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Geotermia sull’Alfina. Cresce la preoccupazione tra i cittadini

I giorni scorsi una preoccupata nota è stata inviata dalle associazioni ambientaliste e dai comitati di cittadini dell’Orvietano e della Tuscia ai vertici ed alle strutture tecniche dei ministeri dello Sviluppo economico e dell’Ambiente, della Regione dell’Umbria, della Provincia di Terni ed ai sindaci dell’ altopiano dell’Alfina, interessato dalla possibile costruzione di impianti pilota geotermici, due o forse tre.

“Il Ministero dello Sviluppo Economico -si legge nella nota-ha varato una serie di norme per favorire la realizzazione, nei territori vulcanici, di centrali elettriche alimentate da reflui geotermici, con il risultato che sull’altopiano dell’Alfina sono stati presentati 2 progetti (uno da realizzarsi nel comune di Castel Giorgio ed uno nella limitrofa Torre Alfina, nel comune di Acquapendente) dalla società ITW& LKW Geotermia Italia S.p.A.
E sono subito cominciati i problemi. In quanto è stato impedito ai cittadini ed alle scriventi associazioni, come pure prevede la legge, di acquisire, nei tempi previsti dalla legge vigente, i documenti necessari per la formulazione delle osservazioni (tale acquisizione è avvenuta infatti dopo 45 giorni e solo a seguito dell’intervento della Regione Umbria che ha dovuto definire non accoglibile l’istanza presentata dalla suddetta società e che pertanto dovrà essere di nuovo, se del caso, ripresentata)”.

La associazioni manifestano preoccupazioni, continua la nota “basate su vari aspetti che qui si richiamano sinteticamente e che abbisognano di chiarimenti approfonditi, non risolti nell’assemblea suddetta:

1) precedenti storici totalmente fallimentari di escavazione di pozzi geotermici sull’Alfina da parte di ENEL S.p.A., sia a Castel Giorgio, che a Torre Alfina, che nella zona di Latera dove è stata realizzata anche una costosa centrale geotermica entrata in funzione solo per pochi giorni e poi definitivamente chiusa a causa delle esalazioni nocive che produceva. Quello di Latera è un tipico esempio di sperpero di denaro pubblico che non ha prodotto un solo kWh lasciando dietro di sé la valle devastata, senza alcun tipo di recupero ambientale e paesaggistico e con grave danno economico per i residenti;

2) oggettiva difficoltà nella gestione dei gas tossici del sottosuolo in considerazioni delle altissime pressioni a cui sono sottoposti e che potrebbero creare fenomeni di inquinamento anche dell’aria, ma soprattutto delle falde idropotabili attualmente utilizzate dai comuni del comprensorio. L’intervento proposto infatti andrà ad operare sull’importante bacino idropotabile dell’Alfina definito in più sedi come “ad elevata vulnerabilità e di rilevanza interregionale”. Si ricorda che proprio a Castel Giorgio sono stati fatti alcuni pozzi per l’emungimento di acqua potabile da parte della Regione Umbria che, mediante l’acquedotto regionale dell’Alfina, serve migliaia di utenze per un comprensorio di alcune decine di migliaia di persone residenti nei comuni dell’Orvietano: Orvieto, Castel Giorgio, Castel Viscardo, Porano, Fabro, Ficulle.

3) probabile alterazione del delicato equilibrio sismico in una zona storicamente a considerevole sismicità, con la conseguente possibilità di dare luogo a fenomeni pericolosi per la popolazione. Non ci tranquillizza inoltre il recente e concomitante declassamento da parte della Regione Umbria dei territori dei comuni di Castel Giorgio e Castel Viscardo da zona 2 a zona 3. Declassamento che ci spinge a facili interrogativi specie se unito ai dati presentati dalla Società in maniera, a nostro avviso incompleta, perché relativi solo agli ultimi 30 anni (sic!) ed omettendo le informazioni sulla profondità degli eventi e soprattutto non prendendo in considerazione i terremoti di un passato anche recente (1957, 1695 catastrofico);

4) necessità di verifica dell’ esperienza specifica su perforazioni a profondità elevate da parte della Società titolare del progetto;

5) produzione di rumore da impianto, nell’arco delle 24 ore, del tutto incompatibile con l’attuale quiete dei luoghi a cui i residenti sono abituati e con l’esercizio di attività turistiche e di soggiorno per anziani già esistenti nell’area nonché considerevole impatto paesaggistico di un impianto di grandi dimensioni previsto in una zona di elevato pregio. A cui va aggiunta la considerazione che gli utili dell’operazione verrebbero pressoché sottratti al territorio, che non avrebbe pressoché alcuna ricaduta positiva dall’operazione.

