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Quando la storia si ripete noiosamente o sono gli uomini sempre gli stessi o le condizioni in cui operano

di Dante Freddi

Quando la storia si ripete noiosamente o sono gli uomini sempre gli stessi o le condizioni in cui operano.
Il fatto.
Il prossimo anno a Orvieto andremo alle elezioni con un bilancio che la Corte dei Conti bacchetta da anni e soltanto qualche giorno fa l’ente di controllo  ha ricordato agli amministratori orvietani che gli “equilibri di bilancio, pur rispettati, risultano solo formalmente costruiti”. E poi conclude l’appunto rilevando che il  disavanzo d’amministrazione 2011, pari a 8.442.703,57 euro, “sarà finanziato mediante la previsione di alienazioni patrimoniali, costantemente riproposte negli anni e mai realizzate”.  Sembra anche che, nonostante la raccomandazione della Corte dei Conti sia stata pubblicata l’11 marzo, i consiglieri non sapessero ancora nulla fino a qualche giorno fa, nonostante la deliberazione dovesse essere trasmessa ai consiglieri, immaginiamo con sollecitudine.
Insomma, il senso del pensiero della Corte è “basta con le coperture corrette dal punto di vista ragionieristico ma soltanto formali”, che lasciano i debiti dove stanno, li perpetuano e li aumentano.
Una storia sempre uguale, che ci fa immaginare che le raccomandazione non facciano paura a nessuno.

Nel 2009 il sindaco Mocio chiuse la sua esperienza di primo cittadino dichiarando che si era proceduto al pareggio di bilancio bucato da Cimicchi e il sindaco Còncina dopo qualche mese aprì la sua consiliatura  dichiarando che avevamo milioni di euro di buco.
Sono quattro anni che ci viene ricordato con continuità e costanza che l’Ammistrazione non può operare investimenti e realizzare progetti, non per mancanza di idee, ma perché prima deve pagare i debiti lasciati dalla sinistra scialacquona.
Il timore è che se dovesse vincere il centrosinistra, nei successivi cinque anni non si potranno  effettuare investimenti perché ci sarà da pagare il buco della sinistra scialacquona più quello della destra chiacchierona e incapace. E così nessuno dei due racconterà più storielle  e il bilancio sarà ancora come ai tempi di Cimicchi e Mocio e Còncina: “formalmente costruiti”, elastici. Fin quando qualcuno rimarrà con l’elastico rotto in mano e andrà in galera.
L’unica soluzione è che vinca le elezioni chi potrà e sarprà “dire male” di tutti e quindi raccontarci la verità. Ma dov’è?
San Pietro Parenzo, getta nell’agone politico un manipolo di cittadini che sanno, che dicono quello che sanno e fanno quello che dicono. Questa volta niente distrazione.

6 Aprile 2013

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