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Home Politica

Il futuro di Orvieto non si brucia. La verità su rifiuti, TARI e il finto affare dell’inceneritore

Redazione by Redazione
24 Aprile 2026
in Politica, Secondarie, Archivio notizie
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A Orvieto sappiamo fin troppo bene, purtroppo sulla nostra pelle, cosa significhi convivere con una discarica “in casa”. Proprio per questo, ascoltare la propaganda del centrodestra che piange per il mancato “investimento” di un nuovo inceneritore non è solo frustrante, ma profondamente irrispettoso verso la nostra comunità e la nostra salute. È arrivato il momento di rimettere in fila i fatti e smontare, pezzo per pezzo, una narrazione costruita unicamente sulle bugie.
Partiamo da questo fantomatico inceneritore. Quello che la destra ci racconta come una grande occasione persa, in realtà era un debito mostruoso. Il progetto della Giunta Tesei, la solita ricetta in “salsa Melasecche”, avrebbe caricato sulle spalle degli umbri un buco da 200 milioni di euro per i decenni a venire, legandoci a doppio filo a un impianto vecchio, costoso e inquinante.

Noi abbiamo scelto di dire basta alla logica dell’emergenza, applicando il principio del non arrecare danno all’ambiente: niente inceneritori e zero nuovi debiti. Al contrario, grazie a 13 milioni di euro di fondi europei che sono già disponibili, porteremo l’Intelligenza Artificiale nei vecchi impianti per recuperare materia preziosa senza bruciare assolutamente nulla.

Ma c’è un’altra ipocrisia che fa male a chi vive a Orvieto. Chi oggi si straccia le vesti gridando all’emergenza rifiuti è esattamente chi quell’emergenza l’ha creata. Forse Tesei, Melasecche e Agabiti pensano che abbiamo la memoria corta, ma ricordiamo bene quando, nell’estate del 2024, in totale spregio del loro stesso Piano dei Rifiuti, hanno deliberato di accogliere in Umbria un flusso anomalo di 230.000 tonnellate di spazzatura. Di queste, ben 50.000 tonnellate erano rifiuti speciali extra-regionali, compresi arrivi diretti dalla Campania. Hanno trasformato le nostre discariche, gravando pesantemente anche su “Le Crete”, nella pattumiera d’Italia, svendendo le nostre riserve strategiche per favorire aziende di fuori regione.

E quando provano a cavalcare la legittima preoccupazione dei cittadini per i rincari della TARI, la loro propaganda si scontra brutalmente con la realtà. Le tariffe della spazzatura non si inventano, ma seguono il metodo nazionale ARERA, che impone di calcolare i costi basandosi sulle spese reali certificate di due anni prima. Questo significa una cosa molto semplice: i rincari che le famiglie orvietane pagano oggi, e la base di calcolo che determinerà la TARI fino al 2026, derivano dai Piani Economico Finanziari del 2024. In altre parole, portano la loro firma indelebile. Stiamo pagando a caro prezzo i frutti della loro inefficienza e del loro ostinarsi a riempire le discariche.
Oggi, fortunatamente, abbiamo impresso una netta inversione di rotta. Il disegno di legge “Umbria Circolare” dell’assessore Thomas De Luca non è aria fritta, ma un percorso certificato dai numeri. I dati definitivi del 2025 parlano chiaro: in un solo anno abbiamo ridotto i conferimenti in discarica del 23% (passando da oltre 225.000 a 174.000 tonnellate) e abbiamo letteralmente dimezzato i rifiuti speciali importati.

Per il nostro territorio, questo si traduce in fatti concreti: stop totale agli ampliamenti in discarica. Vogliamo che i rifiuti tornino a essere una risorsa, puntando all’80% di raccolta differenziata e al 65% di riciclo effettivo entro il 2030. E, soprattutto, introdurremo la Tariffa Puntuale, un sistema finalmente giusto in cui chi si comporta in modo virtuoso e differenzia bene, paga di meno. La stagione degli sprechi, dei debiti milionari per inceneritori che nessuno vuole e dei rifiuti importati per riempire le nostre buche è finita per sempre. Il centrodestra si rassegni: vogliamo scrivere il futuro di Orvieto e dell’Umbria insieme ai cittadini e alle imprese. E sarà un futuro fatto di sostenibilità, non di cenere.

 G.T M5S Orvietano e media valle del Tevere.

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