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Home Politica

Rischi Beni Culturali. Pensarci è da gufi?

Redazione by Redazione
23 Novembre 2015
in Politica, Secondarie, Archivio notizie
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di Pasquale Marino- marinokp@hotmail.com

L’incredibile furto di 17 capolavori di valore inestimabile al Museo Civico di Verona rischia di passare sotto silenzio nell’immaginario dei cittadini, perché sommerso dai tragici fatti parigini di questi giorni. Il furto ci appare tanto più inaudito, quanto lo sarebbe stato un attentato dinamitardo che avesse colpito lo stesso Museo veronese.

Un attentato dinamitardo è sembrato agli occhi di un grande studioso come Vittorio Sgarbi. Il quale ha ben conscio il fatto che la dispersione di Beni Culturali è equivalente alla loro distruzione, sempre e comunque. Richiamandoci, in modo non remoto, ad un altro tipo di rischio possibile per i nostri Beni Culturali. Quello degli attentati terroristici.

Un serio problema, la salvaguardia (tutela) dei nostri beni culturali, dunque!

Tanto serio da essere ampiamente sottovalutato in Italia, anzi crediamo di poter dire, del tutto trascurato.

Gli ultimi fatti di terrorismo globale ci dovrebbero mettere in guardia, anche in questo ambito; Ma a quanto pare si continua a fare orecchie da mercante.

Le due differenti questioni, il furto al Civico di Verona e l’ipotesi di attentati terroristici di matrice islamista, non sono dissimili nelle loro conseguenze ultime: il pericolo corso dai nostri Beni Culturali. Da qui alcune considerazioni, alcune delle quali elementari e ovvie: i nostri beni culturali non sono adeguatamente protetti. Nemmeno a Verona, città dalle mille possibilità anche materiali. Chi ha delle responsabilità se ne faccia carico a tutti i livelli.

Altre considerazioni sono più complesse e generali. Che implicano un ragionamento più articolato.

Se è vero, come è vero che siamo in guerra, sia pur contro un nemico “atipico”: Perché all’inizio della Seconda Guerra mondiale, molte delle nostre opere più rilevanti furono messe al sicuro. Nascoste, protette, “tutelate” con grande discrezione?

Perché molti monumenti furono preventivamente inglobati in opere di protezione? Addirittura colonne onorarie furono “ingabbiate” in strutture in cemento armato, che poi furono rimosse dopo la guerra? Il tesoro di San Gennaro fu addirittura nascosto! Pochissime persone sapevano dove questo era stato occultato.

Pensiamo a quanto accaduto di recente in Francia, ma non solo. I nostri Beni Culturali sono già entrati, ormai da tempo, nell’obiettivo terroristico della nostra delinquenza locale. Ci riferiamo agli attentati di stampo mafioso del 1993. I quali hanno avuto come obiettivo la distruzione di Beni storici, al fine di rendere ancora più eclatanti le azioni di terrore.

Viene pertanto da chiedersi, anche se si rischia di passare per gufi iettatori, quali direttive sono state emanate in previsione di attentati in Italia, in rapporto alla salvaguardia dei nostri Beni Culturali?

Se prendiamo in seria considerazione, come ci pare si debba fare, la possibilità che possano essere commessi nel nostro Paese atti terroristici; Ci chiediamo quale potrebbe essere la caratteristica di un significativo attentato in Italia?

Risposta: Un atto che per forza di cose, oltre a provocare perdita di vite umane, possa provocare in contemporanea la distruzione di un bene storico-artistico rilevante.

Il solo pensiero ci fa orrore, ma proviamo solo ad immaginare per un momento, cosa potrebbe significare far saltare a Roma uno di questi monumenti, se non alcuni di essi, o peggio ancora, tutti: Il Teatro di Marcello, il Panteon, le Logge di Raffaello, il Mosè di Michelangelo! Tanto per limitarci alla capitale. Oltre alle vite umane, avremmo perso definitivamente e per sempre, dei capolavori dell’umanità che rappresentano la civiltà occidentale. Di colpo, non ci sarebbero più! Distrutti. Non li potremmo riavere, se non a patto di realizzare un falso.

Purtroppo un tale tipo di attentato è tutt’altro che ipotetico, proprio per la sua valenza simbolica, ma soprattutto per i suoi devastanti effetti d’impatto emotivo mondiale che colpirebbe tutte le fasce sociali in tutti i continenti.

Risulta che qualche Ente, qualche Ministero, abbia emanato delle direttive? Abbia invitato a prendere dei provvedimenti? Risulta che i nostri Organi di Tutela (Soprintendenze) abbiano quantomeno invitato i “gestori” dei nostri “luoghi della cultura” a valutare i rischi possibili, derivanti da ipotetici attacchi terroristici, ciascuno per ciò di propria competenza?

La nostra città di Orvieto ha un piano in tal senso? Delle direttive o indicazioni?

Qualcuno a livello locale si è posto il problema?

O si pensa che una pattuglia di due militari e una camionetta, messi in Piazza del Duomo, funzioni da deterrente perfetto?

Troppi punti interrogativi che non hanno una risposta, almeno in questo momento. Ma temo, non ne avranno neanche in futuro. A questi interrogativi ne aggiungo un altro: Sollevare problematiche è da gufi? Come si tende a dire se non si ha risposta?

 

 

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