Il nuovo bando da 16 milioni di euro per l’acquisto di olio extravergine di oliva 100% italiano destinato alle persone indigenti rappresenta una risposta importante alle richieste avanzate da Coldiretti e Unaprol al Ministro Lollobrigida, che già lo scorso agosto avevano richiesto l’adozione di questa misura per sostenere le famiglie in difficoltà, tutelando la loro salute e il reddito degli olivicoltori italiani. Un intervento che unisce solidarietà sociale e sostegno alla filiera, garantendo anche ai cittadini più fragili un alimento fondamentale della Dieta Mediterranea e contribuendo, allo stesso tempo, a ridurre le giacenze di vero extravergine italiano e a dare liquidità alle imprese agricole.
“Abbiamo chiesto con forza questo intervento perché crediamo che la tutela della salute dei cittadini e la difesa del reddito degli olivicoltori debbano procedere insieme – sottolinea Giulio Mannelli, vicepresidente Coldiretti Perugia e presidente Aprol Umbria. È fondamentale, però, che le risorse pubbliche vadano esclusivamente a beneficio del vero olio extravergine italiano e non finiscano nelle mani di quei trafficanti di olio che hanno alimentato speculazioni e distorsioni del mercato. Il bando presentato da Agea, necessario per sostenere le famiglie in difficoltà, può rappresentare anche un’occasione per una maggiore trasparenza nella filiera, evitando speculazioni attraverso prodotti di dubbia qualità.
Non è accettabile che prodotti di qualità inferiore vengano presentati ai consumatori come extravergini o che oli stranieri beneficino indebitamente dell’immagine e del valore del Made in Italy, mettendo a rischio la salute dei cittadini e il reddito degli agricoltori onesti – prosegue Mannelli. Per questo rinnoviamo la richiesta di intensificare i controlli a tappeto, anche attraverso strumenti scientifici innovativi come risonanza magnetica, mappa genomica e mappatura isotopica, accompagnati da banche dati integrate, laboratori potenziati e dalla possibilità di utilizzare i risultati delle analisi come prove nei procedimenti giudiziari”.
Un ulteriore passo avanti è rappresentato dall’introduzione del documento elettronico di accompagnamento delle olive e dell’olio, fortemente voluto da Coldiretti, per rafforzare la tracciabilità delle movimentazioni lungo la filiera. Fondamentale anche garantire scaffali trasparenti nella grande distribuzione, affinché i cittadini possano distinguere con chiarezza il vero extravergine 100% italiano dagli oli di diversa provenienza.
Un’esigenza condivisa da Silvia Berti del Frantoio Berti di Perugia socia Aprol Umbria, che richiama la necessità di legare la difesa dell’origine e della qualità alla valorizzazione economica del prodotto. “La trasparenza è una condizione indispensabile per garantire concorrenza leale e una remunerazione adeguata a chi produce olio di qualità. I cittadini devono poter scegliere consapevolmente, mentre gli olivicoltori devono essere messi nelle condizioni di vedere riconosciuto il valore del proprio lavoro. Difendere il vero extravergine italiano significa tutelare la salute, contrastare le frodi e sostenere un patrimonio agricolo, economico e ambientale fondamentale anche per l’Umbria”.
Sul fronte produttivo, intanto, è in corso anche in Umbria la campagna di raccolta delle olive, con prime indicazioni che prospettano una produzione complessivamente in linea con la media regionale, pur con differenze tra i territori. Le stime iniziali segnalano un’ottima qualità delle olive anche se con rese non eccezionali, mentre la situazione della mosca olearia appare finora più favorevole rispetto alla scorsa annata, stante la sua quasi completa assenza.
“La raccolta è entrata nel vivo e le prime indicazioni sono positive, anche se è ancora presto per un bilancio definitivo – spiega Berti. La prolungata siccità ha anticipato in alcune aree le operazioni e provocato stress idrico alle olive, ma ha anche limitato lo sviluppo della mosca olearia. Ora sarà importante seguire l’evoluzione delle prossime settimane. Il cambiamento climatico ci impone di investire in ricerca, innovazione e tecniche agronomiche capaci di rendere gli oliveti più resilienti. Allo stesso tempo dobbiamo lavorare per valorizzare l’olio extravergine umbro, rafforzandone la riconoscibilità sui mercati: non è soltanto un prodotto, ma un patrimonio che unisce qualità, territorio, paesaggio, cultura e salute”.










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