Tutti i premiati della prima edizione orvietana del Festival dei Diritti Umani
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Tutti i premiati della prima edizione orvietana del Festival dei Diritti Umani

ORVIETO – Cala il sipario sulla 3^ edizione del Festival dei Diritti HUMAN RIGHTS INTERNATIONAL FILM FESTIVAL che si è svolto ad Orvieto dall’1 al 4 novembre u.s. che attraverso il linguaggio del cinema e con 100 appuntamenti culturali collaterali (mostre d’arte, presentazione di libri, convegni, concerti e spettacoli teatrali) ha catalizzato l’attenzione del pubblico sul tema fondamentale e sempre attuale dei Diritti Umani.
Un evento promosso, organizzato, comunicato da due realtà che, nel cinema in generale e nel documentario sociale in particolare, trovano la loro ragione: Teatri di Nina e Own Air, con il patrocinio della Regione Umbria, il contributo e la collaborazione del Comune di Orvieto, dell’Associazione TeMa e dell’Associazione Antigone.

Aperto il 31 ottobre scorso dall’incontro con Ilaria Cucchi che ha ricevuto dalle mani dell’avvocato Paola Bevere, presidente di “Antigone Lazio” una pergamena di ringraziamento per il coraggio e la determinazione con cui ha portato avanti una battaglia alla ricerca della verità sulla tragica fine del fratello Stefano che tutela ciascuno di noi, il festival si è concluso nel pomeriggio del 4 novembre con il bagno di folla per la proiezione del Film di Alessio Cremonini “Sulla mia Pelle” vincitore del Premio Antigone, che come scrive Susanna Marietti (Antigone) “con aderenza ai fatti e delicatezza, ma anche con grande spessore artistico ha saputo far entrare lo spettatore dentro il corpo stesso di Stefano Cucchi, sviscerando una vicenda che riguarda ogni cittadino e contribuendo così a un percorso di verità”.

In un Cinema Corso affollato, Sabato sera 3 novembre, si è svolta invece la cerimonia di premiazione dei documentati vincitori, scelti dalle due giurie composte da Wilma Labate, Nicolò Fabi, Concita De Gregorio, Federico Ruffo e Claudio Falconi per i lungometraggi e da Vincenzo Madaro, Teresa Paoli, Samad Zarmandili, Emanuele Nespeca e Louis Siciliano per i corti.

Il documentario vincitore è risultato “Alla salute” di Brunella Filì, racconto di un viaggio, personale e universale, nell’esperienza profonda della malattia. “Con un linguaggio ironico, sempre lieve e a tratti crudele – si legge nella motivazione – mette in scena un sud del mondo, in cui l’apertura e la comunità sono parte integrante della cura. Utilizzando un grammatica di ripresa social, capovolgendo l’estetica del selfie in modo puntuale e sensibile, raccontano il cancro, un tabù che ciascuno di noi conosce, e che continua a suscitare paura, pudore e vergogna. Ultimo passo di una strada intrapresa già quasi 40 anni fa, con minor levita, da Wenders. Attraverso la parola, che ci rende umani, Difino e Lila mostrano con coraggio, realismo e ironia la fatica necessaria per affrontare l’impresa di approdare all’altra sponda del mare e del male.
Oltretutto, Difino, chef in cucina e nella vita, ricorda che il cibo, prima di essere spettacolo, è la primitiva forma di cura e cultura condivisa, di cui come italiani siamo felicemente portatori sani”.

Menzione speciale giornalistica a MY WAR di Julien Fréchette, “opera che documenta, in maniera pulita distaccata e scevra da ogni forma di giudizio, un fenomeno complesso duro e sconosciuto a larga parte del grande pubblico. Seguendo la vita di persone che si arruolano e combattono come volontari una guerra lontana, restituisce allo spettatore il bisogno attualissimo di aderire ad una causa, esorcizzando un vuoto generazionale esistenziale e sociale, in un tempo in cui, la ferocia e la violenza sono la norma”.

All’unanimità, la giuria ha assegnati a NINO MONTELEONE il premio come migliore attore protagonista in BE KIND “con l’augurio che sia il suo esordio per la sua carriera da regista. Il suo sguardo intenso e candido lo guiderà lontano”.

