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CRO, Fondazione, BpB. Lattanzi segnala su La Nazione il pericolo di perdere totalmente la banca orvietana

Commento di Dante Freddi- Claudio Lattanzi presenta nel suo pezzo di oggi un pericolo, cioè il possibile tentativo della BpB di incorporare la quota di azioni della CRO proprietà della Fondazione pagandole con azioni della stessa Popolare. Questo possibilità non è nuova e se ne è già discusso in un Consiglio comunale aperto di un paio d’anni fa. Si dichiararono  contrari alla perdita di quella presenza orvietana in CRO molti amministratori presenti, anche se altrettanti erano assenti e scarsa fu la partecipazione.
Se le azioni che offrirebbe la BpB  per acquistare la quota CRO del 26,5% valgono quanto quelle che possiedo io, consiglio i dirigenti della Fondazione di lasciar perdere e di fare una sonora risata nel muso di chi si presenta con una simile offerta.
Lattanzi segnala l’assenza della città sul tema. Vero, verissimo e c’è anche di peggio.
A Orvieto è stata fondata un’associazione di azionisti della BpB che si “coccolano” le azioni BpB vendute da CRO, l’associazione Praesidium, che si occupa delle traversie dei suoi soci e della vicende collaterali che ne influenzano l’esito. È l’unica che tratta la  questione e quelli sono soldi sonanti, risparmi di famiglie, preoccupazioni, disorientamento. Insieme per la verità al Comune di Orvieto, che costantemente intrattiene rapporti con l’associazione per monitorare, tra l’altro, che fine abbiano fatto quei milioni di euro di orvietani che non girano più nel nostro circuito economico, bloccati a Bari.
La magistratura indaga, la polizia giudiziaria indaga, alcuni azionisti hanno sporto denuncia ritenendo scorrette le modalità di vendita di quei titoli. Se n’è occupata anche la Regione e il Consiglio regionale ha approvato un ordine del giorno che consegna alla Giunta l’indicazione di indagare sulla questione, ma tutto è fermo a Perugia da più di un anno.
I fenomeni che discutono sui social di tutto, gli imprenditori, i commercianti, le associazioni di categoria, i partiti, i cittadini tutti zitti.
Non è disinteresse, caro Claudio, è timore di rogne e difesa dei propri interessi.
La CRO è sempre la CRO. Ci lavorano figli, amici, parenti, i soldi di molti stanno ancora lì, insieme a mutui e prestiti e fidi. Lo affermo con assoluta certezza e te lo dimostro, agganciandomi proprio al tuo ragionamento su tutto il tempo perduto dietro a quattro stalli a piazza del Popolo.
Il 12 di gennaio ho ripreso sulla mia rubrica di Facebook un articolo postato dall’avvocato Fratini che faceva il punto sulla situazione della Popolare di Bari e lo ho commentato con osservazioni sulla nostra situazione locale. Niente di particolare, ne parlano i giornali finanziari tutti i giorni e ormai anche le tivù.  L’articolo è stato letto su orvietosi.it da oltre 4.000 persone, 4.000 che hanno aperto quella pagina. Su FB neppure un commento, uno, uno soltanto.
È ovvio l’interesse degli orvietani, da fuori, per avere notizie che non offre nessuno, ma senza esporsi.
Quando mi capita di scrivere di piazza del Popolo sono decine i sapienti nostrani che mi lanciano improperi.

Posta Claudio Lattanzi

Nell’inconsapevolezza di una città concentrata a discutere ancora sulle pedonalizzazioni delle piazze, si sta svolgendo uno scontro durissimo tra la fondazione Cro e la Banca Popolare di Bari. E’ la battaglia decisiva per mantenere l’ultima porzione di “orvietanità” rimasta della Cassa di Risparmio. Su La Nazione di oggi i retroscena del braccio di ferro in atto.

ORVIETO-E’ una battaglia durissima e decisiva quella che si sta svolgendo intorno alla possibile fusione della Cassa di Risparmio di Orvieto nella Banca Popolare di Bari che ne controlla già il 74%. Alle spalle di una città distratta e una classe politica assente e silente, si sta combattendo lo scontro finale nell’ultima trincea dell'”orvietanità” riferita a ciò che resta dell’ex banca cittadina. In ballo c’è quel pacchetto di azioni della Cassa, pari al 26% che è rimasto in mano alla fondazione Cassa di risparmio di Orvieto e che la Popolare di Bari vorrebbe inglobare nella propria pancia, “annettendo”, cioè incorporando la Cassa di risparmio tramite l’acquisizione delle azioni della fondazione. In cambio di quel 26 % di azioni, la Popolare cederebbero  alla fondazione un valore equivalente di azioni della Popolare stessa.  Si tratta delle azioni fortemente svalutate dall’istituto di credito pugliese che sono al centro di una disputa senza fine e che la fondazione non intende in alcun modo prendersi. La fondazione Cro, espressione delle istituzioni locali e dunque ultimo baluardo orvietano rimasto nella proprietà, seppur minoritaria, della storica banca, a fine dicembre ha espresso un voto contrario alle modifiche dello statuto della banca che erano state introdotte con lo scopo di agevolare la fusione del piccolo istituto locale nel colosso pugliese che si trova invece a dover fare ancora i conti con un socio piccolo, ma agguerrito come la fondazione. Il commercialista Gioacchino Messina, presidente della fondazione Cro da alcuni mesi, non ha intenzione di cedere tanto facilmente le armi a Bari. La stessa linea è adottata dal collegio sindacale della banca che ha elaborato un corposo dossier sulle modalità con le quali gli sportelli della Cassa hanno effettuato dal 2014 al 2015 il collocamento delle contestate azioni della Popolare. Il dossier segnala “anomalie” del collocamento e “diversi contenziosi pendenti”.  A partire da fine ottobre 2018, ci sono stati 225 reclami per quasi 900 mila azioni vendute; ovvero vari milioni di valore.  Nel rapporto si parla anche di 18 procedimenti giudiziari “che interessano 92 mila azioni BpB”. Il collegio sindacale ha svolto questo approfondimento su impulso della fondazione che adesso ha anche inviato il dossier allo studio legale e tributario di Milano, Cba per una ulteriore valutazione. E’ Davide contro Golia. C.L.

 

 

29 Gennaio 2019

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