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Home Politica

Martedì 3 novembre a Orvieto incontro partecipativo sul documento finale del Contratto di Fiume

Redazione by Redazione
21 Ottobre 2015
in Politica, Secondarie, Archivio notizie
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All’indomani del X° incontro del Tavolo Nazionale dei Contratti di Fiume, svoltosi il 15 e 16 ottobre u.s. a Milano, sul tema “La Buona Governance dell’Acqua e dei Territori” a cui è stata anche rappresentata l’esperienza del “Contratto di Fiume” dei territori compresi tra il sub bacino del Paglia-Chiani e il basso Tevere umbro, il Sindaco di Orvieto, Giuseppe Germani che ha partecipato ai lavori, promuove per martedì 3 novembre alle ore 17,30 in Comune, l’incontro partecipativo rivolto a tutte le associazioni e le categorie economiche del territorio sul documento finale scaturito dal Tavolo Nazionale.

Come è noto, la concomitanza con EXPO 2015, ha permesso alla comunità dei “Contratti di Fiume” che hanno animato il X° incontro del Tavolo Nazionale, di tornare ad incontrarsi in un ambito di profilo internazionale. Nel corso delle due giornate di lavoro i partecipanti hanno acquisito, infatti, un’ampia panoramica sulle esperienze in corso e sui risultati raggiunti dai Contratti di Fiume, favorendo lo scambio di idee e testimonianze.

Il X Tavolo incentratosi sulla buona governance per il miglioramento delle politiche sull’acqua, ha evidenziato il ruolo chiave delle Regioni e delle comunità locali nel determinare il cambiamento.

Più precisamente, il documento finale del Tavolo Nazionale che, rifacendosi alle tappe più significative che hanno caratterizzato la diffusione dei CdF in Italia nell’ultimo decennio, sottolinea come “il ‘Contratto di Fiume’ è un esempio di partecipazione volontaria e sperimentazione di democrazia diretta, un interlocutore affidabile per le istituzioni e le comunità locali, nel quale ciascuno può riconoscersi ed al quale tutti possono contribuire.

E’ quindi intento del Coordinamento Nazionale dei Contratti di Fiume, consolidare la presenza e la qualità dei Contratti in Italia e, in particolare, nelle regioni del sud, attraverso un sostegno alle iniziative in corso.

Se i fiumi possono essere considerati la cartina di tornasole dei territori, nel senso che pagano per primi le conseguenze delle decisioni politiche, economiche e sociali, dai fiumi si può ripartire per migliorare la gestione dei territori.

Alle Regioni si chiede di: armonizzare gli approcci e di integrare le iniziative con le politiche ordinarie, in un quadro di area vasta da verificarsi insieme alle autorità dei distretti idrografici; favorire l’orientamento dei processi verso il raggiungimento degli obiettivi di qualità e sicurezza indicati dalle direttive e dagli strumenti sovraordinati.

Quella delle Regioni dovrà essere un’azione attenta che non ‘imbrigli’ i processi in eccessivi appesantimenti o formalizzazioni, i Contratti sono e devono rimanere strumenti volontari ed adottarli o meno, deve costituire esclusivamente una libera scelta dei territori.

Al Governo si chiede di: accelerare il processo di riconoscimento di questo strumento e di considerarlo una opportunità per la riduzione del rischio idrogeologico, il miglioramento della qualità delle acque, del paesaggio, per la valorizzazione della natura e dei servizi eco sistemici.

I Contratti di Fiume insieme alla Strategia per le Aree Interne, fanno certamente parte, di quegli strumenti in grado di migliorare l’utilizzo delle risorse europee e nazionali, invertendo il ciclo ‘risorse finanziarie-progetti-territori’ con quello ‘territori-progetti-risorse finanziarie’. Di avviare uno spostamento di risorse e di investimenti dalla gestione dell’emergenza alla prevenzione. Aprire ai Contratti di Fiume il dibattito sulla revisione della direttiva 2000/60/CE aprendo al riconoscimento di forme pattizie ed accordi strutturati.

Avviare un nuovo ciclo è certamente complesso ma ancora possibile, spetta ad ogni territorio riprendere l’iniziativa avviando un processo di fiducia ed autoapprendimento sociale da diffondere all’interno delle rispettive comunità locali. Si tratta di diventare portatori di un cambiamento pacifico, un cambiamento etico basato sul principio di ‘responsabilità’. Responsabilità verso i propri simili, responsabilità verso il futuro.

Attraverso i Contratti di Fiume si possono sperimentare le forme di una Buona Governance che consenta di portare il proprio punto di vista assieme a quello degli altri e di moltiplicare le opportunità piuttosto che imporre le proprie ragioni. Una forma di Governance attraverso la quale le decisioni diventino operative e durature, perché frutto di un processo di reale condivisione.

Ciò che viene messo in comune non è semplicemente un bene o una risorsa, ma un modo di agire sociale. nella gestione di sistemi di governo e campi d’azione complessi, che vanno dall’ambiente, all’economia, alla stessa organizzazione sociale, non è infatti possibile sfruttare il solo ricorso a forme autoritative basate sui rapporti di forza”.

 

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