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Home Archivio notizie

Bullismo a scuola, le più colpite sono le ragazze tra gli 11 e i 17 anni. I genitori minimizzano il fenomeno

Redazione by Redazione
7 Ottobre 2018
in Archivio notizie
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“Siamo molto soddisfatti che oggi si sia avviato il secondo percorso di formazione per la prevenzione e lotta ai fenomeni del bullismo e delle devianze giovanili e che vuole far fronte a queste criticità organizzando incontri mirati sia per i docenti che per i genitori. Non riusciamo ancora a comprendere però come sia possibile pensare che il bullismo non sia in qualche modo legato al sessismo ed all’omofobia e dunque perché alcuni soggetti istituzionali, che pure partecipano alle attività previste da questo protocollo, non abbiano ritenuto opportuno svolgere le stesse attività anche nella lotta contro le omofobie”. E’ quanto ha affermato l’assessore regionale all’istruzione, Antonio Bartolini, intervenendo alla giornata di avvio del percorso formativo, previsto dal progetto di formazione per la prevenzione e la lotta ai fenomeni del bullismo e delle devianze giovanili che si è svolta mercoledì 26 settembre, nella Sala dei Notari a Perugia.

“Secondo i dati Censis 2016 – ha sottolineato Bartolini –, il 52,7% dei giovani di età compresa tra 11 e 17 anni nel corso dell’anno ha subito almeno una volta al mese una qualche forma di abuso. Questo dato conferma la costante crescita del bullismo e la percentuale aumenta ancora di più se si prende in considerazione solamente la fascia di età compresa tra 11 e 13 anni (55,6%).
Un altro dato interessante è che ad essere bullizzate sono soprattutto le ragazze. Tra i luoghi dove i bulli colpiscono di più c’è la scuola.
Al fianco di questo fenomeno si è sviluppato il cyberbullismo che ha assunto forme ancora più subdole e pericolose essendo l’accesso al web sempre più diffuso tra i giovani. Scuola e famiglia rappresentano i principali canali educativi forieri dell’educazione alla diversità, all’accettazione, alla consapevolezza degli altri, al senso di comunità e di responsabilità. Su questo c’è ancora da lavorare. Dall’indagine Censis-Polizia Postale e delle Comunicazioni emerge che, secondo l’81% dei dirigenti scolastici, i genitori hanno poca consapevolezza del fenomeno e tendono a minimizzarlo”.

“Alcune ricerche recenti – ha proseguito l’assessore – ci hanno anche dimostrato che circa il quaranta per cento dei giovani adolescenti omosessuali, maschi e femmine, ha avuto problemi a scuola, tra cui anche l’essere stati vittime di bullismo o invitati a conformarsi al ruolo di genere. Circa il 40% delle aggressioni fisiche a ragazzi e ragazze sotto i diciotto anni è avvenuto a scuola e, nel 50% dei casi, gli aggressori erano i compagni di classe aventi circa la medesima età. “In particolar modo – secondo l’assessore Bartolini -, un meccanismo che alimenta l’omofobia è anche quello che vede tra le vittime del bullismo omofobico non omosessuali ma che vengono prese di mira perché considerate come tali. Inoltre circa un quarto dei soggetti dell’indagine era stato aggredito fisicamente dai coetanei e che poco meno della metà, il 44%, era stata in qualche modo molestata e, più di tre quarti, il 79% aveva ricevuto insulti legati all’orientamento sessuale, reale o percepito.

 Questi dati confermano la giustezza dei protocollo d’intesa, sottoscritto nel febbraio dello scorso anno da Prefettura di Perugia, Regione Umbria, Comune di Perugia, Questura di Perugia, Ufficio Scolastico Regione Umbria, Garante Regionale per l’Infanzia e l’Adolescenza, Comitato Regionale per le Comunicazioni Comando Provinciale dei Carabinieri di Perugia, Comando Prov.le Guardia di Finanza di Perugia, Azienda Unità Sanitaria Locale Umbria 1, Associazione “Basta il Cuore” e Associazione “Contrajus”. Ma proprio in base a questi dati non possiamo accettare che, a monte, venga ignorata la necessità di perseguire le stesse finalità anche nella lotta contro sessismo ed omofobia che, ripeto, è alla base di gran parte dei fenomeni di bullismo. Numerose ed importanti esperienze professionali, anche del nostro territorio, hanno più volte affermato che bullismo omofobico (od a sfondo omofobico) è il più pericoloso ed è certamente quello che produce ferite più profonde: difficilmente rimarginabili, ed al prezzo comunque di un percorso personale lungo e faticoso, oppure … non rimarginabili”.

“Sulla diffusione del fenomeno – ha ricordato l’assessore Bartolini – una ricerca Ipsos per Save the Children fa emergere come “…quattro minori su dieci sono stati testimoni di atti di bullismo online verso coetanei percepiti diversi per aspetto fisico, per orientamento sessuale (nella misura del 57 per cento!) o perchè stranieri. Penso allora – ha concluso Bartolini – che sarebbe opportuno e necessario riflettere bene sulla scelta di non partecipare anche al protocollo contro l’omofobia e unire le forze per combattere a tutto campo queste forme di deviazione, in particolar modo nelle scuole, attraverso la promozione della cultura della legalità in genere, per ridurre i comportamenti di tipo antisociale e di violazione delle norme di convivenza civile, così come ha chiesto lo stesso Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

“Se alle giovani vittime va prestata un’attenzione particolare – ha detto il presidente Mattarella -, nondimeno bisogna promuovere, soprattutto nei ragazzi, una positiva educazione all’incontro con l’altro. Senza una cultura dei diritti di ciascuno non si diventa pienamente cittadini. La considerazione del valore dell’altro, l’accettazione delle differenze, sono alla base di ogni convivenza. A un vigile e proficuo rispetto deve essere improntato ciò che dà forma alla vita comune: il linguaggio, la scuola, il discorso pubblico, le pratiche sociali, per una società pienamente solidale”.

Il percorso di formazione avviato terminerà il 10 aprile 2019 e si articola in 11 incontri per docenti del primo ciclo di istruzione e 11 incontri per i docenti del secondo ciclo di istruzione della durata di 3 ore ciascuno. A questi vanno aggiunti 4 incontri rivolti ai genitori della durata di 2 ore ciascuno. La struttura di ogni incontro darà particolare rilievo alle esercitazioni pratiche, favorendo l’approccio del learning by doing al fine di fornire una reale esperienza di apprendimento che possa avere una ricaduta diretta e virtuosa sulle relazioni tra insegnanti, genitori e studenti. Nella progettazione e realizzazione degli incontri sarà coinvolto un team multidisciplinare, formato dai membri firmatari del Protocollo, in grado di fornire gli strumenti per rispondere alla necessità di affrontare i nuovi linguaggi del web, per prevenire atti di bullismo e illeciti e gestire criticità all’interno della scuola. Gli incontri saranno sviluppati su 4 aree: psicologica, pedagogica, giuridica, tecnologica.

 

 

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