
di PrometeOrvieto
La USL Umbria 2 ha redatto un piano patrimoniale, a nostro avviso, molto approssimato e destinato a bruciare risorse. Anzi, lo ha fatto proprio a rovescio. Una corretta gestione vorrebbe che prima si decidessero quali servizi implementare, poi si guardassero gli immobili disponibili e si capisse come usarli.
Senza l’ormai leggendario piano sociosanitario, che dovrebbe guidare tutto e che ancora non c’è, il risultato è un elenco di proprietà con vaghe intenzioni a margine. Questo elenco intanto racconta una storia di scelte sbagliate che si accumulano.
Nel 2007 la USL acquistò l’ex mensa della Caserma Piave per 2.7 milioni di euro: doveva diventare la Casa della Salute. Quasi vent’anni dopo, l’immobile giace inutilizzato e in abbandono. Gli hanno giusto ritagliato un ruolo da archivio di vecchie carte.
Si è infatti deciso di realizzare Casa e Ospedale di Comunità nell’ex ospedale di Piazza Duomo, struttura che nel frattempo si era tentato di vendere con quattro aste andate deserte. Erano state organizzate senza alcuna strategia, come se bastasse pubblicare un annuncio per trovare un acquirente per un palazzo storico come quello. Il Comune aveva però preso in affitto l’ex ospedale, pagando un canone calcolato su un ventesimo del valore stimato dell’immobile.
Quando si è provato a venderlo, il mercato ha rivelato che quel valore era fortemente sovrastimato, di più del 50%: il Comune ha quindi pagato anni di affitto su una base gonfiata. Nel frattempo, ha anche finanziato lavori per circa 750 mila euro che, di fatto, gli hanno trasferito la proprietà dell’ingresso alla futura Casa di Comunità e dell’ingresso di Orvieto Underground, contrariamente a altri territori Montefalco Terni dove analoghi trasferimenti sono avvenuti a titolo gratuito. Chi ha fatto i conti si è accorto di quanti soldi sono stati buttati? Forse no.
Inoltre, con l’apertura della Casa di Comunità, le sedi di via Postierla e del Borgo perderebbero ragione di esistere. Nei vecchi accordi era previsto che queste venissero vendute o affittate, per reinvestire le risorse in servizi. Vale ancora? La USL non lo ha ancora confermato né smentito, nonostante l’apertura ormai imminente (?) della Casa di Comunità. Il piano patrimoniale indica poi che nella pediatria dell’ex ospedale verrebbe realizzato un hospice. L’idea in sé è condivisibile, ma il piano tace su tutto ciò che conta: in che tempi, quanto costa e con quali fondi. È stato scritto proprio per scriverlo e basta.
Infine, dobbiamo uscire da Orvieto e andare a Roma. Qui la USL possiede un intero palazzo in piazza Nicosia, in pieno centro. L’ha ottenuto tramite un lascito testamentario, il legato De Solis. Il testamento obbliga la USL ad usarlo “con lo scopo di fare una corsia per i vecchi cronici malati non accolti all’ospizio locale di San Giorgio, né assistiti dalle loro famiglie”. La USL oggi lo vorrebbe vendere e lo ha valutato circa 10 milioni di euro. Il piano patrimoniale dice che “i proventi saranno destinati al completamento del recupero dell’ex ospedale di Orvieto”. Ricordiamo intanto che più della metà dell’ex ospedale è ancora da restaurare, e senza un progetto definito.
Cosa ci si farà? Vogliono farne loro un albergo?
Se è altro, lo si spieghi. Il vincolo testamentario lega quei proventi alla cura degli anziani, e qualunque soluzione dovrà fare i conti con questo.
La USL deve fare uno sforzo organizzativo ulteriore per gestire il suo patrimonio immobiliare, e per spiegare agli orvietani cosa vuole fare con queste proprietà. D’altronde il patrimonio immobiliare è il luogo fisico in cui il piano sociosanitario verrà (o non verrà) messo a terra. Ogni euro speso male, ogni immobile lasciato vuoto, ogni scelta rinviata si traduce direttamente in servizi che non ci sono per le persone che ne hanno bisogno.
CI ATTENDIAMO MAGGIORE ATTENZIONE.








