L’Associazione Nova ritiene necessario intervenire pubblicamente per fare chiarezza, in modo dettagliato e supportato da numeri, rispetto a quanto dichiarato dall’assessore al Bilancio, Piergiorgio Pizzo, al Consiglio Ccomunale di lunedì 30 marzo, in merito alla mancata partecipazione dell’Amministrazione ai bandi europei destinati a sostenere gli enti pubblici e privati negli investimenti in impianti fotovoltaici, Comunità energetiche rinnovabili (CER) e, più in generale, nella transizione energetica.
Secondo l’assessore, tali investimenti sarebbero risultati “inutili” per il Comune, poiché la maggior parte dei consumi di energia elettrica avverrebbe in orario notturno, mentre la produzione fotovoltaica avviene ovviamente nelle ore diurne. Questo, sempre secondo quanto affermato, comporterebbe un mancato autoconsumo (quindi un mancato risparmio in bolletta) e addirittura il rischio di un mancato pagamento da parte del GSE per l’energia prodotta e immessa in rete, soprattutto in periodo di picco (estate).
Nova ritiene queste affermazioni tecnicamente scorrette e politicamente fuorvianti, perché ignorano deliberatamente i meccanismi oggi disponibili e perché riducono il ruolo del Comune a quello di un semplice “pagatore di bollette”, anziché a quello di attore di sviluppo intelligente e sostenibile del territorio. Come dettaglieremo puntualmente di seguito, la scelta dell’Amministrazione comporta una grave rinuncia ad un’opportunità preziosa di sviluppo, di costruzione di rete e autonomia energetica della comunità e di alternativa sostenibile per una transizione energetica davvero rispettosa di ambiente e territorio. A questo proposito ribadiamo la nostra disponibilità a collaborare su questi temi e ricordiamo l’esistenza di una Comunità Energetica Rinnovabile Locale, CER Paglia, cui Nova partecipa e che ci auguriamo possa raccogliere prima possibile l’adesione di Comuni, aziende e cittadini del territorio.
Per capire bene
Le configurazioni oggi disponibili per un impianto fotovoltaico connesso alla rete. Per meglio comprendere la scorrettezza di quanto affermato, in prima battuta è doveroso per il pubblico lettore fare informazione chiara e trasparente su alcuni meccanismi di funzionamento oggi disponibili sul mercato, messi a disposizione per i produttori di energia da fonte rinnovabile.
1. Scambio sul Posto (SSP)
Lo Scambio sul Posto consente di compensare economicamente l’energia immessa in rete con quella prelevata in momenti diversi. La rete elettrica funziona, nei fatti, come una batteria virtuale. Tale configurazione è utile quando vi è una discrepanza temporale tra prelievo e immissione e opera con una compensazione economica tra energia prelevata e immessa. Le così dette “eccedenze” (energia immessa > di quella prelevata), viene gestita tramite di GSE con un riconoscimento economico, se attivata l’opzione delle eccedenze in piattaforma GSE, o come “credito” compensabile e fruibile in futuro riconosciuto sempre dal GSE. A prescindere da quanto sopra descritto, tale configurazione non è più perseguibile per i nuovi impianti dal 30 maggio 2025, dando di fatto spazio alla configurazione dell’autoconsumo (diretto e/o a distanza, individuale e/o collettivo).
Esempio economico su 1 MWh in SSP
Energia prodotta: 1 MWh
Energia autoconsumata di giorno: 0,3 MWh
Energia immessa in rete: 0,7 MWh
Energia prelevata di notte: 0,7 MWh
Il Comune:
– utilizza l’energia quando serve, anche di notte;
– riceve dal GSE un contributo economico che, su base media, può essere stimato in ≈ 150 €/MWh scambiato;
– eventuali eccedenze non compensate non si perdono, ma maturano come credito compensabile negli anni successivi.
Se l’asssessore nel suo commento alludeva a tale configurazione, purtroppo la stessa non è più perseguibile ormai, e anche se lo fosse stato, l’energia non consumata non sarebbe andata persa.
2. Autoconsumo diretto (con o senza accumulo)
L’energia prodotta viene utilizzata direttamente dal Comune. Tale configurazione è tecnicamente perseguibile solo in caso di collegamento diretto (tramite Inverter) tra impianto di produzione e sito di consumo. Esiste attualmente una estensione di tale configurazione per impianti e siti entro un raggio limite di 10 km. L’autoconsumo può essere individuale o collettivo, ma in ogni caso deve essere istantaneo, ciò che viene prodotto può essere realmente autoconsumato se l’energia viene prelevata effettivamente nel momento in cui l’impianto sta producendo.
Valore economico:
ogni 1 MWh autoconsumato evita l’acquisto di energia dalla rete e l’utilizzo stesso della rete, con oneri e costi accessori;
valore medio evitato: ≈ 250 €/MWh (energia + oneri);
questo valore è ampiamente superiore a qualsiasi remunerazione tramite SSP o vendita in rete (RID, approfondiremo in seguito).
L’autoconsumo è sempre la soluzione economicamente più efficiente, soprattutto se supportato da sistemi di accumulo, che permettono di spostare l’energia dalle ore diurne a quelle serali e notturne.
Se l’assessore alludeva a tale configurazione sottovaluta l’aspetto tecnico del collegamento diretto tra impianto e inverter, al fine di permettere l’autoconsumo istantaneo, e quindi il maggior risparmio. Anche qui in ogni caso, l’energia non autoconsumata, verrebbe assorbita dal GSE tramite RID (di seguito).
