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Tragedia, con sfumature paradossali, dal finale incerto

1° tempo: POPULISMO, QUALUNQUISMO E DEMAGOGIA (Ma sì, sfoghiamoci)

Sono-veramente-disgustato. In un paese schizofrenico vedo chiaramente gli opposti. Netti, nitidi, chiari. Perfettamente distinti.

Da un lato vedo la politica alla frutta. Anzi, stanno proprio sparecchiando. Vedo gente che guadagna decine di migliaia di euro al mese, che vive su un altro pianeta. Vedo ogni giorno che accidenti al meglio. Vedo una corruzione nella pubblica amministrazione che manco nell’Africa equatoriale. Individui senza arte né parte, in luoghi di potere, in tv, che parlano dei problemi della gente, non avendo la benché minima idea di quello che dicono. Parlano, parlano. Parlano e basta, sempre delle stesse cose. Da decenni. Piccola annotazione: quando si parla sempre delle stesse cose, degli stessi problemi, significa che i problemi non si risolvono, sennò almeno si parlerebbe d’altro, di nuove sfide da affrontare. Non sei in grado di risolvere i problemi? Oh, c’hai provato. Ora però, cortesemente, fatti da parte, vediamo se qualcun altro ci riuscisse. Hai visto mai?

Tanto per essere chiari, per non generalizzare: in politica ci sono persone di qualità, di grande qualità. Solo che sono impotenti. Vengono sterilizzate, neutralizzate, da un sistema più grande di loro, mastodontico, il cui unico, vero obiettivo è l’autosotentamento e il mantenimento di se stesso e dello status quo.

Vedo un paese allo sbando. Dove nessuno sa più che pesci prendere. Da cui la naturale conseguenza di trovare un timoniere che provi a evitare la catastrofe. Molto chiaramente, visto che è un fin troppo facile bersaglio: Monti, secondo me, nello specifico, poco c’entra. L’hanno piazzato su una barca che fa acqua dappertutto, proprio perché nessuno sa più a che santo votarsi. Altro che gesti di responsabilità. Né quello di dire “avremmo vinto noi, quindi pensate quanto siamo bravi”, né quello di dire “abbiamo fatto un passo indietro pur avendo i numeri per proseguire”. Non scherziamo. La verità, la sostanza delle cose, è tutt’altra cosa.

È il sistema che non è più credibile. Non è credibile il sistema politico, che dice che bisogna cambiare le cose, ma che non cambia niente. Che dice di difendere i diritti dei cittadini, che si preoccupa dei problemi reali della gente, delle imprese, delle famiglie, dei giovani. Ma che poi difende sempre se stesso e i soliti noti. E sopratuttto che non riesce a fare una straccio di riforma della pubblica amministrazione, cioè risolvere IL PROBLEMA. Perché in realtà, molto semplicemente, significherebbe segare il ramo su cui si è seduti. Sento dire che Monti insieme a Giarda stiano provando a fare qualcosa; si parla di un taglio di 20-30 miliardi. Vedremo se e come glie lo lasceranno fare.

Pensate: tra lotta alla corruzione nella pubblica amministrazione, auto blu, stipendi dei parlamentari, clientele, inzeppati, portaborse, pseudo manager e dirigenti pubblici che si portano a casa decine di migliaia di euro al mese, consigli regionali ultrapagati, enti inutili, assistenzialismi vari ed eventuali, sanità drogata…, ma quanti cavolo di milardi di euro si risparmierebbero ogni anno? Unite tutto ciò ad una serrata lotta all’evasione fiscale e fate due conti al volo. Ci sarebbero molte meno tasse, le famiglie avrebbero meno spese, le imprese respirerebbero, i giovani troverebbero meglio lavoro. E magari ci sarebbe qualche suicidio in meno.

