
di Mirabilia Orvieto
Visitare una cattedrale è come immergersi in un libro aperto dal linguaggio sconosciuto. Qui l’uomo contemporaneo può uscire dal frenetico vivere quotidiano per ritrovare se stesso. Si deve dare allora l’opportunità di comprendere ciò che è lì rappresentato. Il pathos suscitato dalle storie dipinte e scolpite, la realtà aumentata creata dagli scorci e dalla prospettiva, gli effetti speciali impressi nei volti e nei gesti dei protagonisti, tutto ciò e molto altro ancora, compresa l’immaginazione del visitatore, è lì per esaltare l’anima dell’arte e del suo messaggio esistenziale. Un’arte che non ha certo bisogno della tecnologia per comunicare se stessa, sostituendo la forma alla sostanza. È il caso della realtà virtuale quando, ignorando la valorizzazione e la riscoperta dei contenuti racchiusi nei capolavori, ha la presunzione di trasformare l’arte in spettacolo o peggio in marketing, spacciandosi per modernità ed innovazione.
Godere veramente della visione di una cattedrale, di una città o di un territorio non è una semplice “stimolazione percettiva fine a se stessa”, ma un’esperienza volta a “suscitare curiosità, evocare ricordi, stimolare riflessioni personali, generare senso di meraviglia, appartenenza o consapevolezza identitaria che lasciano un’impronta emotiva duratura nella memoria dei visitatori”. In questo modo il visitatore è come trascinato dentro “a una foresta di simboli, che lo osservano con sguardi familiari” (Baudelaire), per cui non solo può vedere ma anche capire, alla stessa maniera di come si può ascoltare la musica dopo aver conosciuto la bellezza dell’armonia.
Per lo scrittore e poeta francese Marcel Proust, visitare una chiesa o ammirare un quadro era un modo per porsi fuori dalla dimensione quotidiana al fine di ritrovare, in quello stesso istante di permanenza, il tempo che credeva di aver perduto. Per lui l’arte non era dunque un oggetto, ma un’esperienza profonda di relazione con il patrimonio materiale e immateriale. Contemplare le opere d’arte per catturarne l’essenza si abbina in Proust alla necessità di ritemprare il proprio spirito: la visione di quelle forme scaturite dall’architettura medievale si trasformavano in lui in letteratura, in parole poetiche tratte dalle mirabili geometrie gotiche.

Sfidando il suo precario stato di salute, Proust intraprese dei veri e propri pélerinages: dall’ottobre al novembre del 1899 visitò in lungo e in largo le cattedrali di Amiens e Bourges, nel 1900 fu la volta di Venezia, meta estrema dei suoi itinerari artistici, nel 1903 la cattedrale di Laon, nel 1907 Caen, Bayeux, Evreux, Jumiège, Pont-Audemer, Caudebec. Fu proprio agli inizi del XX secolo, con lo sviluppo della psicanalisi e dell’archeologia moderna, che si incominciò a capire l’importanza di interpretare l’arte a partire dalle cattedrali, ossia la capacità di raccontare luoghi i cui significati giacciono nel profondo della nostra storia e della nostra civiltà, e che aspettano solo di essere riscoperti e portati alla luce. Valorizzare oggi il patrimonio non è dunque spiegare, ma svelare attraverso l’arte l’essenza stessa dell’arte “che trasforma la visita in esperienza, e l’esperienza in consapevolezza“(Ignazio Caloggero, autore di “Interpretazione del Patrimonio Culturale: Principi, Metodi e Tecniche).
Cattedrali spente o morte, perché prive di significato, ma che possono ancora riaccendersi e rivivere attraverso un approccio ermeneutico ed educativo che ha come scopo quello di mettere lo spettatore di fronte al mistero stesso della vita, un mistero che affascina la mente creando emozioni che ci rendono più umani. È quanto cercano di offrire, per esempio, le “visite culturali interpretative”, così definite da Interpretive Cultural Tours, l’Associazione Italiana Professionisti del Turismo e Operatori Culturali. Esse fanno parte di quegli itinerari europei a cui è stato rilasciato l’Attestato di qualità e di qualificazione professionale dei Servizi, del Ministero delle Imprese e del Made in Italy(ex MISE). Ci troviamo di fronte a qualcosa che è molto di più di una semplice visita guidata. Si tratta di una più moderna valorizzazione dei beni culturali che intende far gustare appieno ai visitatori i nostri capolavori d’arte, la cui identità si è ormai perduta nel tempo.

Una vasta gamma di esperienze che pongono al centro la relazione tra il visitatore e il bene visitato. In questo senso il patrimonio non è solo un bene da osservare, ma una risorsa viva e generatrice di esperienze trasformative condotte secondo i principi dell’Heritage Interpretation; qui vengono valorizzati e promossi i significati profondi delle cose, “trasformando la comprensione in connessione” al fine di averne una “visione completa, viva e duratura” che si traduce in un ricordo veramente significativo.








