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Home Territorio

“L’antica innovazione” delle buone pratiche agricole al servizio dell’olivicoltura: corso di formazione al CNR-IBAF

Redazione 2 by Redazione 2
11 Aprile 2018
in Territorio, Secondarie, Archivio notizie
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PORANO – L’Istituto di Biologia Agroambientale e Forestale (IBAF) del CNR di Porano ha ospitato,  venerdì 6 aprile, un seminario dal titolo Coltivazione e Potatura dell’Olivo: tecniche e metodi per esaltare la produzione e ridurre i costi. Numerosi addetti ai lavori tra agronomi, olivicoltori e potatori hanno partecipato all’evento organizzato dalla Federazione Regionale Dottori Agronomi e Dottori Forestali dell’Umbria in collaborazione con il Collegio dei Periti Agrari e dei Periti Agrari Laureati per le Province di Perugia e Terni.
Il seminario è stato tenuto dal dott. Giorgio Pannelli (www.giorgiopannelli.it) ed è stato strutturato in due sessioni: la parte teorica sulla gestione agronomica dell’oliveto è stata trattata nel corso della mattina, nella bella cornice neoclassica della sala conferenze di Villa Paolina, sede del CNR-IBAF; la sessione pratica sulla potatura dell’olivo allevato a vaso policonico semplificato è stata effettuata presso l’azienda agraria di Eugenio Ranchino in località Bubbola, Porano.


Nel 1954 il territorio orvietano era completamente ricoperto di olivi e l’agroselvicoltura (https://sisef.org/category/agroforestry/) era una pratica ampiamente diffusa. In seguito alla gelata del 1956, e la successiva del 1985, il numero di piante di olivo ha subito una forte contrazione e le buone pratiche agricole, che avevano sino all’ora caratterizzato la gestione di questi oliveti, sono state perse. La concomitanza dei cambiamenti socio – economici di quel periodo ha favorito l’abbandono e lo spopolamento delle campagne, promuovendo la dispersione delle competenze e delle conoscenze. Nonostante questo, la Rupe di Orvieto è stata inserita nel Registro Nazionale dei Paesaggi Rurali del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali in cui è così descritta:

“L’area attorno alla Rupe di Orvieto che meglio conserva il paesaggio storico si estende per circa 679 ha attorno al centro cittadino. La significatività della rupe di Orvieto è data dalla persistenza storica di colture agricole di elevata qualità che insieme alla particolare morfologia del luogo creano un paesaggio unico di grande valenza estetica. Il paesaggio agrario è improntato alla diffusa presenza di vigneti, da cui si producono generosi vini di ottima qualità, oliveti e colture orticole tradizionali, tutti in appezzamenti di ridotte dimensioni. L’area è particolarmente significativa per l’armonia con cui il paesaggio agrario si è sviluppato e caratterizzato, ma anche per come è riuscito a mantenersi omogeneo nonostante la stretta contiguità con un centro urbano così importante. In un contesto come quello esaminato la produzione di vini di qualità, se da un lato scongiura in parte l’abbandono, dall’altro può causare un’eccessiva intensivizzazione agricola che compromette l’integrità. Nei terreni della Rupe di Orvieto ciò non sembra essere accaduto. L’olivicoltura si è mantenuta stabile, non necessitando di un fabbisogno lavorativo continuo, che facilita la diffusione del part-time lavorativo per la raccolta delle olive. Negli orti si sono inoltre mantenute coltivazioni ortofrutticole tradizionali, soprattutto in quelle di più modeste estensioni. Per quanto riguarda la vulnerabilità la maggiore minaccia per il paesaggio tradizionale della Rupe di Orvieto, è rappresentata da fenomeni di erosione, che si manifestano più frequentemente nelle aree dove è venuto a mancare l’utilizzo agricolo dei terreni”.

 

In un quadro come questo, la conservazione ed il potenziamento degli oliveti del comprensorio è strategica. Rendere la gestione dell’oliveto più agevole è fondamentale. Il metodo di allevamento a vaso policonico mira a tenere la pianta in equilibrio e permette una potatura semplice e rapida, che può essere effettuata da terra con l’uso di attrezzi cesori con prolunga. La forma a vaso consente di ridurre la struttura arborea al minimo necessario (struttura semplificata), pur sostenendo abbondanti branchette secondarie e fruttifere. Il risultato è un forte abbattimento dei costi di gestione e la garanzia di una produzione costante.

I lavori sono stati preceduti dai saluti di benvenuto del Direttore del CNR-IBAF, dr. Angelo Massacci, e del dr. Andrea Pisanelli, ricercatore del CNR-IBAF. Il dott.Pisanelli ha introdotto i progetti di ricerca che l’Istituto sta conducendo nell’ambito del sistema multifunzionale olivicolo nel comprensorio orvietano.
Tra questi, il Progetto SustainFarm (www.sustainfarm.eu) si propone di
– valutare l’efficienza di uso delle risorse naturali al fine di ottimizzarne l’impiego;
– migliorare la produttività dei sistemi nel rispetto della sostenibilità ambientale, sociale ed economica;
– utilizzare e valorizzare i prodotti agricoli secondari in filiere innovative.

Un ulteriore progetto, AFINET (http://www.eurafagroforestry.eu/it/afinet), mira a diffondere e migliorare le conoscenze tra i diversi attori della filiera olivicola per promuovere, all’interno di questa, una gestione agroforestale più rispettosa dell’ambiente e della qualità delle produzioni. Sempre il Pisanelli sottolinea quanto sia importante non perdere il valore paesaggistico del nostro territorio e invita gli addetti ai lavori alla collaborazione all’interno della rete AFINET.

Attraverso tale rete sarà possibile individuare e condividere le soluzioni che possano rendere sostenibile, sia dal punto di vista ambientale che da quello economico, la gestione degli oliveti delle zone marginali. La dimensione aziendale ridotta tipica del comprensorio orvietano può essere un’opportunità per l’adozione di sistemi di gestione integrata agro-silvo-pastorale. Attraverso lo scambio di conoscenze promosso dalla rete AFINET, ci si pone l’obiettivo di un ritorno alle buone pratiche agricole che puntano ad un reddito adeguato derivante proprio dalla multifunzionalità aziendale. Ricordando che in Italia l’eccellenza dei prodotti, il patrimonio paesaggistico ed i servizi ecosistemici costituiscono il vero valore aggiunto dell’economia rurale, l’appello generale è di puntare verso il recupero e l’ottimizzazione d’uso di quanto esistente. (C.C)

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