 

E poi, guardo dall’altro lato. E vedo potenzialità, vedo intelligenza, vedo capacità e competenza. Ma vedo anche mancanza di prospettiva, frustrazione, depressione di massa, la sensazione di impotenza di chi non ha uno sbocco e non vede futuro. Vedo morire lentamente la speranza. Vedo la crescente disperazione della gente, delle famiglie, delle imprese. Vedo grandi potenzialità, mortificate, inespresse, castrate. Vedo le eccellenze, le intelligenze dei giovani, un milione e mezzo di laureati all’estero perché in Italia non sanno dove sbattere la testa. Vedo facce pulite, nuove, sconosciute (elemento questo da non sottovalutare), tagliate fuori da tutto.

Inizio a non credere nella più gradualità, nel cambiamento senza scossoni. Una novità per me. Guardo i fatti, e cresce in me una visione radicale. O c’è uno stacco netto, e si cambia il sistema alla radice, o dal sistema si viene assorbiti; senza accorgersene, di sfumatura in sfumatura, ogni tentativo di cambiamento regredisce inevitabilmente al punto di partenza, attratto da una lenta ma poderosa forza di gravità della massa sistemica, che attrae, assorbe, integra e normalizza.

2° tempo: LA RISPOSTA (anzi due)

Prima risposta, emotiva, ad effetto: reagire, in qualche modo. Mi viene in mente lo sciopero del voto. Penso, se tutti gli italiani, o almeno gran parte di loro non andassero a votare si manderebbe un segnale forte, inequivocabile. Poi penso anche che dopo i soliti inziali dibattiti sulla crisi della politica che deve ripensarsi (fatti dagli stessi individui che dovrebbero ripensarsi, pensa un po’) dopo un po’ tutto scemerebbe, e in fondo cambierebbe ben poco.

E allora penso, “mo voto Grillo”, anche se non mi convince fino in fondo, perché mi dà sì una visione diversa e riconoscibile, ma un po’  destrutturata e con idee non sempre chiare sui temi concreti. Salto nel buio, ma almeno novità radicale.

Seconda risposta, pratica, operativa: cambiare il sistema. Bisogna cambiare le cose. Prima di tutto va cambiato il concetto di democrazia, incompiuto fino ad oggi, perché per quanto uno deleghi a qualcun altro la gestione della cosa pubblica, al di là dei sistemi elettorali, poi egli ne viene di fatto estromesso. La democrazia oggi può trovare una più piena e consapevole realizzazione, grazie alla rete, a internet, ai social media. All’intelligenza condivisa, alla mente collettiva.

Bisogna cambiare il rapporto del cittadino con la politica. Egli deve contare, poter indirizzare l’azione politica, avere un dialogo trasparente con chi lo amministra, esprimere giudizi, contribuire alle scelte. E soprattutto controllare che fine fanno i soldi che versa allo Stato, e decidere chi prende quanto. E se è vero che la condizione necessaria è che chi governa si apra al dialogo e all’ascolto di chi l’ha votato (perché, guarda un po’, chi l’ha votato gli ha dato un mandato a termine e quindi sarebbe il caso che potesse essere aggiornato sulle attività e i risultati di chi egli stesso ha delegato) è altrettanto vero che di conseguenza il cittadino a quel punto dovrà prendersi delle responsabilità. Se sarà messo nelle condizioni di dire la sua, di interagire e di contare qualcosa, lo dovrà fare. Da cittadino spettatore a cittadino partecipante.

Epilogo: (?)

Siamo in una fase di cambiamento sistemico epocale, questo è fuori dubbio. Le dinamiche sociali si stanno ridefinendo in modo rapidissimo e completamente nuovo, soprattutto grazie alla rete. Ma qualcuno ancora non lo capisce, perché non conosce il nuovo mondo. Speriamo lo comprenda al più presto. Poi c’è chi fa finta di non capire, per paura di perdere qualcosa, magari una posizione di potere a cui negli anni si si è abbarbicato, come fa l’edera sul tronco di un albero. Ma l’onda è in arrivo. È alta. E, credo, inarrestabile. Speriamo passi presto.