3. Ritiro Dedicato (RID)
Nel Ritiro Dedicato, l’energia prodotta e non autoconsumata viene venduta al GSE a prezzi di mercato (Prezzo Zonale Orario o Prezzo Minimo Garantito). Tale configurazione, se installata su un sito di consumo è sempre affiancata dall’autoconsumo istantaneo (grazie alla configurazione dell’inverter). Il RID puro si ha tipicamente in presenza di impianti fotovoltaici a terra, o su tetto di capannoni non in uso.
Esempio economico su 1 MWh in RID
Energia immessa in rete: 1 MWh
Prezzo medio di ritiro: ≈ 100 €/MWh
Ricavo diretto per il Comune: ≈ 100 €
L’energia:
– non viene mai persa;
– viene sempre pagata;
– genera un flusso di cassa certo per l’ente.
L’assessore correttamente allude al ruolo del Comune come non “un venditore di energia”, ruolo tipico invece di chi sceglie questa configurazione. In questo caso però sottovaluta, anzi trascura totalmente, probabilmente per ignoranza, l’utilizzo di tale configurazione all’interno delle CER e soprattutto come il RID sia l’unico setup tecnico che permette di condividere virtualmente a distanza l’energia prodotta, soprattutto se non autoconsumata istantaneamente.
Il punto centrale ignorato dall’Amministrazione: la Comunità Energetica Rinnovabile
Ed è qui che emerge il vero limite delle dichiarazioni dell’Assessore: l’assenza totale di visione progettuale.
Dato per certo, ci fidiamo nonostante tutto delle parole dell’Assessore, che l’autoconsumo diretto del Comune non fosse abbastanza per un eventuale impianto, la risposta naturale non sarebbe stata rinunciare agli investimenti, ma partecipare ad una Comunità Energetica Rinnovabile (CER). Questo ovviamente presuppone conoscenza, competenza, visione e progettualità.
Esempio concreto: 1 MWh in una CER comunale
Si consideri una configurazione tipica di CER:
Comune produttore dell’energia;
Cittadini e Comune come consumatori;
50% dell’energia prodotta condivisa (quota realisticamente aumentabile all’80–100% tramite storage a batteria)
Ipotesi base (senza accumulo)
Energia prodotta: 1 MWh
Autoconsumo diretto del Comune: 0,3 MWh
Energia residua: 0,7 MWh
Energia effettivamente condivisa in CER (50%): 0,35 MWh
Energia non condivisa → RID: 0,35 MWh
Benefici economici
Risparmio da autoconsumo
Ogni MWh autoconsumato evita l’acquisto di energia dalla rete
Valore medio evitato: ≈ 250 €/MWh
Su 0,3 MWh → ≈ 75 € di risparmio secco
Questo valore è nettamente superiore ai ≈100 €/MWh del RID
Ritiro Dedicato
0,7 MWh × ≈ 100 €/MWh (prezzo RID) → ≈ 70 €
Incentivo energia condivisa (CER)
0,35 MWh × ≈ 100 €/MWh (incentivo CER) → ≈ 38,5 €
Distribuzione ipotizzata da regolamento CER:
50% ai cittadini consumatori → ≈ 19 €
50% a progetti di pubblica utilità → ≈ 19 €
E’ ovvio anche ai meno avvezzi al calcolo che tale configurazione sia la soluzione più intelligente e vantaggiosa per la comunità, non necessariamente quella ottimale economicamente in senso assoluto (≈250 €/Mwh vs ≈190 €/Mwh), ma sicuramente quella che ottimizza al meglio le esigenze di consumo del Comune e il valore sociale creato per la Comunità.
E se il Comune avesse investito anche nello storage?
Con una batteria di accumulo:
la quota condivisa può salire all’80–100%;
il numero di MWh incentivati cresce;
aumenta l’incentivo CER;
aumenta il beneficio per i cittadini;
aumenta il valore ridistribuito sul territorio.
Questo è il senso di una transizione energetica pubblica intelligente: non solo il mero risparmio, ma la creazione e la redistribuzione di valore sociale finalizzata allo sviluppo locale del territorio.
Tabella riepilogativa – Valore economico di 1 MWh prodotto
Conclusione: non un errore tecnico, ma una scelta politica
Alla luce di quanto rappresentato sopra, appare evidente che le dichiarazioni dell’Assessore Pizzo descrivono una situazione di mancata consapevolezza, conoscenza e competenza del contesto attuale, oltre ad una chiara mancanza di visione che vuole giustificare in modo erroneo e fuorviante, l’inerzia e la rinuncia a una progettualità che avrebbe potuto:
– intercettare fondi europei;
– valorizzare il patrimonio del Comune;
– generare entrate per il Comune;
– ridurre il costo dell’energia per i consumatori (Comune compreso);
– creare valore sociale ed economico sul territorio.
La posizione di Nova
L’Associazione Nova intende sottolineare di essersi spesa per mesi supportando con interesse, dedizione e competenza il Comune affinché la progettualità della Comunità Energetica venisse avviata nei tempi utili anche per accedere agli incentivi europei. Ancora una volta, però, questa Amministrazione ha scelto di non scegliere, perdendo un’occasione concreta di sviluppo. Nova, come sempre, resta disponibile a collaborare, mettendo in campo le proprie risorse, per politiche pubbliche che producano beneficio reale per la comunità.
Nova Orvieto








