I loro nomi sono, Nicola, Jacopo, Brando, Edoardo. Tutti e quattro, Sforza, Formiconi, Canini, Tittocchia, hanno avuto un ruolo importante nel successo dell’Orvietana a Gavorrano. Tutti under, anche se tale concetto sarà bene vada rivisto, transitati per periodi più o meno lunghi nel settore giovanile biancorosso. Insieme a loro, si sono incamminati verso traguardi auguralmente confacenti alle aspettative, Tommaso Barbini, Ermanno Pepe, Alberto Di Gaetani, come pure Daniele Brigliozzi, ruolo estremo difensore e faccia fra le più assidue nella frequentazioni delle sedute di allenamento.

Nicola Sforza rientrava dopo l’infortunio. Non poteva essere al meglio ma il contributo da lui dato è risultato oltremodo importante in particolare nei momenti in cui l’Orvietana soffriva la pressione dei padroni di casa. Ligio ai compiti assegnati è andato anche oltre.
Jacopo Formiconi: Jacopino si è vestito da Jacopone compiendo un paio di interventi decisivi nelle situazioni che avrebbero indirizzato la partita su altri binari. La manona, o meglio le manone sono arrivate sempre e dovunque nei modi giusti e decisivi. Unico appunto, si fa per dire, rischiare il cartellino prolungando oltre i tempi di rinvio. Tutto serve meno che una sua assenza per squalifica.

Brando Canini: Nel campionato scorso, Rizzolo e Zenga lo vollero presto aggregato agli allenamenti della prima squadra. Da ragazzo educato quale è ringraziava a ripetizione. Tanto che, scherzosamente, un giorno Rizzolo lo riprese con queste parole l: “ Basta Brando, mi hai già detto grazie per questo e per il prossimo campionato”. Di là dall’educazione, il giovanotto è cresciuto molto, sia sul piano caratteriale, sia su quello tecnico, avviandosi a diventare vero calciatore. Colpisce, in particolare, il non farsi trovare mai impreparato anche in situazioni complicate. Indubbio segnale di maturità.

Edoardo Tittocchia: Un infortunio, che lo ha bloccato per circa un mese e mezzo, sembrava dovesse precludergli l’aggregamento alla serie D. Niente affatto. Il giovane dimostra una grande confidenza con la palla e con il calcio. Ieri, di subentro all’esausto Brando, è stato velocissimo a inserirsi nel clima della sfida difendendo il possesso palla con abilità consumata, circondato da tre avversari. Cose, che non si vedono tutti i giorni e servono a capire come dentro di lui ci sia tanto da scoprire di importante. Tutti emergenti, non soli ma rappresentanti di una “bella covata”, detto all’orvietana… Guai, però, farli sentire o si sentissero già arrivati. Sarebbe un grande errore assolutamente da evitare








