Più Pilo per Tutti, Orvieto città del Corpus Domini: “Non si può tollerare il silenzio di chi dovrebbe tutelare e tutelarci”

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L’Associazione Orvieto Città del Corpus Domini, come ha fatto Italia Nostra, bacchetta l’iniziativa di tre commercianti orvietani “Più Pilo Per tutti. C’è sempre un motivo per salire a Orvieto” nata al solo scopo di invitare la gente a comprare sulla Rupe rivitalizzando così, non solo il centro storico, ma portando anche ossigeno alle casse dei commercianti.

 

C’era una volta una città ricca e ordinata (la Volsinii di Valerio Massimo), che il degradare e la decadenza dei costumi portarono alla rovina e alla scomparsa per sempre dalla memoria dei più. Accadde con Quinto Fabio Massimo Gurgite … il “mangione”, che qui cadde nella battaglia. Il figlio di questi passò alla storia come il Temporeggiatore … cunctator rei publicae, Quinto Fabio Massimo Verrucoso (già console, dopo la sconfitta sonora al Trasimeno proclamato dictator … & augure, come lo furono solo Manio Valerio Massimo, tre secoli prima, Silla e Giulio Cesare dopo di lui).

Siamo una comunità bislacca. Paziente e fin troppo tollerante. Ma disattenta e distratta. Quanto causa di tutto ciò sia attribuibile ai retaggi storici, sociali, di una civitas sempre divisa tra parti ondivaghe opportuniste ed opposti schieramenti di volta in volta riproponibili, non è verificabile. Facilmente quantificabile invece è quanta colpa si possa dare all’ignoranza, nel senso di conoscenza (e ricordo che mio nonno contadino sapeva della Divina Commedia, di agrimensura, della Storia Patria, apprese nella scuola rurale di Rocca Ripesena), all’indifferenza, dovute al dilagare oramai inarrestabile del finto sapere fast&food, smart, più o meno fake, veicolato da wiki e social.

Ma quello che più appare disarmante, sconvolgente quasi, è che indifferenza, disimpegno, disconferma, mancanza di presa di posizione, temporeggiamento – che paiono tattiche e strategie, ma sono solo casuali contingenze del momento di atteggiamenti e modi radicati e archetipici – si vedano proprio là dove non dovrebbero manifestarsi. In democrazia, questa nostra d’ora rappresentativa, né quella di Pericle, né quella giacobina, questa qua che ci meritiamo qui e adesso, qualcuno è stato mandato da qualcun altro a gestire per procura e pro tempore il bene comune.

Quanto meno ci si aspetta che ciò sia posto in essere. In democrazia, sempre questa nostra sopradetta, vige il principio delle libertà (d’espressione, culto, militanza, etc.) basato sul rispetto e l’attenzione. Significa che la libertà non si può e non si deve limitare all’aprir bocca e darle fiato, ovvero a mettere in pratica sempre e comunque quel che passi per la testa. Libertà e rispetto vanno di pari passo e commisurate reciprocamente. Invece si temporeggia. O si perde tempo (dipende). Scomodare Antonio Albanese, tra i miei preferiti contemporanei peraltro, per provocare i rappresentanti mandati ad insediarsi nel palazzo per gestire il comune bene (da leggersi in tutti i significati possibili plausibili), sarebbe pure gustoso e divertente se (de)limitato però, circoscritto al nostro Arno, magari in una seduta consiliare.

Non sciorinato ai quattro venti quale idea di promozione alternativa. In passato qualcuno propose addirittura la non meno amena (anche se relativamente azzeccata) lettura del prodotto interno lordo riferendosi alle scorie metabolizzate da evacuare … Insomma, non si può tollerare il silenzio rumorosissimo di chi invece dovrebbe tutelare e tutelarci agli occhi del mondo globalizzato. L’assessorato impallinato per l’inopportuna uscita su una minoranza docet. Come si può dico io abbozzare che Orvieto sia sistematicamente emendata sulle cartine geografiche promozionali turistiche del TCI, che gli si venga tombato il F.A.I. senza salire sulle barricate, che il sesso femminile sia sbandierato in vulgato doppiosenso come promozione culturale, turistica e commerciale della nostra città che custodisce il Santuario del SS. Corporale ed è la Città del Corpus Domini?


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