Tragedia, con sfumature paradossali, dal finale incerto.

 

1° tempo: POPULISMO, QUALUNQUISMO E DEMAGOGIA (Ma sì, sfoghiamoci)

Sono-veramente-disgustato. In un paese schizofrenico vedo chiaramente gli opposti. Netti, nitidi, chiari. Perfettamente distinti.

Da un lato vedo la politica alla frutta. Anzi, stanno proprio sparecchiando. Vedo gente che guadagna decine di migliaia di euro al mese, che vive su un altro pianeta. Vedo ogni giorno che accidenti al meglio. Vedo una corruzione nella pubblica amministrazione che manco nell’Africa equatoriale. Individui senza arte né parte, in luoghi di potere, in tv, che parlano dei problemi della gente, non avendo la benché minima idea di quello che dicono. Parlano, parlano. Parlano e basta, sempre delle stesse cose. Da decenni. Piccola annotazione: quando si parla sempre delle stesse cose, degli stessi problemi, significa che i problemi non si risolvono, sennò almeno si parlerebbe d’altro, di nuove sfide da affrontare. Non sei in grado di risolvere i problemi? Oh, c’hai provato. Ora però, cortesemente, fatti da parte, vediamo se qualcun altro ci riuscisse. Hai visto mai?

Tanto per essere chiari, per non generalizzare: in politica ci sono persone di qualità, di grande qualità. Solo che sono impotenti. Vengono sterilizzate, neutralizzate, da un sistema più grande di loro, mastodontico, il cui unico, vero obiettivo è l’autosotentamento e il mantenimento di se stesso e dello status quo.

Vedo un paese allo sbando. Dove nessuno sa più che pesci prendere. Da cui la naturale conseguenza di trovare un timoniere che provi a evitare la catastrofe. Molto chiaramente, visto che è un fin troppo facile bersaglio: Monti, secondo me, nello specifico, poco c’entra. L’hanno piazzato su una barca che fa acqua dappertutto, proprio perché nessuno sa più a che santo votarsi. Altro che gesti di responsabilità. Né quello di dire “avremmo vinto noi, quindi pensate quanto siamo bravi”, né quello di dire “abbiamo fatto un passo indietro pur avendo i numeri per proseguire”. Non scherziamo. La verità, la sostanza delle cose, è tutt’altra cosa.

È il sistema che non è più credibile. Non è credibile il sistema politico, che dice che bisogna cambiare le cose, ma che non cambia niente. Che dice di difendere i diritti dei cittadini, che si preoccupa dei problemi reali della gente, delle imprese, delle famiglie, dei giovani. Ma che poi difende sempre se stesso e i soliti noti. E sopratuttto che non riesce a fare una straccio di riforma della pubblica amministrazione, cioè risolvere IL PROBLEMA. Perché in realtà, molto semplicemente, significherebbe segare il ramo su cui si è seduti. Sento dire che Monti insieme a Giarda stiano provando a fare qualcosa; si parla di un taglio di 20-30 miliardi. Vedremo se e come glie lo lasceranno fare.

 

Pensate: tra lotta alla corruzione nella pubblica amministrazione, auto blu, stipendi dei parlamentari, clientele, inzeppati, portaborse, pseudo manager e dirigenti pubblici che si portano a casa decine di migliaia di euro al mese, consigli regionali ultrapagati, enti inutili, assistenzialismi vari ed eventuali, sanità drogata…, ma quanti cavolo di milardi di euro si risparmierebbero ogni anno? Unite tutto ciò ad una serrata lotta all’evasione fiscale e fate due conti al volo. Ci sarebbero molte meno tasse, le famiglie avrebbero meno spese, le imprese respirerebbero, i giovani troverebbero meglio lavoro. E magari ci sarebbe qualche suicidio in meno.

