai doveroso prima di incamminarsi di nuovo ma questa, se vorrete, è un’altra storia ancora da raccontare.

(Foto di Marco Fioroni e Marco Ludovisi)

17 Febbraio 2020

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