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Home Territorio

Iniziato il processo di fusione dei comuni dell’Alto Orvietano

Redazione by Redazione
9 Gennaio 2014
in Territorio, Secondarie, Archivio notizie
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Prende consistenza il progetto del comune unico dell’alto orvietano con l’avvio di un percorso di partecipazione e di confronto che vedrà impegnati cittadini, forze economiche e sociali e amministrazioni sin dalle prossime settimane. Le amministrazioni dei comuni di Fabro, Ficulle, Montegabbione, Monteleone d’Orvieto e Parrano hanno concordato  documenti tecnici e politico-amministrativi per esprimere l’indirizzo di fondersi in un unico Comune sulla base di una relazione di fattibilità, che mette in evidenza le potenzialità della scelta di questo innovativo modello istituzionale, al fine di creare un Ente locale di dimensione media (di ca. 8000 abitanti, che copre una superficie di oltre 200 Kmq) che sia capace di sviluppare una politica di governo del Territorio più efficace.  “Questa – affermano i sindaci di Monteleone d’Orvieto, Montegabbione, Fabro, Ficulle e Parrano –  è una proposta ambiziosa. In un momento di crisi economica sistemica sarebbe più facile usare la retorica delle piccole patrie e del ripiegamento sul microcosmo paesano. Peccato che, così facendo, non si reca un buon servizio alle nostre comunità locali, che hanno invece bisogno di servizi efficienti, di capacità di progetto e di amministrazioni autorevoli, per la prima volta la politica non moltiplica le poltrone, ma le sottrae per governare meglio!”.

“Entro gennaio – proseguono – ciascun consiglio comunale sarà chiamato ad approvare una delibera con la quale si richiede alla giunta regionale di promuovere il procedimento per la presentazione di una proposta di legge per l’istituzione di un nuovo Comune a seguito della fusione dei Comuni di Monteleone d’Orvieto, Montegabbione, Ficulle, Fabro e Parrano. Dopo di ciò, si avvierà un intenso percorso di partecipazione pubblica che si concluderà con un referendum confermativo”.

“L’idea – precisano i sindaci – è quella di dare una nuova prospettiva ad un’area indebolita sia dalla crisi sia dalle conseguenze di un pesante assetto demografico. Si fa un comune unico per contare di più, per dare alle comunità dei paesi una ragione in più per restare e per dare forza alle economie locali. Non si chiede a nessuno di rinunciare alle proprie storie, alle proprie identità. Si offre, piuttosto, l’occasione a queste storie e a queste identità di tornare protagoniste in un mondo che cambia”.

Questa soluzione viene giudicata dai sindaci promotori quale evoluzione naturale delle istituzioni locali in un quadro di profondo cambiamento che scaturisce dall’attuale congiuntura economica e che persegue come finalità principali:

  • la realizzazione di una maggiore efficienza dell’organizzazione politico-amministrativa;
  • la liberazione di spazi di miglioramento degli attuali servizi nel Territorio;
  • l’acquisizione di un maggior peso politico a livello regionale;
  • l’accesso ad un rilevante finanziamento aggiuntivo statale pari a
    5 milioni di euro in 10 anni;
  • la deroga al Patto di Stabilità per un periodo di 2 anni;
  • la ricomposizione e la valorizzazione del quadro ambientale, storico e culturale del Territorio del nuovo Comune.

Le Amministrazioni rivendicano, in analogia con altre esperienze di fusioni registrate nel centro Italia (Valsamoggia – Emilia Romagna, Monterado, Ripe, e Castel Colonna – Marche), che la Regione Umbria riconosca per tale progetto di fusione:

  • l’accesso ad un significativo finanziamento regionale da garantirsi per almeno 10 anni;
  • la priorità nell’accesso a bandi regionali ed europei dedicati ai singoli comuni e anche per quelli dedicati agli enti associati.

“Se l’esito del referendum confermerà tale impostazione – concludono – nascerà un nuovo comune di circa 8mila abitanti, tra i venti più grandi dell’Umbria, il quinto per estensione territoriale in Umbria. Ricco di storie, di monumenti e risorse naturali, con centri storici di pregio, servito da infrastrutture nazionali, potrà diventare elemento di raccordo tra Orvieto, la zona del Trasimeno e la Bassa Toscana”.

“Si tratta di un percorso di forte innovazione politica. Si propone un cambiamento reale per rendere davvero esigibili i valori di uguaglianza, giustizia, merito, efficienza, solidarietà. Una sfida per costruire il futuro e non subirlo, per intercettare le possibilità del cambiamento unendo forze, desideri, progetti”.

 Nella foto in home Andrea Ricci, sindaco di Montegabbione.

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