Il premio come miglior cortometraggio è andato, invece a Breathing di Farshid Ayoobinejad “per l’incisività e la poesia nel trattare una tematica universale come quella del lavoro sommerso attraverso la riuscita alchimia tra immagini, suoni e una drammaturgia rigorosa”; mentre la menzione speciale è andata ad Anniversary di Angelica Germana Bozza “per il messaggio di profonda umanità e positività che scaturisce da questa storia”.

Un grazie al trio di personaggi Alessio Giustini Silvano Carpinelli e Federico Sangiusti del film Sinno’ me moro, “per la tragica ironia con cui cercano di tenere vivo il sogno del cinema”.

The March of Hope ha vinto, infine, il premio Giammanco del Centro Studi Americanistici “Circolo Amerindiano” onlus.
Ai vincitori sono andate opere realizzate dagli artisti Carlo Rocchi Bilancini, Luigi Caflisch e Michele Ciribifera.

Bilancio positivo, fanno sapere gli organizzatori del Festival, anche per le novità che hanno animato questa 3^ edizione: dai workshop dedicati ai temi fondamentali per la realizzazione di un film o documentario, tenuti da tre esperti di livello internazionale, al dopo-Festival momento conclusivo di ogni giornata dove, insieme i registi e il pubblico hanno trascorso piacevoli momenti insieme con musica e degustazioni del territorio.
Infine, le tante proiezioni speciali quest’anno iniziate con Tilla4marathon progetto di beneficenza a sostegno dei bambini in Uganda mediante lo sport e Sembra mio figlio di Costanza Quatriglio presentati durante l’inaugurazione del Festival. Tra gli ospitato Molise Cinema con la pellicola Due piccoli italiani di Paolo Sassanelli, Arrivederci Saigon di Wilma Labate, Terre di musica di e con “Il Parto delle Nuvole Pesanti”, Ubuntu note sul perdono al quale è seguito un dibattito molto seguito, con Jacopo Fo, Lievito madre di Concita De Gregorio anche lei presente al festival, e Fuori fuoco progetto di documentario che parte dall’idea innovativa di instaurare una collaborazione tra una casa di produzione cinematografica e alcuni detenuti.
Ed inoltre, la presentazione del libro “A mano disarmata” di Federica Angeli la giornalista di Repubblica, che dal 2013 vive sotto scorta in seguito alle minacce ricevute dopo la sua inchiesta sulla criminalità organizzata a Ostia, la quale ha dialogato con il giornalista Stefano Corradino di Rai News 24.
Per gli incontri, il festival ha proposto il convegno “Rights On Air – Diffondere i Diritti” incentrato sulla traduzione e sui suoi effetti; con la traduttrice Ilaria Piperno, Domenico Chirico, direttore dei programmi dell’Associazione Un ponte per… e Luigi Manconi, sociologo, coordinatore dell’UNAR – Ufficio per la promozione della parità di trattamento e la rimozione delle discriminazioni, coordinati da Annalisa Camilli, giornalista de L’Internazionale.
Altrettanto significativo il convegno Diritti Umani. Così vicini, così lontani con la partecipazione di: Elena Carletti, sindaco di Novellara (Reggio Emilia), comune della rete di Cittaslow e incubatore di un progetto di integrazione e inclusione all’avanguardia, Antonio Stango, presidente della Federazione Italiana Diritti Umani, Gian Carlo Bruno, ricercatore di diritto internazionale del CNR e Antonio Pavolini, esperto di new media e tra i fondatori dell’Aaron Swartz Day Italia, moderati dalla giornalista Valentina Parasecolo.
Hanno fatto il pieno anche lo spettacolo MISSALAIKA, opera-concerto, quasi rock, scritta e interpretata da Arturo Annecchino con la Synphònia Band, con la special guest Ivanka Mazurkijević e Acqua di Colonia prima parte: Zibaldino Africano, spettacolo teatrale sull’Italia colonialista di Elvira Frosini e Daniele Timpano andati in scena al Teatro Mancinelli Mancinelli e il Don Chisciotte Visionario un progetto di Condominio Belluca allestito al Palazzo dei Sette.
Notevole successo, infine, per le sei esposizioni a cura di Auro e Celso Ceccobelli con opere di: Luigi Caflisch, Emiliano Pinnizzotto, Carlo Rocchi Bilancini, Paola Biganti, Michele Ciribifera e Luca Manfredi che sono rimaste aperte per tutta la durata del Festival.

Foto di: Veronica Colella

6 novembre 2018

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