
Un’impresa umbra entra nel 2025 con 767.147 euro di capitale operativo netto e ne esce con 896.387. La differenza è di 129.240 euro per società: un aumento del 16,8% in un solo anno, che porta la dotazione media vicino alla soglia dei 900.000 euro. Il dato emerge dall’analisi della Camera di Commercio dell’Umbria sui bilanci dell’esercizio 2025 già depositati nel Registro delle imprese. L’esame riguarda esclusivamente le immobilizzazioni materiali e immateriali. Sono escluse le immobilizzazioni finanziarie e le altre poste non direttamente riconducibili alla struttura operativa.
Sotto osservazione c’è quindi il capitale collocato nel cuore dell’attività d’impresa: fabbricati, impianti, macchinari, attrezzature e mezzi, insieme a software, brevetti, licenze, costi di sviluppo e altri beni immateriali destinati a produrre valore nel tempo. I bilanci disponibili sono 10.714, su poco più di 15.400 società di capitali tenute alla presentazione: una copertura del 69,6%, contro il 75,4% raggiunto finora a livello nazionale. I dati non sono ancora definitivi, ma la platea osservata è sufficientemente ampia per delineare la direzione del movimento.
Le immobilizzazioni indicano quanto capitale rimane iscritto in bilancio dopo gli ammortamenti, cioè dopo la quota annuale con cui viene contabilizzato il consumo dei beni utilizzati dall’impresa. Non misurano direttamente l’intero valore dei nuovi investimenti lordi. Per ottenere quella cifra bisognerebbe sommare alla variazione delle immobilizzazioni gli ammortamenti del 2025 e considerare anche cessioni, svalutazioni, rivalutazioni, fusioni e altre operazioni straordinarie.
Il confronto permette però di misurare il risultato finale di questi movimenti. Nel perimetro dei bilanci disponibili, il capitale materiale e immateriale aumenta mediamente di 129.240 euro per società. Nell’ordinaria dinamica contabile, significa che acquisti, lavori capitalizzati e altri incrementi hanno assorbito gli ammortamenti e lasciato un’aggiunta netta di capitale. Non conosciamo ancora, attraverso queste sole voci, l’importo completo degli investimenti lordi. Conosciamo però il loro effetto sulla dotazione operativa: dopo avere scontato il consumo contabile del capitale precedente, l’impresa umbra media dispone di 129.240 euro in più rispetto al 2024.
Le società di capitali costituiscono circa il 22% delle imprese umbre, ma producono tra il 70 e il 75% del fatturato regionale. Il loro andamento non coincide con quello dell’intero sistema economico, nel quale operano anche ditte individuali e società di persone, ma ne misura la componente largamente prevalente per ricavi, patrimonio e capacità di investimento. La crescita non è stata lineare. Nel 2020 il capitale operativo netto aveva raggiunto una media di 747.116 euro per società. Era poi diminuito, prima di superare quel livello nel 2024, quando era salito a 767.147 euro. Il passaggio a 896.387 euro colloca il 2025 molto al di sopra del precedente massimo.
Nel 2024 la dotazione media di una società umbra risultava superiore a quella nazionale: 767.147 euro contro 549.625. Il confronto va comunque letto con cautela, perché il numero e la composizione dei bilanci disponibili possono cambiare durante l’anno. Nel 2023, per esempio, la media italiana aveva raggiunto 880.896 euro, superando quella umbra. Sul piano complessivo, le immobilizzazioni materiali e immateriali delle società umbre erano passate da 9,879 miliardi di euro nel 2019 a 11,817 miliardi nel 2024. I bilanci 2025 finora acquisiti, pur rappresentando il 70% circa di quelli attesi, sommano già circa 9,6 miliardi.
La crescita attraversa entrambe le province, ma con velocità differenti. Nella provincia di Perugia il capitale operativo medio passa da 825.654 a 977.754 euro per società. L’incremento è di 152.100 euro, pari al 18,4%. Nella provincia di Terni si sale da 583.890 a 648.038 euro: 64.148 euro in più, corrispondenti all’11%. Il Ternano avanza quindi a doppia cifra, ma con un passo inferiore a quello del Perugino. Il divario diventa più marcato osservando i due capoluoghi. Nel comune di Perugia la media cresce da 798.962 euro a circa 1,024 milioni, con un balzo del 28,2%. Nel comune di Terni passa da 671.829 a 734.952 euro, in aumento del 9,4%.
I valori sono attribuiti in base alla sede dell’impresa. Descrivono dunque il capitale delle società registrate nei rispettivi territori, non necessariamente il luogo fisico nel quale ogni investimento è stato realizzato. Il risultato complessivo nasce da due movimenti molto diversi. Le immobilizzazioni materiali – fabbricati, impianti, macchinari, attrezzature e mezzi – aumentano in media da circa 683.470 a 814.774 euro per società. Sono 131.304 euro in più, pari al 19,2%.
La componente immateriale percorre la strada opposta. Il suo valore complessivo, nel quale rientrano software, brevetti, licenze, costi di sviluppo e altre attività immateriali, scende da 83.677 a 81.613 euro per impresa. La diminuzione è di 2.064 euro, pari al 2,5%. Il conto finale è quindi composto da 131.304 euro di capitale materiale in più e 2.064 euro di capitale immateriale in meno, per un aumento netto complessivo di 129.240 euro per società. Nel 2025, per ogni euro contabilizzato nelle immobilizzazioni immateriali, le imprese umbre ne registrano quasi dieci in fabbricati, impianti, macchinari e altre dotazioni fisiche. Il capitale operativo cresce, ma l’espansione resta concentrata nella sua componente materiale. Rispetto al 2019 un progresso dell’immateriale rimane: allora il valore medio si fermava a 54.667 euro per impresa, quasi un terzo meno degli 81.613 euro attuali. Nell’ultimo esercizio, però, quella crescita si è interrotta mentre la componente materiale registrava l’aumento più consistente del periodo esaminato.
“I bilanci già depositati – Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria – descrivono un sistema imprenditoriale che nel 2025 ha rafforzato in misura consistente la propria base produttiva. L’aumento riguarda entrambe le province e assume un rilievo particolare perché le società di capitali generano una parte rilevante del fatturato regionale delle imprese. Il dato deve essere letto con prudenza, poiché la raccolta non è ancora completa, ma la dimensione del campione rende la tendenza significativa. Accanto alla crescita di fabbricati, impianti, macchinari e altre dotazioni fisiche emerge però la flessione del capitale immateriale. Software, brevetti, sviluppo e competenze sono decisivi per la produttività e la capacità competitiva. La solidità materiale delle imprese umbre è una base importante da accompagnare con una maggiore propensione a investire in innovazione e conoscenza. È qui la grande sfida vincere e sui la Camera di Commercio dell’Umbria è fortemente impegnata”.
Camera di Commercio dell’Umbria








