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S.E. Mons. G. Bassetti, vice presidente della Cei e arcivescovo di Perugia al ritiro del clero della diocesi di Orvieto-Todi

Nella Casa diocesana di Spagliagrano di Todi sì e svolto il ritiro spirituale mensile del clero della diocesi di Orvieto-Todi guidato da Sua Ecc. Gualtiero Bassetti, Vice Presidente della Cei e Arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, che ha parlato sul tema “Giovani e comunità ecclesiali:proposte e itinerari pastorali”.

Dopo la recita dell’ Ora media e una riflessione dell’Arcivescovo Marra, Amministratore Apostolico della diocesi, sulla Lettura breve, Mons. Bassetti ha introdotto il tema a lui affidato osservando che per parlare di giovani e chiesa è importante domandarsi a cosa ci si riferisce quando oggi si parla di giovani..Il passaggio dalla giovinezza all’età adulta – ha osservato il Presule – è segnato da cinque fenomeni: la fine degli studi, l’inizio del lavoro, l’uscita dalla casa dei propri genitori,il matrimonio o comunque una relazione affettiva stabile, e la nascita del primo figlio. Una volta tutti questi fenomeni accadevano abbastanza vicini tra di loro e abbastanza presto. Ora subiscono una dilazione e avvengono in maniera sempre più diversificata e complessa.

Mons. Bassetti si è intrattenuto ad analizzare la difficoltà del rapporto  “giovani e Chiesa” che risente di un disagio che attraversa tutto il mondo adulto, in relazione al suo compito educativo. La crisi relazionale tra Chiesa e giovani è da leggere dentro questa crisi più generale del rapporto tra mondo adulto e mondo giovanile: esistono, però, anche motivi specifici, legati alla natura della comunità cristiana. Di fronte a questa situazione di indubbia difficoltà – ha detto Mons. Bassetti – c’è bisogno di uno sguardo realista che sia illuminato dalla fede, cioè dalla convinzione che Dio è presente in tutte le generazioni, uno sguardo che non sia preoccupato dei giovani ma che parta dalla volontà di occuparsi di loro.

Quale Chiesa per i giovani si è poi chiesto Bassetti passando in rassegna i numerosi documenti dell’episcopato italiano e ha fermato l’attenzione sulla necessità di una conversione pastorale a partire dalla centralità della missione. Di fonte al mondo che cambia –ha sostenuto- c’è bisogno di un rinnovamento del modo di fare pastorale, e quindi anche di fare pastorale giovanile; un rinnovamento che non è di carattere tattico, ma è proprio come ogni conversione che si rispetti, di carattere  “strategico”; si tratta di cambiare il modo di pensare, il modo di approcciarsi alla realtà del mondo giovanile.

La pastorale giovanile oggi richiede una decisa restituzione di soggettività alla comunità cristiana nel suo insieme: passare dalla situazione di delega a un coinvolgimento pieno di tutte le componenti del popolo di Dio. Si tratta di caratterizzarsi per:

-un’accoglienza incondizionata che rende visibile ai giovani una qualità di vita diversa;

-un ascolto attento e aperto al mondo giovanile per discernere comunitariamente il “vero” presente nel “nuovo” delle culture e dei linguaggi giovanili;

-il protagonismo dei giovani nella vita e nell’azione della comunità:

-la progettualità: in realtà senza un progetto la soggettività della intera comunità cristiana rimane una utopia;

-il ripensamento in chiave missionaria della vita quotidiana della comunità;

-l’integrazione  delle comunità cristiane: una Chiesa che sa mettersi in rete per i giovani.

La prima rete da costruire è quella tra le parrocchie;

-responsabilità educativa e le figure educative e tra queste l’animatore di gruppo.

 

La pastorale giovanile ha osservato Mons. Bassetti spesso è lontana dalla vita. E’ fisicamente distante, nel senso che si gioca negli ambienti ecclesiali, sempre in casa mai in trasferta ! Ecco perché occorrono nuove proposte e percorsi.

Occorre prestare attenzione:

-per prima al modello formativo perché ogni giovane possa comunicare, là dove si vive, quel poco o quel tanto di gioia e di speranza di cui si è fatta esperienza;

-la seconda attenzione riguarda la presenza di Chiesa negli ambienti;

-la terza è l’attenzione alla dimensione vocazionale della giovinezza. Spesso si riferisce questo termine all’accoglienza della vita sacerdotale, religiosa o anche alla scelta del matrimonio. La giovinezza però è un tempo interamente vocazionale. Se come diceva Paolo VI, la vita è la realizzazione del sogno della giovinezza, è importante aiutare i giovani a “sognare bene” e a tradurre i sogni in realtà;

-la quarta attenzione è relativa alla presa in carico dei sogni dei giovani. I giovani vanno aiutati ad assumere seriamente i propri desideri come orizzonte di vita e di speranza.

Le esigenze della conversione pastorale prefigurano un grande cambiamento di essere e di agire per la comunità cristiana, di fronte al quale ci si può sentire disorientati. Perciò –  ha detto concludendo Mons. Bassetti – sono quanto mai opportune alcune considerazioni:

-La prima è questa: la nostra Chiesa ha i numeri per affrontare queste sfide, ne ha le possibilità e i doni; non è solo un assunto di fede, ma si appoggia sulla constatazione che le nostre comunità cristiane sono molto vive e molto ricche di persone (a volte anche un po’ nascoste) piene di fede e di voglia di fare

-La seconda considerazione riguarda il fatto che  le trasformazioni di cui si è sopra parlato sono già in atto.

-La terza riflessione, di segno un po’ più spirituale, è questa: ogni conversione è faticosa, assomiglia ad un parto, di cui il Vangelo dice: La donna, quando partorisce, è afflitta, perché è giunta la sua ora; ma quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più dell`afflizione per la gioia che è venuto al mondo un uomo (Gv 16, 21). La fatica della conversione conduce alla felicità di essere Chiesa serva buona e fedele, capace di trafficare il grande talento che sono i giovani e che Dio ci ha dato perché siano nostra gioia e nostra corona (cf 1Ts 2,19).

 

28 Aprile 2012

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