
Favorire il reinserimento sociale e lavorativo dei detenuti e delle persone in regime di esecuzione penale esterna attraverso percorsi di formazione digitale: è questo il progetto “Umbria da Fuoriclasse”: competenze digitali e reinserimento lavorativo per detenuti o affidati nella Regione Umbria, promosso e sostenuto dal Fondo per la Repubblica digitale, in collaborazione con il Cnel e il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria del ministero della Giustizia e realizzato dalle cooperative sociali Frontiera Lavoro di Perugia, Il Cerchio di Spoleto, ACTL di Terni e Quadrifoglio di Orvieto.
Saranno 320 le persone che potranno beneficiare gratuitamente delle azioni previste dall’intervento progettuale con l’obiettivo di ridurre il rischio di recidiva tra i detenuti. In Italia, dove la popolazione degli istituti penitenziari ha superato le 63mila unità nel 2025, soltanto il 30% dei detenuti è coinvolto in percorsi formativi, mentre la formazione professionale interessa una quota ancora più limitata, intorno al 7%, per non parlare poi dell’offerta legata alle competenze digitali. È in questo scenario che si inserisce il progetto “Umbria da fuoriclasse”, che evidenzia l’urgenza di portare l’alfabetizzazione digitale all’interno delle strutture penitenziarie regionali, offrendo ai detenuti e alle persone in esecuzione esterna gli strumenti oggi più richiesti dal mercato del lavoro.
Insegnare alle persone in carcere i mestieri del digitale può essere un’opportunità di riscatto personale: un passaggio che punta sulle competenze come porta di accesso alle opportunità di lavoro. L’intervento progettuale, che avrà una durata di 24 mesi, si sviluppa a partire dall’analisi dei bisogni formativi e lavorativi delle persone in esecuzione penale, evidenziandone la necessità di sviluppare competenze per il loro reinserimento sociale e lavorativo attraverso una prima azione che prevede colloqui individuali con i beneficiari.
Successivamente i partecipanti avranno l’opportunità di partecipare a percorsi formativi riguardanti laboratori teorici e pratici per l’acquisizione di competenze utili per gestire la propria identità digitale e accedere ai servizi on line oppure a laboratori di genitorialità al fine di promuovere l’uso consapevole della tecnologia e la sensibilizzazione sui rischi connessi all’utilizzo del web da parte dei minori, entrambi i laboratori avranno una durata di 10 ore ciascuno. Un ulteriore percorso, della durata di 88 ore, riguarderà la formazione digitale professionalizzante con successiva esperienza presso le aziende del territorio regionale che hanno aderito al progetto relativamente ai seguenti ambiti professionali: macchine a controllo numerico, competenze digitali per la logistica, domotica e installazione, competenze digitali per l’agricoltura.
L’attività di mediazione aziendale, al termine dei percorsi formativi, sarà finalizzata a favorire il reinserimento sociale e lavorativo dei partecipanti attraverso l’individuazione di opportunità lavorative coerenti con le competenze acquisite e promuovendo l’incontro tra le esigenze delle imprese e le potenzialità dei partecipanti. Una persona non è definita una volta per tutte dai propri errori. Vi è sempre un’opportunità di riscatto se si incontra qualcuno che ti guarda con uno sguardo diverso e ti offre una nuova possibilità. Certamente, poi sta alla persona, al detenuto, approfittare delle opportunità. In questa prospettiva il digitale è un facilitatore per diversi motivi: sono mestieri del presente e del futuro e rappresentano delle professionalità di cui avremo sempre più bisogno, in questa nostra era digitale.
“Oggi le competenze digitali rappresentano una leva fondamentale per il reinserimento sociale e lavorativo, ma risultano ancora poco diffuse nei percorsi disponibili – spiega Roberta Veltrini, presidente di Frontiera Lavoro. Con il progetto ‘Umbria da Fuoriclasse’ vogliamo contribuire al mandato rieducativo costituzionale ampliando in modo concreto le opportunità di accesso alla formazione e a percorsi di riabilitazione, sostenendo azioni formative capaci di generare impatto reale dentro e fuori gli istituti penitenziari”.









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