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Home Politica

PD contro Germani e Orvieto. Il caso “Palazzo dei Congressi”

Redazione by Redazione
6 Novembre 2017
in Politica, Secondarie, Archivio notizie
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di Dante Freddi – Seguire il dibattito che si è svolto sulla concessione della gestione del Palazzo dei Congressi e la relativa dichiarazione di pubblico interesse della proposta di Project Financing presentata da R.T.I. Selecto s.r.l., che ha vinto il bando, è decisamente surreale.
Gli interessi di partito, del PD e dell’opposizione, a parte l’onestà intellettuale di Andrea Sacripanti, denunciano una città in cui la razionalità e il bene comune si possono tranquillamente mettere sotto i piedi, anche con motivazioni deboli e surrettizie, senza neppure lo sforzo di argomentazioni brillanti.
Un vero peccato per Orvieto, che ha oggi la migliore amministrazione degli ultimi decenni, per metodo, per trasparenza e per amministratori, ma che deve muoversi in mezzo a trappole piazzate con continuità e costanza dal suo partito di maggioranza relativa, rallentando azioni e allontanando risultati.
Il Pd si è spaccato in Consiglio comunale e una parte, quella “scopettiana”, ha deciso di bocciare l’affidamento del Palazzo dei congressi al privato vincitore del bando,  per riportare invece la gestione all’interno del Comune, pur dopo venticinque anni di evidenti insuccessi.
Orvieto si trascina ancora le crepe che provengono dalle primarie del PD e dalla sconfitta di Taddei, appoggiato giust’appunto da Pettinacci, Belcapo e dal partito di Scopetti, che hanno minato sin dall’inizio l’azione amministrativa di Germani e dei suoi assessori e che conducono diritto verso il rinvigorimento di una destra locale di per sé asfittica, ma politicamente ingarzullita dalla crescita a livello nazionale e da simili clamorosi scivoloni.

L’idea di portare all’interno del Comune la gestione del Palazzo è ovviamente impossibile, perché non c’è personale in grado di rilanciare e governare  attività congressuale, come dimostrano decenni di fatti. Né è possibile assumere personale, considerato che Orvieto ha ancora una ventina di impiegati in più rispetto agli standard richiesti e che le figure necessarie dovrebbero essere di alta professionalità, specifica del settore congressuale.
Una proposta, quella del capogruppo PD Taddei, troppo banale per essere vera e non nascondere altre motivazioni.
Insomma, basta leggere alcuni passi degli interventi, pro e contro, per farsi l’idea che è stato compiuto un errore madornale, che giustamente il PD pagherà.

Il capogruppo PD Andrea Taddei, il vero sconfitto della vicenda, perché non è riuscito a tenere insieme il suo gruppo, ha sostenuto che “Abbiamo più volte richiamato in Consiglio la gestione degli asset con una regia quanto più possibile comunale. In questo caso il principio del pubblico interesse con la esternalizzazione non sono conciliabili”.
Quindi ha auspicato di  riportare “la regia” all’interno del Comune. Ovviamente questo comporta avere personale qualificato a dirigere e operare nel settore congressuale, addirittura con obiettivi che dovrebbero essere l’uso del Palazzo per fini congressuali che vada ben oltre il 51% dei giorni occupati, che sono tantissimi rispetto al presente e alla concorrenza che c’è nel mercato.

Per rispondere al PD di Taddei  riporto un pensiero, chiaro e ineccepibile, espresso dalla piddina Martina Mescolini, che ha votato a favore dell’affidamento: “Il projetc financing vede la co-progettazione tra pubblico e privato. Non capisco perché oggi venga denigrato questo progetto per il quale l’Amministrazione comunale in questi due anni è stata molto operativa. In molti interventi ho riscontrato un certa arroganza nel fatto che forse si pensa che il Palazzo dei Congressi lo abbiamo solo noi. In realtà, seppure sia una struttura importante e bella c’è molta concorrenza sul mercato. Oggi scontiamo un ritardo di anni ed il fatto di una mancata evoluzione delle strutture ricettive nella nostra città. Da qui sono nate le perplessità che hanno portato al bando, a cui hanno partecipato solo due soggetti. Oggi votiamo la pubblica utilità del progetto che per me è l’indotto da cui potrebbe scaturire il rilancio della città. Io reputo valido l’emendamento che introduce una percentuale equa che sia garanzia di sostenibilità. Il soggetto che andrà a vincere il bando sarà in grado di far funzionare il sistema se andrà a costruire sinergie con il territorio”

È fuori discussione che la via legale del bando scelta dall’Amministrazione è quella giusta e lo dimostra anche la recente assegnazione a TE.MA., attraverso il bando pubblico, della gestione del teatro Mancinelli. Una gestione vinta e non “rimediata” per altre vie, giustamente non praticate dal metodo di amministrare con trasparenza imposto dal sindaco Germani.
Nell’acqua agitata si forma fango, dentro cui si possono muovere interessi personali e politici, ambizioni e vendette. E l’acqua della nostra pozza si sta facendo scura, habitat ideale per mestatori storici e loro succedanei.

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