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Home Territorio

Focus su inquinamento del Paglia, Ministero e Regione i grandi assenti

Redazione by Redazione
15 Luglio 2016
in Territorio, Secondarie, Archivio notizie
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Ministero dell’ambiente e Regione Umbria sono stati i grandi assenti al tavolo sul focus sull’inquinamento da mercurio che interessa l’Amiatino e l’intera area attraversata dal corso del fiume Paglia. Assenza non passata inosservata, considerato che il Ministero dell’ambiente dovrebbe per l’appunto tutelare sia l’ambiente che la salute dei cittadini.
E spetta al Ministero bonificare le aree della miniera di Abbadia San Salvatotore dove nel corso del 1900 si è scavato, prima col piccone e poi con le esplosioni, per la produzione di cinabro. Come spetta al Ministero sanzionare coloro che inquinano l’aria, l’acqua e il suolo. Ed è dal focus sull’inquinamento da mercurio del 12 luglio 2016 voluto dal senso di responsabilità del sindaco della città di Orvieto Giuseppe Germani, che emergono le cause prevalenti del problema.
Più che dalla miniera abbandonata e dalle calcine, l’inquinamento da mercurio deriva dal refluo sparato in atmosfera dalla centrale geotermica dell’Amiata gestita dall’Enel. E non è il solo, c’è anche ammoniaca, ossido di carbonio, arsenico, metano…
Per chi vuole i numeri, riporto i dati emersi da uno studio condotto dall’Università di Siena: le centrali di Pian Castagnaio nel 2010 hanno immesso nell’atmosfera complessivamente 666 tonnellate di idrogeno solforato, 22 chilogrammi di arsenico, 164 kg di mercurio, 222916 tonnellate di anidride carbonica, 2035 tonnellate di ammoniaca, 10 tonnellate di acido borico, 4547 tonnellate di metano.
Nemmeno si può sperare che la situazione migliori con la nuova centrale di Bagnore 4, in quanto essa pure utilizza la medesima tecnologia (flash + abbattitore). Questo vuol dire che, invece di reiniettare i fluidi geotermici prelevati nello stesso bacino di prelievo, si continuerà a spararli verso il cielo.
“Spesso non si considera il problema nella sua forma globale”. Sono le parole del professor Andrea Borgia (seduto al tavolo dell’associazionismo) che nella geotermia lavora in quanto insegna geotermia all’Università di Milano, ha fatto ricerche negli USA e attualmente collabora con un’ università americana. In sintesi: c’è una parte di cui non si sa nulla. Ed è quella che proviene dalla subsidenza, ossia gli abbassamenti del suolo superiori al metro, abbassamenti causati dal prelievo del fluido geotermico. Fenomeno abbastanza evidente nell’area dei due ponti sulla Cassia.
“In queste due ore che siamo stati qua ad ascoltare – dice il prof. Borgia – le centrali geotermiche di Pian Castagnaio con tutti gli abbattitori in funzione, spero che siano al massimo del loro funzionamento, in base ai dati, hanno immesso 10 volte il mercurio di quello che è passato nel Paglia. Già questo ci dice che la quantità di mercurio emessa nell’aria dalle centrali geotermiche di Pian Castagnaio è altissima. Mercurio che si condensa in particelle microscopiche e si deposita tutto intorno alle centrali per un raggio che va da 500 metri al chilometro, Per la maggior parte nell’aria viene immesso vapore, per il resto si tratta di gas incondensabili, prevalentemente CO2, (vale a dire anidride carbonica). Le centrali termiche dell’Amiata per unità prodotta emettono più anidride carbonica di una centrale a carbone…” Eppure l’Enel riceve incentivi per la produzione di energia pulita.

Inquinamento da mercurio: il contributo dei corsi d’acqua

Dall’Amiata nascono vari corsi d’acqua: si va dall’Ombrone, l’Albegna, l’Orcia, il Paglia, il Fiora… E tutti contribuiscono a trasportare mercurio nel Tirreno, che oltretutto vi arriva anche attraverso le nuvole sospinte dal vento. Il mercurio c’è, sull’Amiata, e nel corso del 1900 tra miniera per la produzione di cinabro e indotto ha dato lavoro a gran parte degli abitanti della montagna. Velio Arezzini, portavoce dell’associazione S.O.S. Geotermia e orgogliosamente figlio di minatori, ricorda la gran quantità di bombole in partenza per ogni parte del mondo. Ma se c’è produzione c’è anche scarto da forno. E gli accumuli nel tempo si disgregano, vengono aggrediti dall’acqua dei fiumi che sempre più ne corrodono i margini e finiscono per farsene carico. In questo modo si spiega l’inquinamento da mercurio dei terreni circostanti il corso del Paglia dopo la tremenda alluvione del 12 novembre 2012. Inquinamento scoperto per caso, in seguito ai controlli periodici condotti dalla SAO che gestisce la discarica a monte delle “Crete”.
Se il Tirreno versa in cattive acque, non va meglio per l’Adriatico, in particolare al nord dove nel golfo di Trieste sfociano dalla Slovenia i corsi d’acqua che attraversano il distretto minerario di Idrija. A completare, non resta che il versante ovest del Mediterraneo, dove l’inquinamento da mercurio proviene dalla Spagna.

Problema a livello nazionale

A questo punto non resta che concludere che il problema è molto vasto. Interessa l’Italia intera e tutto il bacino del Mediterraneo perché i pesci “al mercurio”, in particolare i tonni, come anche i pescispada, sono proprio quelli pescati nel mare nostrum e non quelli di piccola taglia provenienti dal Pacifico.
“Non si può convivere con la presenza di mercurio negli alimenti – osserva Robero Minervini, biologo marino – Il mercurio non ci deve essere, le cause vanno rimosse. Troppo abbiamo aspettato per bonificare gli accumuli dell’Amiata. Se c’è differenza tra quanto prodotto e quanto perduto per strada, questo va rimosso. Non dobbiamo consentire che questo stato di cose passi come un male necessario”.
E non si ferma qui, Minervini. Evidenziata “l’assenza colpevole del Ministero dell’ambiente”, chiede di fare quadrato: Umbria, Toscana e Lazio tutti uniti e, “se il Governo continuerà ad ignorare il problema, si dovrà arrivare alla corte di Straburgo per i diritti dell’uomo”.
In pratica, due le cose indispensabili: completare la bonifica e controllare efficacemente che le emisioni delle centrali non superino i parametri. Solamente dopo si potrà pensare al sistema per bonificare i terreni più a valle.

Conclusioni

Comunque la si consideri, la questione appare intricata, apparentemente insolvibile. C’è chi sull’Amiata ha dichiarato guerra alla geotermia per i tanti malanni prodotti sulla salute umana e chi la osanna. C’è chi parla di bonifica e chi condanna il dragaggio in quanto va a rimescolare nel torbido e finisce per inquinare tutto… Concluso il focus con un “arrivederci a settembre”, come per la scuola, Orvieto si è fatta capofila con la costituzione di un gruppo tecnico operativo da cui scaturirà il documento da sottoporre al Ministero dell’ambiente e ai governi regionali di Umbria, Lazio, Toscana…  (Santina Muzi)

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