
ORVIETO – Nella seduta del Consiglio delle Autonomie Locali (CAL) dedicata al voto sul nuovo Piano regionale dei rifiuti — approvato con 22 voti favorevoli e 15 contrari — un episodio politico ha catalizzato l’attenzione: la sindaca di Orvieto, Roberta Tardani, ha scelto di non votare, nonostante i ripetuti inviti da parte del presidente del CAL a esprimere la propria preferenza. Una presa di posizione assente o silente che si inserisce in un quadro di continui rifiuti a partecipare alle precedenti sedute dedicate allo stesso tema. A sollevare il caso è Federico Giovannini, membro del CAL e consigliere comunale del PD di Orvieto, che ricostruisce i passaggi chiave del dibattito e l’evoluzione della programmazione regionale.
Il nuovo Piano regionale e il nodo termovalorizzatore
Nel corso dell’assemblea, Giovannini ha ribadito la netta contrarietà alla scelta del termovalorizzatore inserito nella precedente programmazione della Giunta Tesei: un impianto definito “sbagliato, caratterizzato da lunghi tempi di realizzazione e sovradimensionato rispetto alla quantità di rifiuti prodotta da una regione delle dimensioni dell’Umbria”, con il conseguente rischio di dover attingere a rifiuti extraregionali per garantirne la sostenibilità. Senza dimenticare, ricorda l’esponente dem, che la termovalorizzazione non azzera le discariche, poiché il processo di combustione produce scarti che necessitano comunque di smaltimento.
All’opposto, il nuovo Piano regionale delinea un’inversione di rotta in linea con i target europei: economia circolare, riduzione alla fonte, riuso, riciclo, tariffazione puntuale e incentivi per le famiglie virtuose, trasformando il rifiuto da elemento da bruciare o interrare in risorsa. È proprio su questo sfondo che, secondo Giovannini, si sgonfia la polemica sollevata in questi giorni dalla sindaca Tardani sulla discarica “Le Crete”. La storia dell’ampliamento del polo orvietano, infatti, affonda le radici nella precedente amministrazione regionale di centrodestra.
La Delibera di Giunta Regionale n. 2 del 5 gennaio 2022 individuava già Belladanza, Borgogiglione e Le Crete come impianti strategici regionali, pianificando l’estensione complessiva della capacità del sistema. Per quanto riguarda Le Crete, la stessa DGR stabiliva che, a fronte di una maggiore volumetria iniziale rispetto agli altri siti, «eventuali riprofilature potranno essere valutate successivamente». Un “successivamente” che, sottolinea Giovannini, non significa “mai”.
Anche la sentenza del TAR Umbria n. 233/2025 verrebbe strumentalizzata nel dibattito pubblico. Il ricorso presentato da Acea Ambiente (oggi Orvieto Ambiente) contestava la decisione della Regione di procedere in via prioritaria con le riprofilature di Borgogiglione e Belladanza, rinviando quella di Orvieto in virtù della maggiore capacità residua. Per il TAR, la scelta di differenziare la tempistica è legittima — una sentenza sulla quale pende comunque l’appello al Consiglio di Stato — e non costituisce affatto un diniego all’ampliamento.
Da qui l’invito rivolto alla sindaca durante il CAL: leggere attentamente atti e sentenze prima di trasformarli in strumenti di propaganda, ricordando che “gli atti hanno una caratteristica fastidiosa per chi tenta di riscrivere la storia: restano agli atti”. La stoccata finale è di natura squisitamente politica. Giovannini si interroga sulla genesi della forte indignazione odierna della prima cittadina di fronte all’avvio del procedimento amministrativo su Le Crete: “Dov’era tutta questa indignazione quando era la Giunta regionale guidata da Donatella Tesei, espressione degli stessi partiti che sostengono l’Amministrazione Tardani, a inserire Le Crete nella pianificazione strategica regionale?”.
Un atteggiamento di silenzio istituzionale che, secondo il consigliere dem, si è registrato anche su altri fronti, come la vicenda del progetto eolico Phobos, dove la Regione viene oggi indicata come unica responsabile, a fronte di toni ben diversi mantenuti negli anni in cui a Palazzo Donini governavano gli alleati politici.
«Non si può essere ambientalisti a corrente alternata e istituzionali a seconda del colore politico di chi governa la Regione», affonda Giovannini. La sfida per il territorio orvietano, conclude il rappresentante del PD nel CAL, passa per un confronto di merito serrato con la Regione, pretendendo il superamento definitivo delle discariche e lo sviluppo di comparti industriali legati a riciclo e recupero. Il tutto a una condizione fondamentale: che Orvieto smetta di essere concepita come il refugium purgamentorum e il “sacco nero di ultima istanza” del sistema umbro. Un terreno di rivendicazione sul quale, a giudizio dell’opposizione, l’amministrazione Tardani avrebbe finora mancato l’appuntamento.









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