Leggendo le recenti dichiarazioni della Sindaca Roberta Tardani sul PNRR, emerge il chiaro tentativo di costruire una narrazione autoassolutoria. Si cerca di trasformare quelli che sono evidenti fallimenti gestionali e progettuali dell’amministrazione comunale in un problema del “sistema Paese”, scaricando le colpe su tempi rigidi, burocrazia e presunte inadempienze altrui. Tuttavia, la realtà dei fatti sul territorio di Orvieto racconta una storia ben diversa da quella descritta dalla Sindaca. Le “luci” di cui parla sono, purtroppo, già spente dai fatti.
I presunti “successi” che mascherano i fallimenti:
La Sindaca cita orgogliosamente la nuova struttura di Sferracavallo e il progetto del CePol di Orvieto Scalo come esempi di una “strategia integrata”. È doveroso riportare il dibattito alla cruda realtà dei cantieri:
La Scuola di Sferracavallo: L’amministrazione la presenta come un traguardo, omettendo di ricordare ai cittadini che questo progetto è inciampato in un gravissimo scandalo legato al pagamento di fondi a fronte di una “fideiussione falsa”. Questo non è un problema di “rigidità del PNRR”, ma una palese mancanza di controllo e tutela delle risorse pubbliche da parte dell’Ente.
Il CePol di Orvieto Scalo: L’opera, ad oggi, risulta “incompiuta” Inserire un cantiere bloccato o non terminato nell’elenco dei successi strategici è un esercizio di retorica che i cittadini di Orvieto Scalo non meritano.
Il vero dramma del PNRR a Orvieto non è lo “stress amministrativo”, ma la totale mancanza di visione e la bassissima capacità di intercettare i fondi. Di fronte a un’occasione storica irripetibile, il Comune è riuscito a presentare per le opere pubbliche solo due progetti (peraltro, come visto, rivelatisi fallimentari nella gestione).
Mentre altri Comuni italiani cambiavano il volto delle proprie città, l’amministrazione Tardani ha lasciato nel cassetto il potenziale inespresso di Orvieto. Nessun bando, nessun progetto e nessuna visione per:
L’ex Caserma Piave: Un complesso enorme e strategico lasciato al suo destino, senza alcun tentativo di rigenerazione tramite i fondi europei.
La Piscina Comunale e le infrastrutture sportive: Strutture fatiscenti o ferme che avrebbero potuto beneficiare enormemente di interventi di riqualificazione energetica e strutturale.
Giustificare la risoluzione dei contratti appellandosi unicamente alle “inadempienze delle imprese” o ai “tempi rigidissimi” del PNRR è un alibi che non regge. Se si stipulano contratti garantiti da fideiussioni non valide o non si riescono a portare a termine i due unici progetti presentati, il problema non è l’Europa o la burocrazia centrale, ma la scarsa capacità di governance locale.
Il PNRR richiedeva proprio questo: non solo l’impegno a “spendere”, ma la capacità, la competenza e il rigore per farlo bene. Chiedere oggi “meno eccezionalità e più normalità” suona come un tentativo di giustificare un’amministrazione che, di fronte alla prova della straordinarietà, si è dimostrata purtroppo inadeguata.
Orvieto non aveva bisogno di scuse sui limiti del sistema burocratico nazionale, ma di progetti solidi, controlli rigorosi sui contratti e una visione coraggiosa per le sue tante strutture abbandonate. Tutte cose che, in questa tornata storica del PNRR, sono drammaticamente mancate.








