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Home Sport

Radici serbe, cuore orvietano: la nuova sfida di Luka

Redazione by Redazione
29 Gennaio 2026
in Sport, Secondarie, Archivio notizie
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Luka (con la k) il nome, Simic il cognome sono prove inconfutabili di precedenti non tricolori. La nazionalità è serba, la cittadinanza italiana essendo nato a Thiene (VI) nel 2002 e aver compiuto i ventiquattro anni da pochi giorni. Parecchi dei quali trascorsi a fare il calciatore. Adesso è all’Orvietana, Società con la quale è tesserato da poco più di un anno dopo un percorso calcistico iniziato a Vicenza. La sua città, dove risiede la famiglia è Thiene, nella provincia vicentina. A casa ci sono, il papà e la mamma, Boban impresario edile, mamma Maja dipendente della Bottega Veneta, il fratello più grande, Stefan, professione ingegnere. Orvieto e Thiene sono separate da circa 400 km, di autostrada.

di Roberto Pace

Il rapporto con la famiglia è comunque, molto stretto. Le volte in cui si trovi a casa o su richiesta del genitore, a Luka fa piacere collaborare con il papà nelle attività edili:
“Sono sempre lieto, ogni qualvolta mi si offre l’opportunità per dare una mano. Come lavoro somiglia poco al calcio ma è un’attività che fa sentire gratificato”.
Non prova invidia per il fratello laureato: “E’ sempre stato più bravo – afferma. Con il calcio è lui a essere più avanti. Hanno praticato entrambi, padre e Stefan, senza che nessuno raggiungesse il suo livello.
Nel calcio, fa i primi passi con la maglia del Vicenza si per passare poi all’Inter con le intenzioni di affinarsi e diventare un calciatore certificato. Neroazzurro per quasi quattro anni, gioca a fianco, tra gli altri, di Esposito, Oristanio, Pirola, Gnonto, Casadei, Fabian. Tappa successiva Empoli, considerata un approdo mirato per calciatori desiderosi di mettersi in luce. Vince un campionato in buona compagnia. Con lui, giocano Baldanzi, Asllani, Fazzini, Ekong fra gli altri.

A seguire, le prime esperienze in serie D. Ascoltandolo, viene la sensazione che gli sia mancato veramente poco per un decisivo salto di qualità:
“Effettivamente, il qualcosa c’è stato. Principalmente, ho commesso degli errori e sbagliato a fare le scelte. Ne attribuisco buona parte di responsabilità all’impreparazione nel comprendere in pieno il senso delle cose sul momento. Diciamo che non ero abbastanza maturo e non avere appoggio in persone giuste. Oggi saprei regolarmi in maniera diversa. Me ne duole, però il Luka di allora era quello. Una volta sceso in serie D ho iniziato a focalizzare meglio le situazioni e mantenere atteggiamenti più conformi a conquistare ciò che desideravo”.

In quarta serie, prima di Orvieto, lo si trova nei gironi più settentrionali, A e C. Al trasferimento sulla Rupe contribuisce il fallimento dell’Albenga. Orvieto è, fino a ora, la tappa più a sud. Non è pentito, anzi. Piuttosto, è piacevolmente soddisfatto dell’ambiente, sportivo e no, delle amicizie nate al di fuori del calcio, altrettanto del mangiare, pur diverso da quelle che erano le sue abitudini, E’ stato, tra i primi a dare l’ok alla proposta di riconferma fatta dal D.S. Capretti giudicando la platea orvietana un’ ottima base per organizzare un rilancio verso altri palcoscenici: “Al mio arrivo in questa bellissima città non ero al meglio della condizione e un po’ frastornato dagli avvenimenti di Albenga. C’è voluto un po’ perché si creassero i presupposti ambientali e fisici per dare il mio meglio. Lo staff e la Società hanno avuto pazienza, io ho cercato di ripagarli dal momento in cui stavo bene. E credo aver ben adempiuto all’impegno preso”.

Sul campo è solito muoversi nella zona centrale. Le preferenze personali sono per il ruolo di mezz’ala sinistra, posizione dalla quale, secondo il diretto interessato, riesce a esprimersi meglio. Il metodo di lavoro del tecnico fa il resto: “Non sono certo io a scoprirlo. Come ultima prova racconto quanto accaduto nell’ultima partita iniziando dal rientro negli spogliatoi dopo aver giocato un primo tempo abbastanza scadente. Pascali è partito con una giusta strigliatina per proseguire con toni e parole capaci di toccare le corde giuste a modificare atteggiamento e disposizione sul campo. La partita è cambiata e poco conta sia toccato a me l’onore di mettere a segno la rete del pareggio. Abbiamo saputo reagire da squadra per costruire un momento bellissimo e condiviso fra tutti”.

In questo periodo osservandoti da fuori sembrerebbe che tu disponga di tutti i mezzi per tornare quello dell’ultima parte dello scorso campionato: “Fa piacere tu lo dica perché avvalora ciò che sento anch’io. Probabilmente, dopo l’inizio della stagione ero andato in sovraccarico di lavoro tanto da non riuscire più a dare e fare quello che volevo. Un po’ di riposo mi ha fatto bene, altrettanto i modi di fare del nuovo allenatore. E’ giovane, preparato e ragiona in un modo che sento più vicino al mio modo di pensare. Ho creduto e ne ho adesso certezza che possegga e sappia usare gli strumenti giusti per motivarci alla stessa maniera di un insegnante che sa ungere bene l’autostima dei giocatori oltre a essere provvisto della giusta dose di autorevolezza”.

A proposito di insegnamenti, il giovanotto sembrerebbe aver ripreso a studiare e l’ormai acquisita maturità potrebbe portare a buone sorprese.  Privato a parte, prendiamo per buona la dichiarazione riguardante il calcio quale unico amore (adesso), associata a un’altra, l’interesse per altre discipline quali basket e pallanuoto. Luka, per tradizione di famiglia, si sente in primis Serbo (vanta convocazione per la nazionale Under 18) dove le due discipline vanno per la maggiore.

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