Da venerdì 23 ottobre readerforblind riporterà in libreria “Gente al Babuino” di Ugo Moretti, con la prefazione di Giorgio Ghiotti. Dopo “Vento caldo”, prosegue così la riscoperta di uno degli scrittori più vitali e irregolari del Novecento italiano. Roma, 1950. Tra Via del Babuino, Via Margutta e Piazza di Spagna si muove una tribù irregolare di pittori, scrittori, filosofi, attori e sognatori. Vivono alla giornata, condividono alloggi sgangherati, pasti improvvisati e amori destinati a durare una notte o tutta la vita. Frequentano caffè e trattorie, litigano e fanno la pace, inseguono il successo e spesso si accontentano di qualcuno che gli paghi la cena. Ma, soprattutto, cercano un modo di essere felici.
Ugo Moretti racconta un microcosmo in bilico che restituisce il ritmo di una stagione irripetibile, fatta di passioni, sconfitte, e improvvisi slanci di generosità. C’è il Filosofo, in grado di citare Kant a memoria ma incapace di procacciarsi la cena; c’è Paolo, che per sfamare un amico si ritrova quasi sposato a un’americana appena sbarcata a Roma; ci sono Toni, pittore geniale e refrattario all’igiene; Anita, la domestica che finisce per prendere il comando di una casa di bohémien; e Alfredo Antico, costretto a escogitare una rocambolesca messinscena per tenere separate moglie e amante. Intorno a loro si muove un’umanità irresistibile: squattrinati, artisti, perdigiorno e visionari che trasformano la precarietà in uno stile di vita e l’amicizia in una forma di sopravvivenza.
Nel “Triangolo del Babuino” ogni giorno sembra una rivoluzione e ogni notte può trasformarsi in una storia da raccontare. Il cuore di questo mondo è il Baretto di Via del Babuino, «invenzione disperata mia e di tre amici», come lo definì lo stesso Moretti: un locale dove si arrivava a tarda sera per un piatto di spaghetti e un bicchiere di vino, punto di ritrovo di una fauna umana incredibilmente composita, protagonista di un libro in cui, scrive Ghiotti, il pronome più caro all’autore non è «l’Io della voce narrante, ma il Noi delle grandi imprese» e in cui le strade e le piazze sono «ben lungi dall’essere solo un fondale, le vere generatrici di storie».
Riletto oggi, Gente al Babuino appare come l’ultima, vivissima istantanea di una Roma felicemente squattrinata, prima che il miracolo economico ne cambiasse il volto. Con una lingua capace di tenere insieme ironia e malinconia, sfrontatezza e tenerezza, Moretti dà vita a un racconto corale capace di evocare un mondo intero, un ambiente e un’atmosfera unici, e in cui nessuno, però, è una comparsa: «I miei personaggi sono individui», diceva, «non le comparse di un coro, non le figure di fondo di un affresco».
Ugo Moretti, nato a Orvieto nel 1918, è stato poeta, scrittore, critico d’arte, sceneggiatore e giornalista. Tra i protagonisti della vita intellettuale romana del dopoguerra, ha esordito nel 1949 con “Vento caldo”, che vinse il Premio Viareggio nello stesso anno e fu tradotto in seguito in 8 Paesi. È stato amico e punto di riferimento di diversi artisti degli anni Cinquanta e Sessanta, ma le notizie sulla sua vita privata sono poche. Di lui si ricordano, oltre alla raccolta di racconti “Gente al Babuino”, decine di romanzi, tra cui una vasta produzione di gialli scritti sotto pseudonimo, e la stesura di sceneggiature importanti in collaborazione con registi del calibro di Marco Ferreri e Umberto Lenzi. readerforblind ha iniziato la ripubblicazione delle opere di Ugo Moretti nel giugno del 2021 con il romanzo “Vento caldo”.










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