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L’elogio dell’orizzontalità: Pascali e il nuovo corso dell’Orvietana

Redazione by Redazione
22 Gennaio 2026
in Sport, Secondarie, Archivio notizie
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di Roberto Pace

A volte, possono bastare un gesto o qualche parola a dare la misura sullo spessore di una persona. Niccolò Pascali, il nuovo tecnico dell’Orvietana, intervistato a  fine partita, parlando degli ultimi minuti, decisivi per fissare il risultato, ha ripartito  i meriti del successo accomunando  diversi protagonisti  alla rotazione di posizioni sul campo nell’ultimo quarto della partita. In particolare,  all’inversione delle posizioni tra Sforza e Lobrano, indicazione pervenuta dallo  staff tecnico seduto in panchina. Il Mister, interpellato in proposito, la riassume in questi termini:

“Quando c’è giusta amalgama tra l’unità di intenti e le sinergie lavorative è possibile arrivare più lontano di quanto raggiungibile con decisioni individuali. In tre, quattro, si notano particolari diversi sui quali ci si confronta prima di definire il da farsi. Sembrerebbe paradossale ma, a volte, l’allenatore, preso dall’evolversi degli avvenimenti in campo è quello con la possibilità di notare qualcosa in meno. Avere collaboratori e assistenti che possono dare spunti positivi aiuta tutto l’ambiente“.

L’intesa, fra voi, sembra essere stata istantanea considerando il tempo trascorso dal tuo arrivo.
“Indubbiamente. Ho trovato uno staff pronto  a collaborare partendo dalla narrazione di quanto fatto fino a oggi  con il mio metodo di lavorare e da qui  fissare i punti da cui partire per  una crescita graduale  verso ritmi più  consoni alla situazione  senza, però, ricorrere a strappi violenti per avere tutto e subito“.

Personalmente, confesso essere la prima, se non l’unica volta nella quale è capitato di sentire un tecnico valorizzare il suggerimento dei suoi collaboratori e davanti ai microfoni. Di solito, i tuoi colleghi possono arrivare a un generico plurale majestatis (noi). Te ne diamo atto con vero piacere.
“Credo, si debba avere la forza di mettersi accanto persone più intelligenti o, comunque, meglio predisposti di noi almeno in alcuni ambiti, come quello di cui  stiamo parlando, perché conoscono i giocatori meglio del sottoscritto“.

In un certo senso preferisci scendere da un gradino.
“Assolutamente. Sono un fervido sostenitore dell’orizzontalità“.

Ultima cosa. Hai detto, a più riprese, come il lavoro da fare sia molto. Domenica l’Orvietana ha battuto una formazione giovane, per quanto compatta, soffrendo parecchio. Che indicazioni hai ricavato dalla prestazione generale?
“Riguardando la partita ho potuto notare degli spunti che denotano una grossa crescita tecnica nella gestione del pallone. In particolare, negli ultimi venti minuti abbiamo preso campo, presumo per il cambio di cui si diceva, che ha accorciato le linee di passaggio fra Lobrano, Arsenijevic e Simic aiutandoci sulla riconquista della palla. Vedere una squadra che, nei minuti conclusivi crea quattro/cinque occasioni pulite con gestione del gioco al limite dell’area e un braccetto della difesa che va a chiudere le azioni, prova che la squadra ha la voglia di vincere. L’hai vinta perché lo hai voluto“.

Foto: Giulio Di Natale

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