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Piero Maiotti si chiede perché ci sia la corsa a candidarsi. Un tentativo di risposta

Commento di Dante Freddi- La domanda che si pone Piero Maiotti è quella che si fanno molti cittadini e Maiotti, come spesso gli accade, interpreta sentimenti diffusi e li pone in evidenza. È certamente difficile rispondere alla domanda che si pone questo post, perché le componenti che danno il fuoco bruciante alla spinta di chi si candida a una carica amministrativa o politica sono numerose e si intersecano tra loro. Usualmente il candidato motiva la sua presenza nell’agone per spirito di servizio, ma credo che sempre questo sentimento sia accompagnato dal piacere che il servizio offre.
Piacere.
Cosa significhi piacere è diverso per ciascuno e dipende dalla posizione di partenza. C’è chi farebbe carte false soltanto per l’invito a occasioni istituzionali, chi a partecipare a un’èlite che è comoda per la carriera e per i rapporti, chi aspira a migliorare la propria posizione sociale. Poi c’è semplicemente chi ha piacere di offrire la sua competenza o a valorizzare il suo tempo libero. O un po’ di tutto questo. Ciascuno ha il suo, ma senza il piacere di dare è difficile che ci si occupi degli altri. Anche quanti si dedicano al volontariato riconoscono che è più quanto si riceve di quanto si dona.
Quale che sia la ragione di fondo dell’impegno del “candidato”, caro Piero, il fatto è che comunque offrono quanto né io né te intendiamo concedere agli altri della nostra vita. In più, in una condizione in cui il lavoro è pagato quasi sempre quattro soldi, spesso è in remissione.
Poi c’è anche il famoso proverbio siciliano che sostiene “Comandare è meglio che fottere”, mentre altri ritengono che ” a comandare si fotte”.  Non so quanto siano vere queste affermazioni. I candidati sono comunque da ammirare, nonostante i difetti, se non altro perché sono necessari a noi che li guardiamo con sicumera e uno sguardo eccessivamente critico.
Concludo questo commento recuperando un  eptalogo che confezionammo nel 2011 gli amici del COVIP e io. C’era  Franco Raimondo Barbabella, Pier Luigi leoni, Luciano Cencioni, Silvio Manglaviti, Mario Tiberi, Massimo Gnagnarini, Evasio Gialletti, Giuseppe Germani. Dai componenti dell’Associazione si evince che non era un documento di parte, ma un impegno che veniva proposto a tutti i candidati ad amministrare le città.
Segue l’EPTALOGO.
Gli amministratori comunali agiscono esclusivamente nel pubblico interesse. Evitano scrupolosamente di partecipare alla formazione di atti che possono recare vantaggi o svantaggi a se stessi, ai familiari e agli amici, anche quando la legge non sancisca l’incompatibilità.

-Gli amministratori comunali  non devono mettersi nella condizione di essere debitori di professionisti e di imprese che possono aspirare a incarichi e appalti comunali. Devono vigilare che altrettanto facciano i dirigenti comunali.

-Gli amministratori comunali rispettano scrupolosamente la legge. Quando adottano atti discrezionali spiegano chiaramente ed esaurientemente nella motivazione degli atti stessi perché la loro scelta è la più conforme all’interesse pubblico.

-Gli amministratori comunali esigono da se stessi una preparazione adeguata ai compiti che assumono ed esigono dai dirigenti informazioni tempestive e complete. Non s’intromettono nelle competenze gestionali dei dirigenti, ma controllano la puntuale attuazione degli indirizzi politici.

-Gli amministratori comunali forniscono ai cittadini, sia di propria iniziativa che a richiesta, tutte le informazioni utili a mantenere e rafforzare la fiducia nelle istituzioni e la certezza della loro trasparenza. Evitano scrupolosamente di fornire informazioni in violazione del segreto d’ufficio e delle norme sulla tutela dei dati personali.

-Gli amministratori comunali che decidono, nel corso del loro mandato, di cambiare linea politica ne spiegano pubblicamente i motivi e assumono chiaramente una posizione di maggioranza o di minoranza, ai fini del corretto funzionamento della dialettica democratica.

-Gli amministratori comunali osservano comportamenti esemplari per la civile convivenza, non solo rispettando le norme giuridiche, ma anche attenendosi alle regole della buona creanza, consapevoli di essere particolarmente osservati e giudicati dai cittadini.

Posta Piero Seltz Maiotti‎ a Sei di Orvieto se…

Piero Seltz Maiotti
Amministratore · Adesso
A governare evidentemente c’e’ gusto… anche a amministrare una piccola cittadina come la nostra.
Anche perche’ se no non si spiega che si ” ripresentano” tutti…
Anche chi aveva giurato e spergiurato…Ah noooo , basta! io ho gia’ dato! ma chi me lo fa’ fare?
e invece no…arieccoli tutti insieme appassionatamente nelle varie liste… di partito, civiche, ecc ecc.
Ma cosa ci sara’ di cosi’ straordinario? Spirito di servizio?
Altruismo?? Esibizionismo?? Manie di protagonismo??
Boh…io non lo so’ davvero.
Chi me lo spiega?

 

16 Febbraio 2019

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