
Caro Bonino e cari esponenti della politica orvietana,
bisogna ammetterlo, avevate ragione voi: il Garante dei Detenuti a Orvieto è assolutamente inutile. Proprio come sono inutili gli ombrelli quando c’è il sole o i freni quando si va in salita. Perché mai avremmo dovuto volere una figura terza, capace di mediare, monitorare e allentare le tensioni, quando possiamo goderci lo spettacolo pirotecnico di questi giorni?
Le recenti “avventure” all’interno della casa di reclusione ci dicono che tutto va a gonfie vele. Certo, se ci fosse stato un Garante, forse avremmo avuto:
- Meno pressione sugli agenti: una figura di garanzia non serve mica solo ai detenuti, serve a far sì che i diritti e i doveri siano chiari per tutti, evitando che la Polizia Penitenziaria diventi l’unico parafulmine di ogni malessere strutturale. Ma a noi piace il rischio, giusto?
- Un canale di sfogo istituzionale: invece di far esplodere le tensioni in “vicissitudini” poco edificanti, un Garante avrebbe potuto intercettare il disagio prima che diventasse cronaca. Ma vuoi mettere il brivido della gestione dell’emergenza h24?
- Più trasparenza e meno isolamento: un Garante è un ponte tra il “dentro” e il “fuori”. Ma Orvieto è famosa per il suo Pozzo, e forse qualcuno pensa che anche il carcere debba seguire la stessa filosofia: profondo, chiuso e senza troppa luce dall’esterno.
Un paradosso tutto orvietano.
È quasi poetico l’impegno profuso per evitare la nascita di questa figura. Dire che il Garante sia “inutile” mentre il sistema carcerario scricchiola è come dire che un medico è superfluo in un reparto di ortopedia perché tanto i gessi si asciugano da soli.
In realtà, caro Bonino, un Garante sarebbe stato il miglior alleato proprio della Polizia Penitenziaria, avrebbe tolto agli agenti l’onere di essere mediatori sociali, psicologi e diplomatici, permettendo loro di fare il proprio lavoro in un ambiente meno tossico e più controllato.
In sintesi: complimenti. Senza il Garante, la situazione è talmente sotto controllo che tra poco servirà un cronista di guerra fisso davanti ai cancelli di Via Roma. Ma d’altronde, la coerenza prima di tutto: meglio una crisi ben gestita (si fa per dire) che un diritto garantito preventivamente.
Vorrei chiudere con una piccola citazione che ci porti tutti a riflettere: “La civiltà di un paese si misura dalle sue carceri, ma la lungimiranza della sua politica si misura da quanti problemi decide di ignorare prima che diventino ingestibili.”
Andrea Carli- figlio del maestro Sergio Carli








