
Di PrometeOrvieto
Desideriamo ancora una volta ringraziare l’Azienda Usl Umbria 2 per il riscontro che ha dato alla nostra nota e ribadiamo la nostra disponibilità ad incontrarci in qualunque momento per approfondire i temi da noi posti all’attenzione dell’opinione pubblica. Nel merito, però, ribadiamo che quanto da noi segnalato risponde allo stato effettivo della situazione.
Da sempre abbiamo evidenziato che, avendo opportunità di scelta, i professionisti validi non vengono a lavorare in strutture dove l’organizzazione non sembra puntare allo sviluppo investendo in nuove tecnologie e nuovi percorsi terapeutici. Indire concorsi senza modificarne le condizioni è un’azione che si è dimostrata sterile, più fumo che sostanza.
È sufficientemente chiaro che le specializzazioni e gli apparati tecnologici che sono necessari per poter correttamente operare richiedono un nuovo modello organizzativo che concentra in poli le attività. Il problema di Orvieto è che nessuna attività viene destinata al nostro territorio; la conseguenza è che tutte le prestazioni più evolute vengono fatte da altre parti, mentre rimane impoverita l’attrattività e la sostenibilità economica del nostro ospedale.
In tal modo, tra l’altro, si mortifica la professionalità e la disponibilità dei bravi operatori presenti che in questo momento si fanno carico delle difficoltà che la carenza di personale comporta.
Essere slave di Foligno non è una situazione organizzativa sostenibile se non per particolari acuzie; costa infatti meno andare dal privato e, peraltro, andrebbe rivista l’interazione e la collaborazione con l’ospedale del nostro territorio perché oggi si viene indirizzati dall’altra parte dell’Umbria anche per prestazioni banali.
Considerando che il forte incremento prevedibile di prestazioni fornite dai privati (è di questi giorni l’apertura di una nuova struttura ad Orvieto) eroderà inevitabilmente fatturato al pubblico anche per ciò che concerne la diagnostica strumentale, avvertiamo criticità importanti nel futuro del nostro ospedale e non basta metterci la targhetta “DEA di primo livello”, ma lo deve essere per davvero.
Utilizzando i dati da voi recentemente fornitici, dimostreremo che anche economicamente le attuali strategie, oltre a penalizzare l’ospedale di Orvieto con scelte che a nostro avviso non rispondono a logiche organizzative, penalizzano la Usl Umbria 2. Auspichiamo infine una più attenta lettura delle nostre note perché, nella foga di replicare, ci hanno accusato di aver sostenuto che le scelte organizzative “ucciderebbero il personale” (che continuiamo a ringraziare per ciò che fa); semmai, la nostra metafora (“uccidere l’ospedale”) intendeva supportare tutti quegli interventi volti ad evitare la morte dello stesso per inedia.
Rimaniamo a vostra disposizione, qualora voleste discutere con noi i molteplici problemi esistenti.








