Riceviamo da una mamma che, a tutela del proprio figlio preferisce rimanere anonima, la lettera che segue sperando possa essere da stimolo per le Istituzioni per rendere la vita di questi genitori un po’ più semplice e dignitosa:
Immaginavo che essere mamma sarebbe stato difficile. Non immaginavo, pero, che un giorno avrei dovuto lottare per garantire a mio figlio que li che dovrebbero essere diritti fondamentali e indiscutibili. Sono una giovane mamma, una lavoratrice autonoma, e mio figlio ha una disabilita non cognitiva che incide significativamente sul suo comportamento ne la quotidianita. Da quando frequenta la scuola del’infanzia e affiancato da un insegnante di sostegno. Ed e proprio da quel momento che e iniziata la nostra battaglia. Si, perche ogni mattina, quando accompagno mio figlio a scuola, non so mai se la mia giornata lavorativa potra proseguire normalmente o se, da un momento al’altro, squi lera il telefono. «Signora, deve venire a prendere suo figlio perche oggi e ingestibile». «Signora, domani l’insegnante di sostegno non sara presente, quindi sarebbe meglio evitare di mandarlo».
«Domani c’e sciopero, vi faremo sapere se potra venire a scuola». Frasi che, per alcune famiglie, potrebbero sembrare semplici comunicazioni organizzative. Per noi, invece, rappresentano l’ennesima conferma di quanto sia difficile vedere riconosciuti diritti che dovrebbero essere garantiti a tutti. Chi, per sua fortuna, non vive situazioni simili probabilmente non puo comprendere cosa significhi organizzare ogni singola giornata tra terapie, visite, farmaci e impegni lavorativi. Non puo immaginare cosa voglia dire essere una madre che, per gran parte dela settimana, deve gestire tutto da sola, senza sapere se il giorno successivo potra lavorare oppure dovra rinunciare a tutto perche la scuola non e in grado di garantire la presenza di una figura di sostegno. E non e soltanto una questione organizzativa.
E anche il peso di una societa che spesso ti fa sentire sola, fuori posto, diversa. Come se il problema fossi tu, come se tuo figlio fosse un peso da gestire anziche un bambino con gli stessi bisogni, gli stessi desideri e gli stessi diritti degli altri. Ma devi essere forte. Per tuo figlio, certo, ma anche per te stessa. Perche sei la colonna portante di tutto e sai che, se croli tu, rischia di cro lare l’intero caste lo. E alora, dopo anni in cui questa situazione si ripete, ho deciso di raccontare que lo che succede. Perche ormai il vaso e colmo. Proprio due giorni fa, mentre andavo a prendere mio figlio a scuola, una dele sue insegnanti si e avvicinata per anticiparmi: «Signora, domani ci sara un grande sciopero, quindi magari vi faccio sapere prima».
Ci fa sapere. Ci fa sapere se mio figlio, la mattina seguente, potra entrare in una SCUOLA PUBBLICA, nel’ambito di un percorso di istruzione obbligatoria? E si, conosco gia la risposta che probabilmente mi verra data: la sicurezza. La necessita di garantire la sua incolumita e que la degli altri bambini. Un tema che non intendo minimizzare e che considero fondamentale. Ma alora mi chiedo: la soluzione e davvero escluderlo ogni volta che manca l’insegnante di sostegno? La sicurezza puo diventare una giustificazione per negare, di fatto, a un bambino con disabilita il diritto di frequentare la scuola? Perche e questo che accade: mio figlio si ritrova a casa, mentre i suoi compagni varcano regolarmente quela porta. E soprattutto, signora maestra, chi glielo spiega? Chi gli spiega perche i suoi compagni quel giorno sono a scuola e lui no?
Chi gli spiega perche, ancora una volta, e lui quelo che deve restare a casa? Perche mio figlio me lo chiedera. E io, ancora una volta, dovro trovare le parole per spiegargli qualcosa che non dovrebbe nemmeno accadere. Questa lettera non e il capriccio di una mamma esasperata, ne il tentativo di alimentare una polemica con la scuola o con gli insegnanti. E la denuncia di una situazione che va ben oltre la mia esperienza personale. E la voce di tante famiglie del nostro territorio e di tutta Italia, che ogni giorno si trovano a fare i conti con un sistema che troppo spesso non riesce a garantire ai propri figli cio che dovrebbe essere un diritto, non un privilegio: l’accesso a l’istruzione e una reale inclusione scolastica.
Non chiediamo trattamenti di favore. Non chiediamo privilegi. Non chiediamo che qualcuno faccia qualcosa di straordinario. Chiediamo che i nostri figli possano semplicemente andare a scuola. Che possano stare con i loro compagni, imparare, crescere, sbagliare, giocare e sentirsi parte di una comunita. Chiediamo che la disabilita non diventi una porta chiusa, una giornata persa, un’assenza imposta da le difficolta organizzative di un sistema che dovrebbe invece trovare le soluzioni per includere. Metto nero su bianco queste parole perche resti una testimonianza. Perche noi esistiamo. Perche i nostri figli esistono. Perche non sono bambini di serie B e non devono essere trattati come tali. Hanno diritto a un presente, ma soprattutto a un futuro. Lo stesso futuro che immaginiamo per tutti gli altri bambini. L’inclusione non puo esistere soltanto sulla carta. Deve essere garantita ogni giorno, anche quando è difficile. Soprattutto quando è difficile!!!!!










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