di Stefano Moretti
Sulla stampa locale, è apparsa la notizia per la quale l’ing. Luca Tommasini ha cortesemente declinato la candidatura a Sindaco di Orvieto. Debbo presumere che la stessa abbia tratto origine dal fatto che Tommassini si è dimostrato manager di successo, ha conseguito buoni risultati economici e creato occupazione giovanile di qualità. L’assunto tradizionale, anche se non necessariamente condivisibile, è quello per il quale chi riesce bene nei propri affari è, per questo, solo e necessariamente per questo, in grado di riuscire anche negli affari pubblici. Tuttavia, la cosa che non è chiara e non viene esplicitata è la seguente : chi ha proposto la candidatura? Non si tratta, con ogni evidenza, di chiacchiericcio, tant’è che l’ingegnere si è sentito nel dovere di esternare pubblicamente il suo rifiuto. Allora, cerchiamo di capire quello che non è noto partendo da quello che invece lo è. Il centro destra, nella sua pur evidente confusione e totale mancanza programmatica, pare solo preso da un dejà vu assai poco qualificante, da una bega di duellanti, nella previsione che Forza Italia potrebbe, anche se debole e febbricitante, in forza di accordo regionale, aspirare alla massima candidatura, con possibilità di successo, stante il presunto e presumibile andamento positivo della Lega di sana e robusta costituzione fisica.
Il Movimento 5S, che cerca disperatamente di trasfondere gli argomenti forti nazionali a sostegno di un programma locale che non c’’è, pare ugualmente afflitto dalla ricordata bega tra duellanti, mentre il PD ha a che fare con l’autocandidatura del Sindaco uscente e la resistenza da parte di una quota, supposta maggioritaria, della direzione locale del Partito, il quale si è riservato di decidere in via definitiva solo dopo la nomina del Segretario nazionale di domenica prossima. Se così fosse, come pare, di chi è figlia la rinunciata candidatura di Tommassini? Quali gruppi di potere economico, sociale ovvero culturale, l’hanno immaginata? E a quali fini? La politica, anche quella locale, ha bisogno innanzitutto di trasparenza e non di supposizioni e mezze parole. Il nuovo Sindaco dovrà avere, a mio parere, soprattutto questa collocazione oltre ad un adeguato profilo esperienziale qualificato, legato ad un programma chiaro e condiviso.
Orvieto non ha certo bisogno di talpe che scavino sentieri sotteranei, ma di lucciole che illuminino l’oscurità.
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