di Fausto Cerulli
Forse del glicine non dovremmo dire
ora che è morta lei che a me fu
glicine. aveva pelle vellutata, avrebbe
potuto essere pelle di pésca, ma
io coglievo solo di lei l’essere glicine.
Quella che rampicando fa belli
i muri rossastri al tramonto,
e nasconde l’asprezza del tufo.
Avevo, fanciullo di campagna
molto caro un glicine che sapeva
le mie sere. Poi vennero le rose
troppo rosse, fiori di sangue.
Ed io so dire solo del glicine
e solo del glicine voglio
raccontare le favole pendule,
il profumo leggero, quasi
un non profumo.Lei si chiamava
Bianca, io la chiamavo
glicine..








