Le parole pronunciate dalla Sindaca Tardani sull’Orvietana riconoscono finalmente un principio che il Partito Democratico considera essenziale: l’Orvietana non è soltanto una società sportiva, ma un patrimonio storico, educativo e civile della città.
È un riconoscimento importante. Ma non basta.
Non basta dire che i 116 anni di storia dell’Orvietana devono essere tutelati. Non basta richiamare il valore sociale del settore giovanile. Non basta assicurare, genericamente, che l’impegno dell’Amministrazione sarà totale.
Quando una vicenda può incidere sul futuro di una società così profondamente legata all’identità di Orvieto, le dichiarazioni di principio devono diventare atti pubblici, verificabili, trasparenti.
Il Partito Democratico di Orvieto chiede alla Sindaca e alla Giunta di compiere un passo ulteriore: non limitarsi ad auspicare scelte responsabili da parte dei soggetti privati, ma assumere pienamente il ruolo istituzionale che spetta al Comune.
Perché il Comune non è un osservatore esterno. Il Comune rappresenta la città. Rappresenta le famiglie, gli atleti, i tecnici, i volontari, i tifosi, le generazioni che hanno attraversato quella maglia e quelle tribune. Rappresenta l’interesse pubblico ogni volta che una vicenda privata rischia di produrre effetti sulla vita collettiva.
Ma proprio per questo occorre essere chiari su un punto: la politica non deve mai trasformarsi nel regista occulto delle vicende sportive, né scegliere, direttamente o indirettamente, quali realtà accompagnare e quali lasciare sole. Il compito dell’Amministrazione non è entrare nella vita delle società sportive secondo logiche di prossimità, convenienza o maggiore visibilità. Il compito dell’Amministrazione è creare condizioni eque, trasparenti e stabili affinché tutto il mondo sportivo cittadino possa organizzarsi, crescere e competere nella propria autonomia.
È qui che si misura la qualità di una politica pubblica dello sport.
Non nella capacità di intervenire quando l’emergenza esplode, ma nella capacità di costruire per tempo un ecosistema equilibrato, nel quale le società non siano costrette a sopravvivere per relazioni, eccezioni o interventi episodici, ma possano contare su regole chiare, strumenti accessibili e pari dignità istituzionale.
Negli ultimi anni Orvieto ha visto indebolirsi, trasformarsi o scomparire esperienze sportive importanti. Non è questa la sede per attribuire colpe sommarie, né per riaprire ferite che appartengono a percorsi complessi. Ma una riflessione politica seria va fatta: quando più realtà sportive attraversano difficoltà profonde, quando interi settori perdono centralità, quando il destino delle società sembra dipendere più dalla capacità di resistenza dei singoli che da una visione complessiva della città, allora il problema non è più soltanto delle singole associazioni. Diventa un tema di governo.
E diventa un tema di equità.
Perché lo sport cittadino non può essere trattato con attenzioni variabili. Non può esistere una gerarchia implicita tra discipline, società, settori giovanili, impianti, comunità di famiglie e volontari. Una città che riconosce lo sport come infrastruttura sociale deve farlo sempre, non soltanto quando la vicenda assume rilievo pubblico o quando riguarda la realtà più visibile del momento.
Per questo chiediamo che l’Amministrazione riferisca formalmente, nelle sedi istituzionali competenti, su quanto sta facendo e su quanto intende fare.
Chiediamo che la Sindaca porti la questione in Consiglio comunale, non come semplice comunicazione, ma come momento vero di chiarezza pubblica.
Chiediamo che vengano resi noti, per quanto compatibile con la riservatezza delle interlocuzioni societarie, i passaggi già compiuti dall’Amministrazione.
Chiediamo che il Comune convochi un tavolo istituzionale con la società, con i rappresentanti del mondo sportivo cittadino e con tutti i soggetti coinvolti, per definire garanzie minime e non negoziabili.
Chiediamo che venga chiarito se esistano rischi per la permanenza del titolo sportivo a Orvieto, per la continuità dell’attività agonistica, per il settore giovanile, per l’utilizzo degli impianti comunali e per il futuro della presenza biancorossa nella città.
Chiediamo inoltre che l’Amministrazione chiarisca pubblicamente un altro punto essenziale, finora rimasto sullo sfondo: che cosa accadrà ora al gruppo di associazioni recentemente costituito per la gestione dello Stadio Luigi Muzi e degli impianti collegati.
Se l’Orvietana, che di quel sistema sportivo rappresenta evidentemente l’attore principale per storia, peso, attività agonistica e funzione cittadina, dovesse venire meno o risultare svuotata nella propria presenza effettiva a Orvieto, quali conseguenze si produrrebbero sulla gestione degli impianti? Quale sarebbe l’assetto futuro? Chi garantirebbe continuità, manutenzione, programmazione, accessibilità e presidio sportivo?
Non si tratta di un dettaglio amministrativo. È un nodo politico centrale.
