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Home Politica

PrometeOrvieto: “Mcc chiude la trattativa, ma volano gli stracci con l’istituto romano”

Redazione by Redazione
29 Giugno 2026
in Politica, Secondarie, Archivio notizie
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È andata come avevamo previsto in tempi non sospetti. Ora, il vero pericolo è che la Cassa di Risparmio di Orvieto venga inglobata nella maxi-cessione dell’ex Popolare di Bari. Istituzioni e politica locale devono quindi pretendere chiarezza per tutelare l’economia dell’Orvietano.

Poche righe nell’afa estiva per chiudere, almeno formalmente, una partita durata oltre un anno e mezzo. Medio Credito Centrale (MCC) ha comunicato la scadenza dei termini ed ha sancito la fine della cessione di CariOrvieto a Banca del Fucino. Un epilogo teso, a cui ha fatto seguito la dura replica dell’Istituto romano: Fucino ritiene che un accordo sui tempi fosse ancora possibile, lamentando la necessità di ulteriori verifiche delle condizioni e riservandosi persino azioni a tutela dei propri diritti nelle sedi competenti. Uno scontro a distanza che lascia Orvieto, per l’ennesima volta, nella totale incertezza. Questo scenario era stato da noi previsto nelle considerazioni del 5.11.2025, 23.1.2026 e 13.4.2026, dove non ritenevamo sufficienti le motivazioni fornite a giustificazione del ritardo

I due scenari e l’allarme pacchetto unico

Con la rottura delle trattative, le strade per il futuro di CRO sembrano ridursi a due. La prima è la riapertura del dossier con altri soggetti precedentemente interessati. La seconda opzione, ben più preoccupante per la nostra città, è la vendita all’interno di un pacchetto unico. MCC è infatti in piena trattativa per cedere BdM Banca (l’ex Popolare di Bari). Il rischio concreto è che CariOrvieto venga fagocitata in questa maxi-operazione, finendo relegata al ruolo di asset secondario, un semplice annesso del più grande istituto pugliese. È un’eventualità che potrebbe essere evidentemente negativa per il territorio.

Il fantasma del passato e l’impatto sull’economia

La nostra comunità non può permettersi ulteriori amnesie, soprattutto alla luce del disastroso impatto della precedente unione proprio con la Popolare di Bari. I dati oggettivi ricordano che quell’operazione ha bruciato circa 150 milioni di euro di risparmi delle famiglie orvietane, costretto alla ricapitalizzazione di CRO e bruciato 50 milioni nella Fondazione. La perdita di un’autonomia decisionale radicata sul territorio si rifletterebbe oggi direttamente sull’economia reale. Senza un centro direzionale attento alle dinamiche locali, i rubinetti del credito alle nostre imprese rischiano di chiudersi, e i risparmi degli orvietani verrebbero convogliati altrove, azzerando le risorse per lo sviluppo del tessuto economico cittadino.

La politica batta un colpo

Davanti al fallimento di questa acquisizione, i prolungati silenzi non sono più tollerabili. Orvieto deve liberarsi da quella forma di sudditanza e credulità a comunicazioni rassicuranti prive di sostanza che nel passato ha prodotto ingenti danni. La cittadinanza, le associazioni di categoria e, in primis, la politica locale e regionale devono pretendere risposte ufficiali. Occorre chiedere formalmente a MCC quali siano i nuovi scenari industriali previsti. Non possiamo restare alla finestra mentre si decide la sorte finanziaria della città. Oggi più che mai abbiamo il diritto di sapere qual è il vero piano per il futuro della nostra Banca.

PrometeOrvieto

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