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Perché ad Orvieto si continua a sciupare i soldi?

Ringrazio il professore Paolo Scattoni dell’Università della Sapienza per la sua lettera di  condivisione al mio programma e soprattutto per il sostegno dato al centro studi con argomenti veramente di buon senso .

L’Italia sta cambiando rapidamente . Il mondo si sta rapidamente rinnovando, ma noi, che siamo privi di una classe dirigente, rimaniamo sempre fermi al palo. Non è più accettabile che le principali istituzioni  cittadine svolgano  attività non in sintonia o lontane dalle attese della sua comunità; l’imperativo doveva essere modernizzare, trasformare il volto della città perché il concetto stesso di centro storico era in pericolo mentre noi ancora insistiamo con il centro commerciale naturale .Si sta aprendo una fase nuova e tutto questo deve cambiare e portare  a  far riflettere  .

Infatti non si capisce perché la Fondazione non possa dirottare i soldi delle mostre (peraltro discutibili ) nella ricerca e nell’innovazione. Non si capisce perché si debba continuare a sciupare i soldi in mille rivoli senza mai avere il coraggio di cambiare niente.

Se tutto questo fosse possibile i conti del  passato come anche le spese per il futuro  se li potrebbe addossare l’Amministrazione  e la Fondazione  insieme, magari con l’ausilio di un privato .

Il privato potrebbe essere un qualsiasi soggetto interessato a investire in programmi di sviluppo con la capacità di attingere a quei  famosi finanziamenti della Comunità Europea

Un valido sostegno potrebbe venire  dalle università americane interessate a completare gli studi dei ragazzi in una città ricca di storia situata a pochissimi km da  Roma e da Firenze. Un altro contributo potrebbe venire da una politica comune delle banche locali interessate alla crescita di questo territorio

Per fare questo, però, necessita che sia l’Amministrazione che la Fondazione dimostrino maggiori capacità imprenditoriali e di coraggio. Il mercato infatti chiede innovazione come  la città reclama prospettive di sviluppo.

Bisogna quindi fare strategie comuni  e affrontare scelte coraggiose per dare più certezze ai nostri giovani  ed è in quest’ottica che vanno messe le basi  di un processo di rinnovamento .

Non abbiamo mai avuto uno strumento di pianificazione strategica del territorio, pur avendo attraversato una profonda e radicale trasformazione del nostro sistema produttivo ed ora che potremmo  disporre di un simile  strumento continuiamo a sciupare  le risorse in eventi, mostre e spettacoli senza senso con perdite di tempo e d’occasioni.

Per tornare a parlare di sviluppo occorre riorientare la politica sulla ricerca e sull’innovazione cercando di allontanare quel clima di incertezza e diffidenza che al momento aleggia  invece  intorno al centro studi .

 

8 Giugno 2012

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