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“Le parole di Vannacci sul femminicidio offendono le vittime e negano una realtà riconosciuta dai fatti”

Redazione by Redazione
16 Giugno 2026
in Politica, Notizia Principale, Archivio notizie
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di Cristina Croce

Le affermazioni del generale Roberto Vannacci, che durante l’Assemblea Costituente di Futuro Nazionale a Roma ha sostenuto che “il femminicidio non esiste”, definendolo “un omicidio come tutti gli altri”, rappresentano un grave errore culturale e politico. Nessuno mette in discussione che ogni omicidio sia un crimine gravissimo. Tuttavia, negare l’esistenza del femminicidio significa ignorare una realtà che studiosi, magistrati, forze dell’ordine, associazioni e istituzioni analizzano e combattono da anni. Il femminicidio non è una categoria inventata per distinguere alcune vittime da altre: è il termine che identifica l’uccisione di una donna in quanto donna, spesso al termine di percorsi segnati da violenza, controllo, sopraffazione e discriminazione di genere

Chi sostiene che il femminicidio sia semplicemente un omicidio come tutti gli altri confonde l’evento con la sua causa. Il punto non è il cadavere: ogni vita spezzata merita lo stesso rispetto e lo stesso dolore. Il punto è il movente. È ciò che precede quella morte, ciò che la rende il tragico epilogo di una cultura del possesso e della sopraffazione. Una donna non viene uccisa perché si trova casualmente nel posto sbagliato al momento sbagliato. Troppo spesso viene uccisa perché ha scelto di essere libera: di lasciare un compagno, di dire no, di sottrarsi a un controllo, di rivendicare la propria autonomia. In questi casi l’omicidio diventa l’estrema conseguenza dell’incapacità di accettare che una donna sia una persona libera e non una proprietà.

Per questo il termine femminicidio è necessario. Non serve a stabilire una gerarchia tra le vittime, ma a nominare una realtà. E ciò che non si nomina finisce per diventare invisibile. Negare il femminicidio significa negare le radici culturali della violenza e rinunciare a comprenderla fino in fondo. Se non riconosciamo il movente che accomuna tante di queste tragedie, continueremo a contare le vittime senza riuscire a prevenire le cause. Come donna e come capogruppo del Partito Democratico in Consiglio Comunale, ritengo che chi ricopre ruoli pubblici debba contribuire a promuovere consapevolezza e responsabilità, non a negare fenomeni che producono sofferenza e morte. Le parole hanno conseguenze e, quando si parla di violenza di genere, occorre rigore, rispetto e attenzione.

Per questo respingo con fermezza le dichiarazioni di Vannacci e ribadisco il nostro impegno a favore di politiche di prevenzione, educazione al rispetto, sostegno ai centri antiviolenza e tutela delle donne. Riconoscere il fenomeno del femminicidio non significa creare divisioni, ma affrontare la realtà per costruire una società più giusta e più sicura.

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