Il Gruppo consiliare del Partito Democratico è contrario all’ampliamento della discarica Le Crete. Su questo non c’è, e non c’è mai stata, alcuna ambiguità. Il voto espresso ieri in Consiglio comunale non riguarda l’ampliamento: riguarda una ricostruzione dei fatti che abbiamo ritenuto parziale e che avevamo chiesto di completare con un emendamento. La maggioranza lo ha respinto, perdendo l’occasione di un voto unanime dell’Assemblea su un tema decisivo per Orvieto.
Il nostro emendamento non toccava di una virgola la contrarietà all’ampliamento. Chiedeva una cosa sola: ricostruire per intero la vicenda, distinguendo le legittime posizioni politiche dagli atti amministrativi che l’hanno resa possibile.
Perché quegli atti hanno un’origine precisa e documentata. Fu la Giunta regionale di centrodestra, con la Delibera n. 2 del 5 gennaio 2022, a stabilire l’incremento delle volumetrie delle tre discariche strategiche regionali: Belladanza, Borgogiglione e Le Crete. È dentro quel quadro programmatorio che si colloca il procedimento oggi in istruttoria. Ometterlo non è una sfumatura di racconto: è privare la vicenda della sua causa.
Avremmo voluto una posizione istituzionale comune, nell’interesse della città e con il peso che solo l’unanimità può avere davanti alla Regione. Ma un’unità che si regge sulla rimozione di una parte dei fatti non è una posizione forte: è una posizione fragile, che il primo contraddittorio tecnico può smontare. L’unità si costruisce sulla completezza degli atti, non chiedendo a qualcuno di dimenticarne un pezzo.
Il nodo che nessuno ha voluto affrontare
C’è poi un punto che ci preme segnalare, e che riguarda direttamente le responsabilità del Comune.
Nel documento dell’Osservatorio Rifiuti Orvieto, sottoscritto da 17 tra associazioni e organizzazioni del territorio, non si chiede soltanto alla Regione Umbria di eliminare dal PRGIR le “aperture tecniche” che potrebbero legittimare nuovi ampliamenti in futuro. Si chiede anche al Comune di Orvieto di intervenire sul proprio Piano Regolatore Generale, sottraendo a ogni destinazione compatibile l’ampia fascia di territorio adiacente alla discarica, fatta eccezione per l’area già interessata dal procedimento in corso.
Qui sta il punto politico. Quello strumento è nelle mani dell’Amministrazione comunale, e lo è dal 2022. Dal momento in cui la Delibera 2/2022 della Giunta Tesei ha inserito “Le Crete” tra gli impianti strategici di riferimento, il Comune aveva a disposizione quattro anni per costruire una disciplina urbanistica di tutela dell’area contigua all’impianto. Un atto preventivo, che avrebbe reso oggi molto più difficile qualunque ipotesi di espansione.
Non è stato fatto. E non per un ostacolo tecnico: per una scelta politica. Attivare quella tutela avrebbe significato prendere le distanze, apertamente e per tempo, da una decisione assunta dalla Giunta regionale dello stesso colore politico. La sindaca Tardani ha preferito non farlo.
Oggi il risultato di quella scelta è sotto gli occhi di tutti: la città arriva al procedimento regionale senza lo strumento che avrebbe potuto proteggerla, e chiede a un Consiglio comunale di supplire con una mozione a quattro anni di inerzia amministrativa.
Su una materia così delicata servono serietà e memoria istituzionale. Noi continueremo a chiedere entrambe










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