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Home Politica

Referendum. Marini per il Sì: “la sinistra non rinunci alla sfida del cambiamento”

Redazione by Redazione
19 Agosto 2016
in Politica, Secondarie, Archivio notizie
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“La riforma costituzionale sottoposta a Referendum affronta l’adeguamento dell’Ordinamento della Repubblica alle esigenze di una Italia più moderna, in grado di funzionare in maniera più efficiente nell’interesse dei cittadini”.
Così la Presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini, in un contributo pubblicato sul portale www.sinistraperilsi.it

In questi anni – prosegue – abbiamo assistito, spesso impotenti, al grande sconvolgimento economico e sociale prodotto dalla crisi e alla difficoltà di assumere decisioni tempestive utili alla ripresa economica. L’Italia ha sofferto profondamente di istituzioni ‘bizantine’, dove troppo spesso si è considerata la decisione come una minaccia, anziché come una necessità per dare risposte ai bisogni nuovi delle persone, per spingere verso l’innovazione ed il cambiamento del Paese. Nelle ragioni del Sì ci sono le motivazioni per provare a ricostruire un rapporto di fiducia tra cittadini ed istituzioni, tra istituzioni e paese reale. Penso che sia molto di sinistra contribuire al rinnovamento della democrazia italiana, mostrando coraggio nelle scelte e senza rinunciare alla sfida del cambiamento”.

 

L’intervento della presidente Marini a favore del Sì.

“Penso che sia una cosa molto di sinistra contribuire al rinnovamento della democrazia italiana ed evitare che l’Italia dica addio alle riforme.

Ma nelle ragioni del Sì ci sono anche le motivazioni per provare a ricostruire un rapporto di fiducia tra cittadini ed istituzioni, tra istituzioni e paese reale.

In questi anni abbiamo assistito, spesso impotenti, al grande sconvolgimento economico e sociale prodotto dalla crisi e alla difficoltà di assumere decisioni tempestive utili alla ripresa economica.

L’Italia ha sofferto profondamente di istituzioni “bizantine” dove troppo spesso si è considerata la decisione come una minaccia, anziché come una necessità per dare risposte ai bisogni nuovi delle persone, per spingere verso l’innovazione ed il cambiamento del Paese.

Non si possono scambiare istituzioni “decidenti” come deriva di “autoritarismo”, anziché come adeguamento della democrazia ai tempi e ai bisogni posti dalla società, rispetto alla sfide globali in campo economico, sociale, della sicurezza.

La riforma costituzionale sottoposta a Referendum affronta l’adeguamento dell’Ordinamento della Repubblica alle esigenze di una Italia più moderna, in grado di funzionare in maniera più efficiente nell’interesse dei cittadini.

Ritengo che sia positivo ed utile al funzionamento delle autonomie le modificazioni introdotte nel titolo V della Costituzione ed il nuovo Senato della Repubblica.

In modo particolare il nuovo articolo 117 che ridefinisce le materie sulle quali lo Stato esercita la potestà legislativa esclusiva, l’elencazione delle materie che spettano alle Regioni, il superamento della cosiddetta legislazione concorrente che ha prodotto una estesa conflittualità tra Stato e Regioni affidando di fatto alla Corte Costituzionale la risoluzione dei conflitti territoriali, generando frequentemente una giurisprudenza “creatrice” e sostitutiva  dell’effettivo potere legislativo di Parlamento  e/o Consiglio regionale, tutto ciò a mio avviso non indebolisce il ruolo e la funzione delle Regioni ma anzi da ordine alle competenze ed eleva attraverso il nuovo Senato la rappresentanza politica delle istituzioni territoriali.

Nel titolo V uscito dalla riforma del 2001 vi era proprio il limite dell’assenza di un Senato delle autonomie o delle regioni, quale istituzione per co-determinare in sede politica e legislativa i temi ed i contenuti dell’autonomia e del decentramento, superando il limite di un bicameralismo paritario.

In questo ambito la riforma costituzionale non riduce gli spazi della democrazia, anzi li rafforza nel rapporto Stato ed autonomie. Attualmente, a costituzione invariata, il sistema delle Conferenze intergovernative (Stato-Regioni ed Unificata) decide anche su questioni che si dovrebbero affrontare in sede parlamentare, proprio perché manca un organo legislativo di raccordo.

Il nuovo Senato “valuta le politiche pubbliche e l’attività delle pubbliche amministrazioni”, tema rilevante per i cittadini e per le imprese, per l’efficacia dei provvedimenti e per l’impatto sulla vita concreta delle persone. Al Senato, inoltre, spetta il compito di esercitare le funzioni di raccordo tra le istituzioni interne e l’UE nella partecipazione dell’Italia alla formazione ed attuazione delle politiche dell’Unione europea, tema oggi centrale per dare impulso e competitività ai territori.

La crisi economico-finanziaria e la legislazione di emergenza che ne è scaturita a partire dal 2010, le esigenze connesse ai vincoli di spesa, alla riduzione del deficit e alla obbligatorietà del pareggio di bilancio hanno già dato un colpo allo “stato regionale” precedentemente definito.

La riforma costituzionale invece ridisegna il volto nuovo del sistema delle autonomie e migliora il quadro dei poteri, delle competenze ma soprattutto anche del carattere politico delle Istituzioni regionali.

Le buone ragioni del SI stanno anche nella necessità di superare una frammentazione delle scelte e delle decisioni in materia di politica industriale, della ricerca scientifica, delle infrastrutture, della cultura necessarie alla competitività delle imprese e del Paese, presupposto per tornare a creare occupazione.

E tutto ciò mi sembra essere una cosa molto di sinistra, di una sinistra riformista, coraggiosa nelle scelte e che non rinuncia alla sfida del cambiamento.”

 

 

 

 

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