
Lettera alla Regione: “Necessario approfondire l’impatto delle modifiche al Regolamento sul prelievo venatorio. Con l’emergenza PSA non si possono correre rischi”
Coldiretti Umbria ha chiesto il rinvio della proposta di modifica del Regolamento regionale n. 34 del 30 novembre 1999, relativo alle disposizioni sul prelievo venatorio della specie cinghiale, attualmente all’ordine del giorno della seduta della Terza Commissione Consiliare permanente prevista per mercoledì 9 settembre. La richiesta è stata formalizzata attraverso una lettera inviata ai diversi soggetti regionali coinvolti, con l’obiettivo di richiamare l’attenzione sulla necessità di una valutazione approfondita delle conseguenze che le modifiche proposte potrebbero determinare sulla popolazione dei cinghiali e, più in generale, sull’intero territorio regionale.
Coldiretti Umbria ribadisce innanzitutto il proprio pieno sostegno a tutte le misure realmente efficaci per contrastare l’incontrollata proliferazione dei cinghiali e gli ingentissimi danni che quotidianamente gli agricoltori umbri subiscono alle coltivazioni e alle proprie attività. Proprio perché il problema rappresenta una vera e propria emergenza per il mondo agricolo, tuttavia, secondo Coldiretti, ogni intervento normativo deve essere valutato con la massima attenzione, verificando preventivamente che le modifiche siano realmente migliorative.
L’attività venatoria rappresenta infatti uno degli strumenti fondamentali per la gestione della specie e Coldiretti Umbria condivide la necessità di semplificare le procedure, controllare il numero dei capi e ridurre i danni provocati dai cinghiali. È però indispensabile avere la ragionevole certezza che le modifiche proposte producano risultati migliori e non determinino, al contrario, effetti negativi o ulteriori difficoltà nella gestione della specie.
Tra le principali preoccupazioni evidenziate nella lettera vi è la mancanza di un adeguato supporto di dati e analisi in grado di dimostrare che la riorganizzazione delle zone di caccia e la riduzione dei territori assegnati alle squadre, a favore di altre tipologie di attività venatoria, possano effettivamente garantire un controllo più efficace della popolazione dei cinghiali. Secondo Coldiretti Umbria è necessario conoscere e valutare preventivamente tutte le informazioni utili a garantire che le aree non assegnate esclusivamente alle squadre continuino ad essere sottoposte a una sufficiente pressione venatoria. Non si può correre il rischio che alcune zone si trasformino, nei fatti, in aree che “agevolino” la proliferazione incontrollata dei cinghiali. Una preoccupazione che assume un significato ancora più rilevante alla luce dell’attuale emergenza legata alla Peste Suina Africana.
“In un momento come questo – sottolinea Coldiretti Umbria – non possiamo permetterci di assumere decisioni che, pur con l’obiettivo di migliorare l’organizzazione dell’attività venatoria, possano determinare conseguenze diverse a quelle auspicate. Un’attenta ‘gestione’ dei cinghiali è oggi una priorità assoluta per tutelare le imprese agricole, le produzioni e il territorio, ma anche per affrontare con la necessaria determinazione i rischi connessi alla diffusione della Peste Suina Africana”. Da qui la richiesta di rinviare ogni decisione alla prossima stagione venatoria, così da consentire la presentazione e l’analisi di tutti gli elementi necessari per verificare se la proposta di modifica possa effettivamente garantire una maggiore efficacia organizzativa e una più efficiente capacità di prelievo. Coldiretti Umbria ribadisce infine la necessità che ogni eventuale riforma sia il risultato di un percorso ponderato e ampiamente condiviso.
“L’emergenza cinghiali richiede decisioni, ma soprattutto decisioni giuste – conclude Coldiretti Umbria. Occorre intervenire con determinazione, ma senza rinunciare al necessario approfondimento e al confronto. In gioco ci sono la tutela delle imprese agricole, la sicurezza pubblica e delle produzioni, l’equilibrio del territorio e, oggi più che mai, la prevenzione di un’emergenza sanitaria che non deve essere sottovalutata”.









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