E poi, guardo dall’altro lato. E vedo potenzialità, vedo intelligenza, vedo capacità e competenza. Ma vedo anche mancanza di prospettiva, frustrazione, depressione di massa, la sensazione di impotenza di chi non ha uno sbocco e non vede futuro. Vedo morire lentamente la speranza. Vedo la crescente disperazione della gente, delle famiglie, delle imprese. Vedo grandi potenzialità, mortificate, inespresse, castrate. Vedo le eccellenze, le intelligenze dei giovani, un milione e mezzo di laureati all’estero perché in Italia non sanno dove sbattere la testa. Vedo facce pulite, nuove, sconosciute (elemento questo da non sottovalutare), tagliate fuori da tutto.

Inizio a non credere nella più gradualità, nel cambiamento senza scossoni. Una novità per me. Guardo i fatti, e cresce in me una visione radicale. O c’è uno stacco netto, e si cambia il sistema alla radice, o dal sistema si viene assorbiti; senza accorgersene, di sfumatura in sfumatura, ogni tentativo di cambiamento regredisce inevitabilmente al punto di partenza, attratto da una lenta ma poderosa forza di gravità della massa sistemica, che attrae, assorbe, integra e normalizza.

 

2° tempo: LA RISPOSTA (anzi due)

Prima risposta, emotiva, ad effetto: reagire, in qualche modo. Mi viene in mente lo sciopero del voto. Penso, se tutti gli italiani, o almeno gran parte di loro non andassero a votare si manderebbe un segnale forte, inequivocabile. Poi penso anche che dopo i soliti inziali dibattiti sulla crisi della politica che deve ripensarsi (fatti dagli stessi individui che dovrebbero ripensarsi, pensa un po’) dopo un po’ tutto scemerebbe, e in fondo cambierebbe ben poco.

E allora penso, “mo voto Grillo”, anche se non mi convince fino in fondo, perché mi dà sì una visione diversa e riconoscibile, ma un po’  destrutturata e con idee non sempre chiare sui temi concreti. Salto nel buio, ma almeno novità radicale.

Seconda risposta, pratica, operativa: cambiare il sistema. Bisogna cambiare le cose. Prima di tutto va cambiato il concetto di democrazia, incompiuto fino ad oggi, perché per quanto uno deleghi a qualcun altro la gestione della cosa pubblica, al di là dei sistemi elettorali, poi egli ne viene di fatto estromesso. La democrazia oggi può trovare una più piena e consapevole realizzazione, grazie alla rete, a internet, ai social media. All’intelligenza condivisa, alla mente collettiva.

Bisogna cambiare il rapporto del cittadino con la politica. Egli deve contare, poter indirizzare l’azione politica, avere un dialogo trasparente con chi lo amministra, esprimere giudizi, contribuire alle scelte. E soprattutto controllare che fine fanno i soldi che versa allo Stato, e decidere chi prende quanto. E se è vero che la condizione necessaria è che chi governa si apra al dialogo e all’ascolto di chi l’ha votato (perché, guarda un po’, chi l’ha votato gli ha dato un mandato a termine e quindi sarebbe il caso che potesse essere aggiornato sulle attività e i risultati di chi egli stesso ha delegato) è altrettanto vero che di conseguenza il cittadino a quel punto dovrà prendersi delle responsabilità. Se sarà messo nelle condizioni di dire la sua, di interagire e di contare qualcosa, lo dovrà fare. Da cittadino spettatore a cittadino partecipante.

Epilogo: (?)

Siamo in una fase di cambiamento sistemico epocale, questo è fuori dubbio. Le dinamiche sociali si stanno ridefinendo in modo rapidissimo e completamente nuovo, soprattutto grazie alla rete. Ma qualcuno ancora non lo capisce, perché non conosce il nuovo mondo. Speriamo lo comprenda al più presto. Poi c’è chi fa finta di non capire, per paura di perdere qualcosa, magari una posizione di potere a cui negli anni si si è abbarbicato, come fa l’edera sul tronco di un albero. Ma l’onda è in arrivo. È alta. E, credo, inarrestabile. Speriamo passi presto.

23 Aprile 2012

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