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Quando la prevenzione si scontra con le liste d’attesa

 

 

Quella che segue è una delle tante storie che, purtroppo, oggi più che mai, riguarda moltissimi cittadini costretti a subire tempi troppo lunghi per gli esami diagnostici all’ospedale. La storia di questa signora inizia quando le è stata diagnosticata la presenza di un polipo al colon retto con la conseguente necessità di asportarlo quanto prima onde evitare la successiva possibile trasformazione in tumore. Quindi, munita di impegnativa sottoscritta dal suo medico, dove veniva evidenziata chiaramente l’urgenza di eseguire l’esame diagnostico, dinanzi agli sportelli del CUP (Centro Unico Prenotazioni) dell’Ospedale Santa Maria della Stella di Orvieto, si è sentita rispondere che non era possibile prenotare un appuntamento in tempi brevi. Il primo utile era a febbraio 2019. Alla fine, la signora, ha deciso di ricorrere ad una clinica privata mettendo mano al portafogli e pagando oltre 500 euro. A raccontare la sua storia è la figlia della signora, l’avvocato Giada Frosoni, affinchè su questo tipo di problematiche non vengano mai spenti i riflettori e per smuovere le Istituzioni a prendere, una volta per tutte, una posizione su un tema così delicato ed importante. 

 

ORVIETO – La prevenzione è ormai da tempo considerata un mezzo mediante il quale alcune patologie come il cancro al colon retto, possono essere sconfitte. Anzi, attraverso programmi di prevenzione funzionali ed efficienti è addirittura possibile ipotizzare l’eliminazione definitiva di questo tipo di carcinoma. Infatti, con la predisposizione di esami diagnostici, quali la colonscopia, è possibile limitare fortemente l’insorgere della patologia, riducendo, anzi per meglio dire evitando, il rischio che un polipo inizialmente di natura benigna, possa trasformarsi in un cancro di natura maligna.

Il problema di fondo però, è rappresentato dal fatto che è estremamente difficile riuscire a prenotare un simile esame entro un lasso di tempo ragionevole presso il reparto di endoscopia digestiva del nosocomio orvietano, struttura che comunque reputo contraddistinguersi per la notevole professionalità del personale. Il mio sdegno, grazie al quale peraltro ho deciso di scrivere queste poche righe sull’argomento, scaturisce dall’esperienza personale vissuta sulla propria pelle da mia madre, la quale ha constatato in prima persona che “prevenire è meglio che curare”.

La sua storia inizia quando le è stata diagnosticata la presenza di un polipo al colon retto con la susseguente necessità di asportarlo quanto prima onde evitare la successiva possibile trasformazione in tumore. Quindi, munita di impegnativa sottoscritta dal suo medico, dove veniva evidenziata chiaramente l’urgenza di eseguire l’esame diagnostico, dinanzi agli sportelli del CUP (Centro Unico Prenotazioni) dell’Ospedale Santa Maria della Stella di Orvieto, si è sentita rispondere che non era possibile prenotare un appuntamento in tempi brevi.

Afflitta, ma allo stesso tempo un po’ turbata per la risposta ricevuta, mia madre ha deciso di rivolgersi ad una clinica privata ed eseguire l’esame privatamente, senza il supporto del Servizio Sanitario Nazionale, prendendo comunque contezza del fatto di come, mettendo mano al portafogli, sia possibile prenotare il medesimo esame diagnostico, sempre all’interno della struttura ospedaliera orvietana ma con modalità “intramoenia”, per la data del prossimo 2 gennaio 2018, con un esborso di circa cinquecentosettanta euro (comprensivo ovviamente dell’asportazione mediante polipectomia endoscopica).

Indignata da tutto questo, il mio pensiero si è immediatamente rivolto ai cittadini più indigenti, categoria di persone purtroppo in aumento nella società odierna, che se non dispongono delle somme necessarie per effettuare esami clinici privatamente, sono costretti a soccombere al sistema strutturato dal Servizio Sanitario Nazionale, con gli interminabili tempi di attesa che ne derivano, con il rischio che, alla prima data disponibile per prenotare una colonscopia (ad oggi gli esami sono prenotabili per date successive al mese di febbraio 2019!), un eventuale polipo si sia purtroppo già trasformato in un tumore, con conseguenze indiscutibilmente più gravi.

Ed è proprio questo il motivo che mi ha spinto a raccontare quanto accaduto a mia madre, affinché sia fatta luce su una problematica quanto mai attuale, con la speranza che l’opinione pubblica, come anche le istituzioni più o meno locali, possano spostare l’attenzione su questo argomento di grandissima importanza e prendersi altresì l’impegno di cercare di risolvere un problema che affligge tantissimi cittadini che non possono permettersi di eseguire privatamente esami clinici e di conseguenza sono costretti silenziosamente a soccombere alla sofferenza dell’attesa.  (Giada Frosoni)

20 Dicembre 2017

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