RUBRICA BISETTIMANALE DEDICATA ALL’IT A CURA DI: 
Che belle, le domeniche sera. Rientriamo da una gita che ci ha stancati un po’, ma era proprio lo stacco che ci voleva dopo una lunga settimana. Laviamo i piatti, pensiamo al letto, e in quel momento squilla il telefono. È lei, la mamma.
«Aiutami, ho perso la password di Facebook».
Se avete genitori che con la tecnologia non vanno d’accordo, scommetto che vi è appena corso un brivido lungo la schiena. Ricordiamoci però una cosa: se ci chiamano è perché si fidano di noi.
«Il telefono suona in continuazione, mi dice che il lettore PDF non va bene. Ho premuto sull’avviso e mi ha chiesto la password di Facebook, ma non me la ricordo».
Per una volta, la password dimenticata le ha fatto un favore: quegli avvisi sono quasi sempre trappole per rubare gli account. Con calma zen proviamo a spiegarle cosa fare, ma invano: lei non trova i tasti, non conosce i nomi delle app, noi non vediamo niente. La frustrazione sale e magari si bisticcia un po’. Si può evitare.

Primo: semplificare. Non vi consiglio i telefoni “per anziani”: spesso sono lenti e poco fluidi, e finirete per spazientirvi tutti. Meglio usare le modalità semplificate che quasi ogni telefono ha già. Su Android cercate tra le impostazioni la voce Accessibilità (o, sui Samsung, la modalità semplificata nelle impostazioni dello schermo): potete ingrandire testo e icone, mettere il grassetto, aumentare il contrasto e togliere le animazioni a chi soffre di cinetosi. Su iPhone c’è Accesso assistito, che lascia sulla schermata solo le app che scegliete voi, con pulsanti enormi. Un trucco in più: associate una foto ai numeri importanti. Toccare una faccia è molto più facile che cercare un nome.
Secondo: guardare lo schermo, non descriverlo. Se siete lontani, il modo migliore è farvi condividere lo schermo durante una videochiamata WhatsApp, che funziona su qualsiasi telefono, oppure su FaceTime se avete entrambi un iPhone. Invece di tradurre a voce quello che succede, lo vedete con i vostri occhi.
Terzo: il computer, ma con giudizio. Per il PC esistono programmi gratuiti di assistenza remota, come RustDesk, che uso anche per lavoro. Installatelo voi, di persona, alla prossima visita, scaricandolo solo dal sito ufficiale. E stabilite una regola chiara: nessuno, tranne voi, può chiedere di installare programmi o di dettare codici per entrare nel computer di casa. Né la banca, né le Poste, né il “tecnico Microsoft”. Sono esattamente gli strumenti che usano i truffatori.
Infine, il tagliando. Quando tornate a casa per Natale o per le ferie, trattate gli apparati informatici dei vostri genitori come un’auto da portare in officina: aggiornamenti, backup delle foto che contano, pulizia della memoria dai buongiornissimi di WhatsApp, e le password scritte su un foglietto in un cassetto, lontano dagli occhi.
Un’ora di lavoro a Natale vale tante domeniche sera tranquille. E la prossima volta che squilla il telefono, magari è solo la mamma che vuole sapere com’è andata la gita.
Cosa fare in 3 passi
- Alla prossima visita attivate la modalità semplificata e lasciate solo le app che servono.
- Fate una prova di condivisione dello schermo mentre siete seduti vicini.
- Concordate la regola: nessuno chiede di installare nulla, tranne voi, e a voce.
La parola difficile: assistenza remota. È come dare a qualcuno la chiave di casa per entrare mentre voi non ci siete. Comodissima se la date a vostro figlio, pericolosissima se la date a uno sconosciuto che vi ha telefonato.









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