La gestione del Muzi non può essere considerata separatamente dal destino dell’Orvietana. Se intorno a quella società è stato costruito un equilibrio tra associazioni, responsabilità operative, utilizzo degli spazi e prospettive sportive, allora la città ha diritto di sapere se quell’equilibrio regge ancora, su quali basi, con quali soggetti e con quali garanzie.
Per questo chiediamo alla Sindaca di riferire anche su questo aspetto: quale futuro avrà il raggruppamento associativo nato per la gestione del Muzi se l’Orvietana, nella sua funzione principale, dovesse venire meno? Quali atti sono stati compiuti? Quali verifiche sono in corso? Quali clausole, condizioni o strumenti di tutela sono previsti a salvaguardia dell’interesse pubblico?
Perché qui non è in discussione soltanto il destino di una società sportiva. È in discussione un intero sistema: il settore giovanile, gli impianti comunali, le associazioni coinvolte, le famiglie, la programmazione sportiva della città e la credibilità stessa delle scelte amministrative compiute fino a oggi.
Chiediamo, soprattutto, che venga assunto un impegno politico esplicito: l’Orvietana deve rimanere patrimonio vivo di Orvieto, non diventare una sigla da spostare, svuotare o utilizzare dentro equilibri che appartengono ad altre storie e ad altri territori. Nessuno vuole alimentare contrapposizioni sterili con Terni. Nessuno intende trasformare questa vicenda in una polemica campanilistica. La Ternana è una realtà importante del calcio umbro e merita rispetto. Ma il rispetto tra comunità non può mai passare attraverso l’indebolimento dell’identità di un’altra comunità.
La solidarietà sportiva non può diventare cancellazione territoriale.
Allo stesso modo, nessuno chiede alla politica di sostituirsi alle società sportive. Sarebbe un errore. Le società devono restare autonome, responsabili, libere nella propria organizzazione e nelle proprie scelte. Ma autonomia non significa abbandono, e sostegno pubblico non significa ingerenza.
Il punto è costruire un quadro nel quale il Comune non distribuisca attenzione caso per caso, ma definisca una politica sportiva riconoscibile: criteri, priorità, impianti, accessibilità, manutenzioni, settore giovanile, pari opportunità tra discipline, accompagnamento amministrativo, trasparenza nei rapporti e nell’uso delle risorse.
Se oggi l’Amministrazione rivendica giustamente l’importanza dell’Orvietana, deve allora avere il coraggio di aprire una riflessione più ampia sullo stato complessivo dello sport cittadino. Perché una città non tutela davvero una società se non tutela l’ambiente in cui quella società vive.
La Sindaca ha detto che a volte è meglio rimanere in silenzio piuttosto che parlare a sproposito. È un principio condivisibile. Ma c’è un tempo in cui il silenzio è prudenza e un tempo in cui il silenzio diventa insufficienza politica.
Ora siamo nel secondo tempo. La città non chiede slogan. Chiede garanzie. Non chiede rassicurazioni generiche. Chiede atti.
Non chiede che l’Amministrazione interferisca impropriamente in dinamiche private. Chiede che il Comune eserciti fino in fondo la propria funzione pubblica di tutela, mediazione, vigilanza e rappresentanza dell’interesse generale. L’Orvietana non appartiene soltanto a chi oggi ne detiene le responsabilità societarie. Appartiene anche, moralmente e storicamente, alla città che l’ha vista nascere, crescere, soffrire, resistere, educare generazioni di giovani e rappresentare Orvieto ben oltre il risultato di una domenica.
Per questo il Partito Democratico chiede alla Sindaca di trasformare l’impegno annunciato in un percorso chiaro:
- un passaggio urgente in Consiglio comunale;
- un tavolo istituzionale permanente sulla vicenda;
- una verifica puntuale delle garanzie sul settore giovanile;
- una posizione pubblica inequivocabile sulla permanenza dell’identità sportiva dell’Orvietana a Orvieto;
- un chiarimento sul futuro del raggruppamento associativo costituito per la gestione del Muzi;
- una riflessione complessiva, pubblica e non episodica, sullo stato dello sport cittadino e sui criteri con cui
- l’Amministrazione intende sostenerlo;
- un aggiornamento trasparente alla città sugli sviluppi della situazione.
La politica seria non si limita a dichiarare affetto per le storie collettive. Le protegge.
Non si limita a dire che una società non deve scomparire. Lavora perché non accada.
Non si limita ad affidarsi alla responsabilità altrui. Assume la propria.
L’Orvietana è una parte della storia di Orvieto. Ma il futuro dello sport cittadino non può dipendere dall’emergenza del momento, né dalla capacità delle singole realtà di essere ascoltate più di altre.
Deve dipendere da una visione pubblica, equa e trasparente. Perché lo sport è una scuola di comunità.
E una comunità si governa garantendo a tutti le stesse condizioni di dignità, ascolto e futuro.
Partito Democratico di Orvieto








