In questi giorni leggiamo dichiarazioni surreali da parte degli esponenti del centrodestra regionale sui canoni idroelettrici. Dopo anni passati a dormire sulla questione e a fare gli interessi dei grandi colossi dell’energia, oggi provano a intestarsi risultati che non gli appartengono o a fare polemica spicciola. Agli orvietani, però, non interessano i teatrini della politica: interessano i fatti e le ricadute concrete sul nostro territorio. E allora è giusto spiegare bene, e con parole semplici, cosa è successo e perché Orvieto oggi può sorridere grazie al lavoro del Movimento 5 Stelle.
Con la sentenza del Tribunale Superiore delle Acque che ha respinto il ricorso di enel, la regione Umbria grazie alla fermezza dell’assessore Thomas De Luca e dell’avvocatura regionale, ha messo al sicuro oltre 30 milioni di euro di canoni arretrati che il colosso energetico non voleva pagare.
Cosa significa questo per i cittadini di Orvieto? Significa mettere definitivamente in cassaforte oltre 444mila euro all’anno per le casse del nostro comune. Soldi veri, stabili e sicuri, che servono per asfaltare le strade, sistemare gli impianti sportivi, curare il verde e migliorare i servizi per chi vive qui.
Ma c’è una verità che il centrodestra l fa finta di dimenticare: se fosse dipeso dalla prima bozza di legge scritta dalla vecchia giunta Tesei, oggi Orvieto non avrebbe visto nemmeno un euro di questi fondi.
Proprio così. Tutto nasce nel 2018 a Roma con il governo Conte, che ha dato alle regioni il potere di far pagare il giusto affitto a chi usa la nostra acqua pubblica per fare profitti milionari con la corrente elettrica. Mentre le altre regioni facevano subito la legge per incassare, in umbria la destra ha perso tre anni di tempo, regalando di fatto decine di milioni ai gestori.
Quando finalmente nel 2023 si sono decisi a portare il testo in aula, avevano combinato un pasticcio enorme: volevano dare i soldi solo ai comuni dove si trovano fisicamente i macchinari e le turbine delle centrali (nel nostro caso, solo a Baschi). Si erano completamente dimenticati che il lago di Corbara, cioè l’invaso d’acqua che fa funzionare quella centrale e la diga stessa, si trovano sul territorio di Orvieto! Non solo: la giunta Tesei non voleva nemmeno fissare una quota minima garantita per i comuni, rischiando di lasciare ai territori solo le briciole.
È stato solo grazie ad un emendamento presentato da De Luca – Fora, allora consiglieri regionali, che per il bene del territorio non hanno avuto problemi a fare fronte comune in aula pur di fermare quella follia della giunta, se la legge è stata cambiata. Abbiamo imposto che venissero inseriti tutti i comuni rivieraschi su cui insistono i laghi e le dighe, e che i soldi venissero divisi in base al numero di abitanti.
Ed è esattamente per questo motivo che oggi Orvieto, essendo il secondo comune più grande dell’Umbria tra quelli coinvolti, incassa la fetta più importante dopo Terni: ben 444mila euro ogni singolo anno.
Chi oggi governa il comune di Orvieto e spende queste risorse per la città dovrebbe avere almeno l’onestà intellettuale di dire grazie a chi ha combattuto per farle arrivare, invece di coprire i disastri dei propri compagni di partito a Perugia e a Roma. Noi continuiamo a lavorare a testa bassa per difendere l’acqua pubblica e i soldi degli orvietani: agli altri lasciamo volentieri le polemiche sui giornali.
Gruppo territoriale M5S orvieto media valle del Tevere









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