Dopo tre anni di genocidio a Gaza, il popolo palestinese continua ad affrontare massacri, assedio, carestia e pulizia etnica, mentre in Cisgiordania si intensificano i raid militari e le violenze dei coloni. Nonostante il calo dell’attenzione mediatica e le false pacificazioni, i crimini e l’oppressione non si sono fermati. Il nostro dovere è riportare la centralità della lotta palestinese al centro del movimento politico e popolare in Italia.
La causa palestinese non può essere liquidata come mera emergenza umanitaria, è una lotta politica per la liberazione. Il 10 ottobre scendiamo in piazza in tutte le città italiane per la fine immediata del genocidio, lo sblocco degli aiuti e il ritiro dell’esercito di occupazione.
Saremo in piazza al fianco di tutti i popoli della regione che resistono all’imperialismo e alle aggressioni sioniste – in Yemen, Libano, Siria, Iraq e Iran – e contro le politiche di guerra che devastano i territori e le popolazioni. Esprimiamo inoltre piena solidarietà a chi, anche in Italia, subisce la repressione per essersi mobilitato al fianco del popolo palestinese e contro il genocidio.
LE NOSTRE ISTANZE:
- Stop alla guerra e all’economia di guerra: Blocco immediato del riarmo, contro l’aumento della spesa militare e l’invio, vendita e transito dai porti italiani di armi da e verso l’entità sionista e rescissione di ogni accordo di cooperazione militare, economica e accademica;
- Stop alla criminalizzazione del dissenso: Ritiro immediato del “DDL Antisemitismo” (che usa la definizione IHRA per equiparare l’antisionismo all’antisemitismo e silenziare la critica politica) e contro i cosiddetti Decreti “Sicurezza” e tutte le misure repressive contro il movimento di solidarietà alla Resistenza palestinese;
- Libertà per i prigionieri politici palestinesi in Italia: Liberazione immediata per Anan Yaeesh, Ahmed Salem, Mohammed Hannoun, Ra’ed Dawoud, Yaser Elasaly, Riyad Albustanji e Abdelnuti Abunada;
- Per il diritto del popolo palestinese alla Resistenza, in tutte le sue forme, per l’ottenimento del proprio legittimo diritto all’autodeterminazione, alla liberazione e al ritorno, in tutta la Palestina, dal fiume fino al mare.
- Contro la complicità diretta dello Stato italiano nel genocidio in corso come terzo esportatore al mondo di armi verso “Israele” : immediata cessazione di ogni accordo militare, economico, diplomatico e accademico con l’entità sionista, imposizione di sanzioni severe e un embargo totale sulle armi.
- Contro le politiche di riarmo europeo e italiano che pretendono di destinare fino al 5% del PIL alle spese militari e all’industria bellica, a scapito dei diritti sociali, sottraendo risorse fondamentali a sanità, istruzione, lavoro e welfare.
Dobbiamo mobilitarci per costruire un embargo popolare e pratiche concrete di boicottaggio economico, accademico e militare, intrecciando la lotta contro il genocidio e la guerra con quella contro lo sfruttamento e l’attacco continuo a diritti sociali.










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