Targa dedicata a Livio Orazio Valentini. Calcagni: “Nessuno ci ha avvisato. Non è democrazia. Ci opporremo”
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Targa dedicata a Livio Orazio Valentini. Calcagni: “Nessuno ci ha avvisato. Non è democrazia. Ci opporremo”

 

Scrive come libera cittadina Cristina Calcagni, come condomina del palazzo di Via Beato Angelico 12 (attribuibile al Sangallo in Orvieto datato 1500 e protetto dalle Belle Arti), dove, dalla sera alla mattina, è stata apposta una targa (che verrà svelata venerdì 14 settembre) dedicata a Livio Orazio Valentini senza che venissero avvertiti proprietari e amministratore del condominio. Segue la lettera della Calcagni:

Ti svegli la mattina e ti trovi sotto al portone Gran Pavese di uomini e mezzi del Centro Servizi Manutentivo del Comune e macchina spazzatrice. Pensi: finalmente! Dopo mesi in cui l’erba sotto le macchine parcheggiate, le cicche, l’immondizia (perché i mezzi non possono pulire le strade sopra le macchine affollate tra Via Beato Angelico e Piazza Febei)!  Per non parlare delle colate di liquami che come stalattiti pendono dalla maestosità, di un tempo certo non l’attuale, rappresentato dal Palazzo Monaldeschi della Cervara. E invece no!

Senza aver avvisato nessuno del condominio Beato Angelico 12 e senza neppure la briga di avvisare con tanto di cartello/targhetta al portone di ingresso, l’amministratore del condominio, hanno apposto, nonostante il mio dibatter di libera cittadina che chiedeva chi autorizzava o meno la lapide su una facciata di uno dei pochissimi palazzi attribuibili al Sangallo in Orvieto datato 1500 e protetto dalle Belle Arti, una lapide di marmo bianco un cazzotto in un occhio su tufo, cotto e basalto, intitolata ad un artista orvietano e che il 14 settembre inaugureranno in pompa magna.

Intanto: alla diffida del condominio per Pec inviata il 13 settembre, che fino a quel momento nulla sapeva e di nulla era stato informato, ha fatto seguito una risposta subito dopo sempre per Pec inviata dalla segretaria del Comune con allegata delibera di giunta n. 214 di agosto scorso e autorizzazione del Prefetto.
Il tutto senza mai preoccuparsi di comunicare al condominio privato di Via Beato Angelico che si stava procedendo a murare detta targa di marmo che per dimensioni e caratteristiche nulla sembrerebbe aver di coerente con le normali indicazioni toponomastiche (si veda ad es. via de’ Lattanzi).

Tenendo presente che avrebbero potuto essere recepiti eventuali suggerimenti sull’apposizione della stessa, che al momento è stata murata nel centro della facciata del Palazzo, da parte dei proprietari della facciata stessa.  Se viceversa si intendeva una targa commemorativa a maggior ragione si sarebbe dovuto interpellare i proprietari del palazzo e da questi avere autorizzazione.

Va da sé che un’intestazione, ancorché suffragata da delibera di giunta, per un artista minore del ‘900 in un quadro di precedenti indicazioni toponomastiche univocamente identificative di tutti i siti abitativi civici del luogo, quali Palazzo Monaldeschi e Via Beato Angelico, muovono forti perplessità di carattere di appropriatezza in termini di coerenza artistico ambientale per i quali sono già in atto azioni di verifica da parte delle associazioni preposte a tutela e difesa di tali valori (per esempio, perché non aver intitolato un’aula di una scuola dove ha insegnato o il Palazzo dove ha vissuto?).

A ciò si aggiunga il probabile quasi certo disagio dei cittadini che vedranno modificata l’indicazione civica della propria residenza attraverso un atto di imperio, non condiviso dalla modificazione toponomastica della zona sulla quale si affacciano abitazioni precedentemente ed univocamente individuate come riferibili a Via Beato Angelico.

Viva la democrazia e la cultura.

Faccio appello al sindaco affinché sospenda di dare seguito alla delibera di agosto e di procedere secondo quanto il costume civile e democratico impone ovvero coinvolgendo gli abitanti della zona per condividere: in primo luogo le motivazioni artistico culturali per i quali scaturisce il sicuramente meritato riconoscimento, che prende corpo in un luogo di così alto spessore culturale; in secondo luogo nelle forme concrete (lapidi, cartelli e paletti) si voglia ad esso dare.

Resta fermo il fatto che, indipendentemente dal valore del commemorato ed in modo del tutto asincrono a tale valutazione, saranno poste in essere tutte le forme legalmente adibili al fine di rappresentare, a questa amministrazione comunale, che il metodo democratico non è una parola vana ma è un valore profondo cui attenersi per ottenere il reale e fattivo consenso dei cittadini amministrati.

 

 

 

14 settembre 2018

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