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Home Corsivi

Illudere per poi deludere: non è né morale né giusto

Redazione by Redazione
6 Aprile 2014
in Corsivi, Archivio notizie
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tiberimario300 (1)di Mario Tiberi

Per tentare di superare la prova delle elezioni europee, vincendole, il Dr. Renzi si è impegnato nella promessa di apportare tagli drastici alla spesa pubblica improduttiva, di sostenere l’imprenditoria in sofferenza e di ridurre il carico fiscale sugli stipendi e sui salari medio-bassi. Senza adeguata prudenza, però, si è avventurato in conteggi privi del benestare dell’oste. Vediamo perché.

Quella di Matteo Renzi, più che ad una partita di Poker, ne rassomiglia ad una di Risiko poiché, ai suoi rischi personali, di molto sopravanzano quelli dell’intero popolo italiano, qualora dovesse fallire.

Certo, le migliori intenzioni non mancano ma, codeste intenzioni ad oggi solo teoriche, altro non sono se non delle precondizioni da condire con ulteriori elementi appartenenti, meno, alla sfera comunicativa ed organizzativa ed, invece, più legati alla concreta operatività realizzativa dell’intero progetto di governo. Descriverò, a tal proposito, alcuni esempi chiarificatori.

Per effettivamente eliminare o quantomeno ridurre gli sprechi della pubblica amministrazione, il primo passo da compiere sarebbe quello di affidare ad esperti funzionari dello Stato lo strenuo contrasto alle mafie, alla corruzione, alla collusione, all’incompetenza, tutti fattori questi che generano dissipazioni di risorse pubbliche, in special modo nel settore degli appalti e dei lavori statali e parastatali. A tutt’oggi, se il Presidente del Consiglio dovesse chiedere chi spende quanto, dove e quando, riceverebbe in cambio un sonoro silenzio poiché non esiste in Italia alcuna infrastruttura informatica, degna di questo nome, che garantisca una congrua disponibilità di dati contabili. In tali condizioni, a Renzi mi viene automatico ammonirlo di come il rischio più esteso che corre è quello di vendere risultati che, ora, non può ottenere.

Basti infatti sapere che, anche sulla proiezione a medio termine della revisione di spesa, le valutazioni sono discordanti: vi è chi parla di tre/quattro miliardi di euro e chi di sette e, com’è ben noto, i miliardi di euro non sono certo dei bruscolini.

Altra questione: la riduzione dell’Irpef e/o dell’Irap ha rappresentato il dilemma delle scorse settimane. Alla fine, sembra abbia prevalso l’orientamento finalizzato al taglio dell’imposta sulle persone fisiche e che, salvo imprevisti o dietrofront, dovrebbe portare nelle tasche dei lavoratori dipendenti circa ottanta euro in più al mese, vale a dire mille euro all’anno. Ho usato il condizionale perché detto taglio sarà a partire dal prossimo Primo Maggio, mentre le relative risorse non sono state ancora reperite. Malauguratamente, invero, non è del tutto esclusa l’evenienza di incorrere nel rischio incombente che, superata positivamente la prova del voto europeo fissato per il venticinque di maggio pv, al ventisette del medesimo mese i potenziali beneficiari potrebbero rimanere con un beffardo palmo di naso, accampando il governo la maliziosa giustificazione che non vi è stato il tempo per convertire in legge il provvedimento di riduzione fiscale.

E poi: il provvedimento stesso andrebbe a favore dei soli lavoratori dipendenti i quali, comunque, un reddito già lo possiedono. E gli altri e, cioè, i disoccupati, i sottoccupati, i pensionati, i lavoratori autonomi quali professionisti, commercianti, artigiani ed agricoltori, perché escluderli? Non sono forse cittadini anche loro? E, così, dove va a finire il principio di uguaglianza costituzionalmente statuito?

Ma vi è ancor di più: mentre in Italia il Dr. Renzi promette mille euro in più all’anno, la tedesca casa automobilistica Volkswagen verserà ai suoi circa centomila dipendenti un premio di produzione per il 2013 di ben seimiladuecento euro. Una severa lezione per la nostra nazione: prima i lavoratori dell’azienda tedesca hanno accettato seppur limitati sacrifici per divenire più efficienti e, adesso, raccolgono i frutti. Da noi, per ora, di frutti se ne vedono pochissimi o nessuno.

Onde concludere, mi pare di poter affermare che tra un illusionista e un prestidigitatore non passa granché di differenza. Ma, tra uno statista accorto e lungimirante e un politico medio-borghese, astuto sì e spregiudicato pure, di differenza ne corre in copiosa misura!.

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