In merito ai punti 2 e 3 si segnala con l’occasione un interessante video della prof.ssa Maria Rita D’Orsogna, fisico del CalTech (Università della California), grande esperta italiana del campo delle perforazioni profonde ed estrazione dal sottosuolo, in cui si denunciano i rapporti molto problematici tra perforazioni, eventi sismici, contaminazione delle acque, in perfetta sintonia con quanto sopra sostenuto. Il link per vedere il video– molto istruttivo- (complessivamente in 3 puntate) – è il seguente: https://www.youtube.com/watch?v=L71Cq_t0XuY .

Ci sembra insomma che il necessario confronto con le popolazioni, le associazioni ambientaliste, i comitati di tutela dell’Alfina , gli amministratori locali e regionali sia iniziato nel modo peggiore, in quanto a credibilità e modo di rapportarsi. Questi comportamenti ingenerano più di un sospetto che il confronto non voglia essere vero ed approfondito come la materia merita, ma solo di facciata, una pura formalità per arrivare al più presto al sospirato decreto di conferimento del titolo da parte del Ministero dello Sviluppo Economico.

Le scriventi associazioni e comitati ritengono che quella geotermica può essere una importante risorsa energetica a disposizione delle popolazioni locali. Ci sono esempi infatti dove la geotermia sembra essere utilizzata in sicurezza e con ottime ricadute sul territorio, ma non mancano anche cattivi esempi in cui essa sta provocando danni ambientali, sanitari ed economici, in termini di diseconomie nei territori coinvolti, e di scempi paesaggistici. Pur essendo infatti il comprensorio dell’Alfina un territorio vocato, dal punto di vista geotermico, può essere anche fortemente compromesso per diversi altri fattori, pertanto è opportuno procedere “cum grano salis” e saper rinunciare –se del caso- nell’interesse comune, specie quando mancano le necessarie garanzie e non ci sono ricadute economiche ed occupazionali locali.

Esempi positivi sono quelli dove i progetti sono severamente gestiti da consorzi espressione di tutte le realtà istituzionali ed associative del territorio e coordinati nell’interesse della comunità. Bisogna evitare insomma la classica “colonizzazione industriale” in cui “se va bene” quasi tutti i benefici sono per l’impresa, “se va male” i cittadini si tengono il buco e tutte le possibili conseguenze negative (Latera docet!). I nuovi interventi produttivi del comprensorio non possono non tenere conto che vanno ad installarsi in un’area dove altre economie produttive (soprattutto turismo, soggiorno per anziani ed agricoltura di pregio) sono già in essere, spesso da lungo tempo, e non possono essere messe a rischio da altri interventi invasivi, se non spericolati. Senza parlare poi della grande valenza paesaggistica dell’area in questione (la vicina Torre Alfina è inserita nei cento borghi più belli d’Italia).

Per questo motivo le scriventi associazioni ambientaliste e comitati di cittadini ritengono estremamente necessario che si addivenga al più presto all’apertura di un tavolo territoriale di discussione in relazione ai progetti di cui all’oggetto, che veda la partecipazione della Società, delle amministrazioni comunali dell’Alfina e degli scriventi in cui poter discutere più approfonditamente il tema per chiarire ogni ragionevole dubbio, prima della eventuale ripresentazione del progetto pilota di Castel Giorgio presso la Regione Umbria”.
La nota a cui si fa riferimento è stata diffusa a firma di:

Associazione Accademia Kronos, Umbria
Associazione Altra Città, Orvieto
Associazione Italia Nostra- sezione di Orvieto
Associazione La Renara per l’ecosviluppo del territorio, Castel Giorgio
Associazione ReSeT – Rete di Salvaguardia del Territorio , Tuscia
Associazione sviluppo sostenibile e salvaguardia Alfina, Acquapendente
Associazione WWF – sezione di Orvieto
Comitato Interregionale Salvaguardia Alfina (CISA), Orvieto
Comitato Nazionale c. Fotovoltaico & Eolico Aree Verdi e Naturali, Acquapendente
Comitato per la tutela e lo sviluppo di Castel Giorgio, C.Giorgio
Comitato tutela e valorizzazione Valli Chiani e Migliari, Ficulle

22 Novembre 2012

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