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Home Secondarie

12 novembre di 3 anni fa. Restano ancora aperti i problemi di fronte ad un’altra emergenza.

Redazione by Redazione
15 Novembre 2015
in Secondarie, Archivio notizie
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 di Giuliano Santelli  

In questi giorni si è molto parlato della vicenda dell’alluvione del 12 novembre 2012. E’ ha fatto bene il sindaco Germani a sottolineare che, anche se con ritardi non imputabili all’amministrazione comunale finalmente i progetti per la mitigazione del rischio sul Paglia, Chiani e Carcaione sono stati approvati.

La burocrazia, i tempi tecnici, le tante competenze dei vari enti, (Regione, Autorità di Bacino del Tevere, Provincia, Comuni, Consorzio Paglia Chiani) comportano tempi biblici per ottenere le varie autorizzazioni. La tanta attesa sburocratizzazione più volte affermata dal Governo, cozza contro i piccoli e grandi poteri dei vari Enti.

In questi mesi abbiamo rivisto più volte immagini purtroppo a noi note, Toscana, Liguria, Campania, Sicilia, Calabria, case, aziende, infrastrutture travolte da frane, spazzate via dalla violenza delle acque e tutte le volte enunciazioni, impegni di riformare le varie leggi sui suoli, poi, dopo pochi giorni tutto ritorna normale aspettando la nuova emergenza. La gente denuncia il grado di abbandono dei fiumi mai sufficientemente manutentati, le aziende denunciano il tracollo economico per i danni ricevuti.

Ma chi ha autorizzato a costruire dove non si poteva, a intubare fiumi, a insediare aziende sotto il livello dei corsi d’acqua?

La magistratura apre inchieste, qualche volta si arriva ai processi, spesso le pene commutate ai responsabili sono minori di chi ruba una “mela”.

Il Governo ha stanziato risorse per «1,2 miliardi di cui 654 milioni già finanziati per avviare cantieri nelle principali città» contro le alluvioni e il dissesto idrogeologico. Ad annunciarlo è il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti: un piano «vero, con risorse spendibili da domani. Ma quale domani se per l’Orvietano sono stati necessari più di 2 anni per avere i progetti esecutivi.

E dal 3 novembre che ad esempio, sarebbe dovuto partire il cantiere sul Paglia a valle del ponte dell’Adunata. Il Comune ha solo responsabilità per quanto riguarda la sicurezza dei cittadini, deve avere piani di protezione civile, sistemi di allertamento in caso di emergenza, cose che non c’erano il 12 novembre del 2012. Abbiamo passato 2 inverni con il cuore in gola ad ogni pioggia.

Oggi Orvieto ha un sistema di allertamento che può raggiungere con una telefonata tutti gli utenti, si sta dotando di un sistema che può avvisare anche tramite i telefonini, le allerta meteo sono puntualmente segnate sui siti del comune, della protezione civile comunale, ci si è dotati di una sala operativa come nessuno in regione. Con i volontari si monitorizzano in caso di allerta attraverso i Presidi idraulici (unico caso nella Regione Umbria, grazie alla Provincia di Terni), tutti i punti critici di Paglia, Chiani, e tutti i rami secondari. Un grande schermo a led informa i cittadini sul livello di allerta. La prossima settimana verrà approvato il nuovo piano di protezione civile.

Tutto questo può bastare? La risposta è no.

Bisogna far crescere consapevolezza e conoscenza del dove si abita, dei rischi che si corrono, ma, bisogna soprattutto smettere di costruire dove non si deve, ed avere anche il coraggio di cominciare a parlare di delocalizzazione, perché è inutile buttare risorse dove si sa che prima o poi il Fiume, le frane torneranno. In questo senso un grande ruolo lo hanno avuto i Comitati costituitisi dopo l’alluvione, con proposte e progetti forse non assunti per il loro valore fino in fondo. E allora si capisce che 1,2 miliardi stanziati dal Governo sono poca cosa, bisogna che con coraggio si affronti il problema ineludibile di una sorta di assicurazione che oltre alle poche risorse Pubbliche ci dia integrazione di risorse aggiuntive.

Avere più attenzione per le proposte che vengono dai cittadini, dalle varie associazioni, perchè la memoria di chi ci abita è spesso un valore aggiunto per i tanti progetti sulla carta.

In un tempo dove il lavoro manca, la manutenzione del territorio diventerebbe anche un formidabile volano di occupazione giovanile altro che ponte sullo stretto.

In molti articoli in questi giorni si sono ricordati di tutti coloro che hanno dato una mano a uscire dal caos di quei giorni, gli “Angeli del Fango”, ma hanno operato incessantemente per 20 giorni anche circa 200 volontari della protezione civile provenienti dall’Umbria, dalla Toscana, dall’Emilia Romagna, oltre 100 pompieri. Concludendo mi pareva doveroso ricordare anche loro.

 

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